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Scommesse illegali, Cassazione: 'Reati prescritti, rideterminare pena'

  • Scritto da Fm

La Corte di Cassazione ridetermina la pena per due imputati colpevoli di scommesse illegali: fatti relativi al 2011 ma la sentenza di appello è del 2017.

 


"La Corte di appello di Palermo ha implicitamente rigettato la richiesta di applicazione dell'art. 131 bis cod. pen. in quanto ha ritenuto provato che il comportamento fosse abituale, perché sono state poste in essere condotte plurime.
La Corte di appello di Palermo ha dunque fatto corretta applicazione della norma, per altro con motivazione immune da vizi, perché l'art. 131 bis cod. pen. esclude l'applicabilità della causa di non punibilità nel caso di condotte abituali perché plurime e reiterate".

Lo ha sottolineato la Corte di Cassazione annullando senza rinvio la sentenza con cui la Corte di Appello di Palermo nel 2017, senza tener conto dell'avvenuta estinzione per prescrizione delle contravvenzioni, ha confermato la condanna al carcere per due imputati riconosciuti colpevoli di avere organizzato e gestito a mezzo strumenti telematici, la raccolta e la trasmissione di scommesse e giocate su avvenimenti sportivi, quale intermediario di una società, senza autorizzazione, in quanto la richiesta era stata rigettata dal questore di Agrigento, e per non avere osservato il provvedimento dell'autorità, per ragioni di ordine pubblico, di immediata chiusura del locale, impartito nel 2011.
 
 
Il motivo di ricorso "in relazione alla contestazione relativa alla sussistenza della intermediazione, è infondato perché la motivazione della Corte di appello di
Palermo sull'attività di intermediazione è del tutto corretta: ed invero, la Corte di appello di Palermo ha rilevato che i ricorrenti non hanno effettuato solo un'attività
di mero collegamento informatico con la societàma in base al contratto sottoscritto hanno agevolato e favorito l'impresa commerciale, perché hanno costituito personalmente il tramite per l'effettuazione della giocata. Dunque, in base agli atti, correttamente tale attività è stata qualificata quale intermediazione ed è stata ritenuta necessaria l'autorizzazione ex art. 88 tulps", si legge nella sentenza.
 

I giudici della Cassazione hanno eliminato la pena di giorni 15 di reclusione rideterminando per l'effetto la pena complessiva finale di mesi 6 di reclusione.

 

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