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Scommesse, Cassazione conferma carcere per indagata Operazione Gambling

  • Scritto da Redazione

Corte di Cassazione conferma misura della custodia cautelare in carcere per scommesse illegali per indagata nell'Operazione Gambling.

 

"A carico dell'indagata si sono rilevate, in sintesi, le seguenti circostanze: l'allarmante capacità criminale
manifestata dall'organizzazione; capillare organizzazione di uomini e mezzi; il ruolo verticistico ricoperto; l'esistenza di condotte poste in essere in modo duraturo e programmato; la volontà di espandere la sfera di azione, specie all'estero, del tipo di attività svolta; le abilità informatiche e le conoscenze dei sistemi informativi interni alle società in questione, che possono permettere all'indagata, anche per via solo informatica, di agire 'solo con un clic' per la prosecuzione o la gestione delle condotte delittuose".

Questi sono i motivi con cui la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una donna contro l'ordinanza con cui il Tribunale di Reggio Calabria ha confermato l'ordinanza del Gip che ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per essersi "associata con altri soggetti allo scopo di commettere una pluralità di delitti connessi alla gestione illecita d'imprese, in parte attive in Italia, in parte stanziate all'estero, dedite all'acquisizione di licenze e concessioni governative che servivano ad occultare lo sviluppo di attività di giochi e scommesse a distanza che operavano, aggirando la normativa nazionale di settore, quella fiscale e quella antiriciclaggio".


Tale motivazione, sottolinenano i giudici, "appare adeguata a spiegare la scelta della custodia cautelare in
carcere quale unica misura idonea a prevenire il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie alla luce dell'orientamento di questa corte, condiviso dal Collegio, secondo il quale 'in tema di scelta e adeguatezza delle misure cautelari, ai fini della motivazione del provvedimento di custodia in carcere non è necessaria un'analitica dimostrazione delle ragioni che rendono inadeguata ogni altra misura, ma è sufficiente che il giudice indichi, con argomenti logico-giuridici tratti dalla natura e dalle modalità di commissione dei reati nonché dalla personalità dell'indagato, gli elementi specifici che, nella singola fattispecie, fanno ragionevolmente ritenere la custodia in carcere come la misura più adeguata ad impedire la prosecuzione dell'attività criminosa, rimanendo in tal modo superata e assorbita l'ulteriore dimostrazione dell'inidoneità delle subordinate misure cautelari» (Cass., Sez. 1 sent. n. 45011 del 26.9.2003 Rv 227304)".

 

 

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