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Napoli, operatori incontrano il Comune: 'Regole uguali per tutti'

  • Scritto da Fm

In vista dell'incontro di lunedì 7 novembre al Comune di Napoli sui limiti orari al gioco gli operatori chiedono regole uguali per tutti.

 

Un crollo della raccolta scommesse pari al 30-40 percento, giocatori patologici che si spostano su altri prodotti di gioco o fuori città, dipendenti a rischio licenziamento. Sono gli 'effetti' dell'ordinanza del Comune di Napoli che da agosto limita gli orari delle sale da gioco e scommesse dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 23. Ma c'è davvero la possibilità di cambiare le cose e trovare soluzioni condivise? E' la domanda che si fanno gli operatori del settore in vista dell'incontro con la commissione Commercio in programma lunedì 7 novembre.


"Andremo a questo incontro con richieste comuni", evidenzia a Gioconews.it Pasquale Chiacchio, presidente dell’Associazione Gestori Scommesse Italia. "Non vogliamo cose impossibili, ma soluzioni condivise, che coniughino le esigenze del Comune e quelle delle imprese. Siamo i primi a volere le regole, che purtroppo non ci sono".

 

"NIENTE DIFFERENZE FRA CORNER E AGENZIE" - L'intenzione degli operatori delle scommesse, come afferma Chiacchio, è quella di chiedere "una modifica della fascia oraria, non una apertura di 24 ore al giorno ovviamente, ma la possibilità di decidere gli orari di apertura comunicandoli al Suap all'interno di un tot di ore prestabilito". Altro tema sul tavolo è l'omogeneità delle regole, diverse per agenzie e corner. "Allo stato attuale c'è un'offerta di gioco eccessiva, va ridotto il numero dei punti gioco e va introdotta la classificazione dei negozi (che di fatto già rispettano le regole contenute nel 'decreto Balduzzi'): va risolto il problema delle differenze fra i corner presenti nei bar e bei tabacchi, che restano aperti tutto il giorno, e le agenzie di scommesse che di fronte all'ordinanza sono costretti a chiudere e di certo non possono vendere ricariche telefoniche e tabacchi. Quindi, servono regole uguali per tutti. Chi le rispetta sta rischiando di chiudere a fronte di bilanci troppo pesanti, con costi certi e poche entrate".
 
PERDITE DEL 30-40 PERCENTO - A questo proposito Chiacchio sottolinea che le perdite del fatturato si aggirano intorno al 30-40 percento, utilizzando ferie e riposi per i dipendenti nelle ore di chiusura. "Cosa può fare il dipendente se l'agenzia chiude a mezzogiorno e poi riapre alle 18? Quando noi chiudiamo i negozi a mezzogiorno l'ippica come la si vende? Non lo possiamo fare", chiosa il presidente dell’Associazione Gestori Scommesse Italia. Nonostante tutto però permane la fiducia rispetto all'incontro del 7 novembre. "Siamo i primi a voler rispettare le regole, siamo sempre fiduciosi di trovare un'intesa comune, vogliamo far capire che le aziende stanno in grande difficoltà e che per vendere devono stare aperte oltre gli orari attuali".
 
"I MONOPOLI DOVE SONO?" - Un'ultima stoccata è rivolta ai Monopoli di Stato: "Dove sono in tutto questo? Sono assenti. Dovrebbero cercare di venire a parlare con noi, i sindaci hanno i poteri per deliberare come meglio credono ma i Monopoli sono quelli che hanno messo a bando i diritti e dovrebbero garantire continuità lavorativa. Gli abbiamo chiesto un incontro, ma al momento non abbiamo avuto risposte".
 
"NEGOZI SPECIALIZZATI DISCRIMINATI" - Sull'incontro di lunedì dice la sua anche Aldo Migliaccio, esperto di ippica e operante nel territorio partenopeo. "L'ultima risposta concreta del Comune di Napoli circa l'applicazione dell'ordinanza sui giochi risale al 22 agosto, quando l'assessore comunale al Lavoro Enrico Panini ci ha detto di aver chiesto all'Avvocatura di inviare un parere sull'estensione dei limiti orari anche agli esercizi in cui l'attività di gioco non è prevalente (tabacchi , bar etc) ed alla vendita del gioco del Lotto nei tabacchi e nei bar. Non c'è ancora stata nessuna risposta. Oggi sul territorio partenopeo esiste di fatto una discriminazione tra i prodotti (scommesse e gli altri giochi leciti) e tra gli esercizi pubblici (quelli con attività prevalente e non). Il paradosso che il Comune ha creato è che gli esercizi 'specializzati' e che regolano l'acceso ai minori sono chiusi, mentre gli altri senza divieto ai minori sono aperti". Secondo l'operatore inoltre i limiti orari non sono la chiave per limitare la diffusione del Gap. "i giocatori patologici trovano comunque il modo di giocare. Gli orari ridotti non sono la soluzione, ma discriminano solo le agenzie aperte in città, mentre i ludopatici si consolano con gratta e vinci , 10eLotto o recandosi fuori comune .

AGNANO, 'IL PACCO DI FORCELLA' - Migliaccio poi fa il punto sulla situazione dell'ippodromo di Agnano. "A mio avviso, lo dico sia personalmente come come socio che come delegato della società al gioco, abbiamo ricevuto dal Comune di Napoli il 'pacco di Forcella': ci siamo aggiudicati la gestione dell'ippodromo, ma in città non si può giocare ai cavalli, e, ovviamente, la teoria che la gente non potendo giocare in città viene all'ippodromo si è rivelata una favola. Non abbiamo infatti nessun incremento negli incassi, anzi comincio a intravedere un trend in discesa. Con questo regolamento il Comune ha procurato un danno non calcolabile a tutta la filiera ippica campana, perché, al di là del danno erariale e di quello all'ippica, l'effetto più grosso e grave è che il pubblico cittadino si sta dimenticando dei cavalli e quindi non solo non gioca, ma perde completamente il collegamento con le corse. Stiamo di fatto ritornando a 3 anni fa, quando, a causa della chiusura, la città si era dimenticata di Agnano ".


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