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Ughi (Obiettivo 2016): 'Stato dia certezze per nuove gare'

  • Scritto da Ac

Il presidente di Obiettivo2016, Maurizio Ughi, punta il dito contro l'incertezza normativa al convegno promosso da GiocoNews.it ad Enada Primavera su online, retail e betting.

Rimini - "I nuovi negozi di scommesse dove si metteranno prima di sapere cosa decideranno nella Conferenza Stato- enti locali? Ci sarà l’accordo al 30 aprile? Perché non si è voluto utilizzare lo strumento della Delega?" A porsi queste domande è il presidente di Obiettivo2016, Maurizio Ughi, nel corso del convegno di oggi, 17 marzo, promosso da GiocoNews.it all'interno di Enada Primavera, dal titolo: 'Online, retail e betting: l’evoluzione dell’offerta in vista dei nuovi bandi'.

 

DEFINIRE 'USO' E 'ABUSO' - "Anche nella conferenza della Regione Lombardia si è dimostrato che il dibattito è ancora aperto tra chi vuole regolamentare il gioco e chi vuole proibirlo. Ritengo che ci sia ancora molta confusione e così in questa confusione lo Stato riesce ancora a fare cassa. Per questo il Governo ha deciso di non fare un codice unico sui giochi e nell’ultima Stabilità non si è fatto altro che prendere nuovi soldi dal settore. Le distanze dai luoghi sensibili vanno in questa direzione. Si parla di abuso di gioco, senza che si definisca una demarcazione tra uso e abuso", prosegue Ughi.


PROROGARE LE CONCESSIONI - "Occorre una definizione certa del gioco patologico, altrimenti non si va da nessuna parte. Sospetto che entro il 30 aprile non succederà nulla e il 30 giugno le concessioni scadono. E quindi o si fa la gara senza risolvere la questione territoriale o lo Stato fa un atto amministrativo che proroga le concessioni. Atto che però può essere impugnato. E allora si creerà ancora maggior disordine. Bisogna come settore pretendere che lo Stato adempia alle norme di legge. Se non c’è la pianificazione territoriale per collocare i punti non si può pensare di partecipare a un bando. Servono certezze", conclude il presidente di Obiettivo2016.
 

TUTELARE 'GIOCO FISICO' - Si parla di multicanalità, nel convegno di GiocoNews.it a Enada ma si parla anche di regolamentazione. Temi su cui il presidente di Obiettivo 2016, Maurizio Ughi, torna ad alzare la voce. "Lo Stato ha creato un giocatore 'pigro', negli ultimi anni, perché ha creato un sistema quasi passivo per il giocatore diverso da quello che era un tempo la scommessa. Se penso alla tradizione ippica, dove c'era un giocatore che studiava e che sfidava se stesso più che il banco. Oggi questo avviene di meno ma sono convinto che c'è ancora bisogno della piazza fisica per giocare perché è lì che si crea aggregazione e socializzazione e c'è l'esperienza completa. Per questo credo che in logica di multicanalità si vada a ribadire la centralità dell'ambiente di gioco che risulta peraltro efficace anche in termini di controllo. Per questo trovo illogico anche l'idea del cosiddetto 'distanziomentro' adottato da tante amministrazioni locali che sta limitando e minacciando le location di gioco. È un non senso, a mio giudizio, e non smetterlo mai di dirlo proprio perché va contro le esigenze di controllo e quindi di tutela dei giocatori. È talmente illogico che ci fa pensare come la battaglia degli enti locali contro il gioco sia più strumentale che oggettivamente mirata alla soluzione di un problema".

 

COME SARA' L'AGENZIA DEL FUTURO - “All'interno del punto vendita siamo anche diventati multi etnici e dare servizi in lingue differenti non solo in italiano. L'agenzia deve essere aggregante anche se è una sfida contro il banco. Prima di fare la scommessa c'è il confronto con gli altri amici giocatori ed è lì che si crea la piazza dell'agenzia. La tecnologia serve, è d'obbligo come per le virtuali anche se gli strumenti di questo tipo devono rimanere al servizio del punto e del giocatore”. Secondo Ughi “l'agenzia de futuro è quella che ha un futuro e che deve creare ricchezza. Servono sempre le persone e rimane un'attività fisica. I costi però sono tanti, circa 25ila euro. È più costosa, ovviamente, specie con le ultime concessioni messe al bando. I piccoli gestori devono prendere la licenza ma poi devono consorziarsi altrimenti non riescono a contenere i costi. Come saranno i 10mila punti? 5mila a prevalenza scommesse e l'altra metà sale giochi con più intrattenimenti diversi”.

 

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