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'Bando' alle ciance (politiche)! Le scommesse alla vigilia delle elezioni

Il settore delle scommesse sportive sempre in attesa del bando di gara e della politica: ecco il parere di due esperti, Raffaele Palmieri e Stefano Sbordoni. 

All'uopo nel weekend delle elezioni politiche ecco l'analisi di due esperti del settore: Raffaele Palmieri e Stefano Sbordoni. Del resto il settore del betting terrestre è ancora fermo al palo in attesa della definizione ultima dei conflitti con gli enti locali. Il bando è pronto ma per vedere il settore allineato potremmo dover aspettare il 2019. Abbiamo chiesto di fare il punto a

Raffaele Palmieri: 'Le concessionarie continuano a soffrire (e a pagare) in attesa del bando” - "Il bando del gioco online è stato emanato, ora tocca a quello delle scommesse che è pronto ma dobbiamo ancora aspettare. I concessionari continuano a vivere in una condizione di stallo e nonostante l'accordo in conferenza unificata Stato-Regioni-Enti locali continuano a proliferare sanzioni e provvedimenti su una serie di territori. Intanto è finita la legislatura e dobbiamo aspettare il nuovo Governo". Si sa, finita la "scuola" tutti in vacanza. "Solo che il settore del betting terrestre continua a soffrire", spiega Raffaele Palmieri, presidente di AssoSicon sindacato delle imprese concessionarie di scommesse. In effetti i bookmaker sono in attesa da almeno due anni e mezzo del bando di gara che avrebbe dovuto risolvere tutte le problematiche che da almeno 12 anni il settore, liberalizzato dallo storico bando Bersani del 2006, si porta appresso.

Qual è la situazione sul territorio, visto che AssoSicon rappresenta da anni le agenzie storiche e tanti bookmaker sparsi per tutto il territorio nazionale oltre ad avere rapporti con imprese di livello internazionale? "In questa fase ci sono degli squilibri piuttosto evidenti sul territorio - spiega Palmieri - esiste una concorrenza sleale nel mercato regolato e generata dalle continue incomprensioni tra la legge nazionale e quella regionale. La Conferenza unificata avrebbe dovuto dirimere queste problematiche che a livello geografico hanno creato territori in cui si può operare secondo le norme del mercato regolato e altri in cui esistono mille cavilli e divieti come nella mia città, Napoli. Ora la legislatura è finita e nonostante le promesse non è stato emanato il decreto che avrebbe potuto risolvere tutti i problemi del settore".
Il bando di gara è pronto? Ci sono novità? Come sarà? "La situazione di stallo rimane, come abbiamo detto. Difficile prevedere tempi esatti ma se il documento uscirà a giugno poi il mercato potrà ripartire nella nuova conformazione verosimilmente solo nel 2019. Di solito servono almeno sei mesi per mettere a regime tutto. Il problema è che si sappia dove e quando e come si può aprire e dove si deve stare chiusi. Servono norme certe e poi ci si organizza: è come andare a giocare al calcio senza sapere le regole da seguire sul campo. Per adesso sappiamo solo che il bando ripercorrerà quello 'Monti' che aveva passato indenne il controllo dell'Europa e non aveva ricevuto ricorsi. Per questo operatori come Stanleybet dovrebbero partecipare e chiudere quel lungo capitolo della presunta discriminazione".
In mezzo, ci sono le elezioni: "I politici in questo momento non si schierano e non parlano di quello che vorranno fare con il gioco pubblico: temono di perdere consenso probabilmente. Difficile quindi pronosticare come si porranno le varie formazioni politiche con il settore. Il centro destra ha avuto sempre un approccio differente e forse più favorevole al gioco ma in questa fase è difficile capire come potrà essere la loro linea. Rimane il fatto che senza la riforma costituzionale che era proposta dal referendum dello scorso anno chiunque vince dovrà comunque continuare a fare i conti con le Regioni per quello che riguarda la sanità, la prevenzione e altri temi. Certo è che l'accordo chiuso in Conferenza unificata, seppur con tutti i suoi difetti, sarà un punto da cui ripartire e speriamo non venga messo in discussione".
Con la nuova conformazione normativa il settore dovrebbe finalmente trovare maggiore stabilità? "In questa situazione il rischio d'impresa continua a essere davvero alto. Finalmente si potrebbe partire tutti dallo stesso livello sulla linea dello start e dipanare tutti quei problemi che ci hanno attanagliato e paralizzato fino ad adesso".
Intanto a pagare sono sempre gli operatori: "Sembra che sia difficile da scampare la proroga onerosa che lo Stato chiederà in attesa del bando e dell'entrata in vigore della nuova rete. E' l'ennesimo costo non programmato che le imprese devono sobbarcarsi su un difetto di certo non loro ma del regolatore: noi aspettavamo il bando già dal 2016 e non è certo colpa nostra se le concessioni in essere vanno ancora prorogate. Giusto?".
 
Stefano Sbordoni: La politica liberi il settore dai suoi giochi d'equilibrio” - A fare il punto della situazione sul bando e sul settore del betting è il legale esperto di gioco pubblico Stefano Sbordoni.
La curiosità è sempre sui tempi, sia per i giornalisti che per i bookmaker. Anzi, soprattutto per questi ultimi: "Da legge finanziaria, il bando per il gioco terrestre e per le scommesse è fissato a settembre 2018. Sulla base della mia esperienza e su quello che è successo per le altre gare pubbliche credo che non esista, ad oggi, un bando che abbia rispettato la scadenza. E' una triste statistica ma è la realtà. Purtroppo. È altresì vero che non possiamo prorogare all'infinito queste licenze che sembrano essere diventate eterne".
Per Sbordoni a ingessare tutto il settore è stata la politica e la gestione del gioco pubblico da parte del Governo sciolto ormai un mese fa: "I nostri governanti hanno voluto mantenere un equilibrio politico finalizzato a tenere in piedi l'esecutivo. Questo 'gioco' si è spinto a tal punto da non poter e voler consentire interventi reali e utili in vari settori tra cui anche il gaming. E il settore è finito al centro di numerose campagne di consenso da parte di tutte le formazioni politiche con il risultato che si è finito per parlarsi addosso senza produrre niente di significativo. E sicuramente senza risolvere i problemi del betting e di altri settori".
Siamo in piena campagna elettorale e poi si formerà il nuovo esecutivo: qual è lo scenario ideale da raffigurarsi? "La speranza è che le derive dei proclami vengano accantonate almeno dopo le elezioni. Del resto ci sono le autorità preposte ad occuparsi di gioco e non lasciarle lavorare sembra decisamente insensato. È questo il quadro in cui si colloca il riassetto delle concessioni a terra", prosegue Sbordoni.
Al centro di tutto in questi mesi c'è stata la Conferenza unificata: come giudicare quell'esperienza? "Innanzitutto crediamo che quell'esperienza si sia ormai conclusa e che l'accordo preso vada portato fino in fondo. Anche perché non si tratta di un'istituzione permanentemente investita di occuparsi dei conflitti tra enti locali e gioco pubblico. Il passaggio era obbligato e andava fatto ma non è una tappa fissa o un ente che deve continuare ad occuparsi del gaming. Non avrebbe senso ma soprattutto non avrebbe nessuna utilità e, anzi, creerebbe ulteriori problematiche alle imprese e agli operatori. Come detto, ci sono le istituzioni preposte: che lavorino loro su questo".
Un ultimo auspicio sempre per i prossimi amministratori: "Peggio di dove siamo arrivati è davvero impossibile scendere. Mi auguro che non ci sia più burocrazia eccessiva e che sia gioco o altro settore non ci si complichi la vita ulteriormente", conclude Sbordoni.
Prorogatio sine fine
Gli operatori che intendono prorogare le concessioni scommesse per il 2018, dovranno versare entro il 30 aprile il dovuto all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli utilizzando il modello F24 che verrà comunicato dall’Agenzia entro il prossimo 15 marzo”. Detto fatto gli operatori che vogliono continuare a raccogliere scommesse sul territorio italiano, nonostante il bando di gara pubblico che il regolatore avrebbe dovuto produrre nel 2016 non sia stato ancora emanato, devono pagare per prolungare la durata della loro licenza. E come specifica l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il costo è fissato in 6mila euro a concessione pagabili anche in “comode” rate: o meglio due versamenti “di pari importo”, da effettuare “entro il 31 marzo 2018 ed il 30 settembre 2018”.
Inoltre gli operatori, per le concessioni che intendono prorogare, dovranno presentare le garanzie fino “al 31 dicembre 2018” e le stesse dovranno “avere validità per un ulteriore anno successivo a tale scadenza (31 dicembre 2019)”. E inoltre: “Il mancato versamento degli importi o la mancata trasmissione delle garanzie comporterà il venir meno dell’efficacia della proroga e il distacco dal totalizzatore nazionale, con l’Agenzia che si attiverà per “il recupero delle somme dovute secondo le disposizioni vigenti". The end.

 

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