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Più investimenti, ma all'estero: primi effetti del Decreto dignità

  • Scritto da Vincenzo Giacometti

Con il divieto di pubblicità del gioco in Italia si chiudono le porte agli investitori e si aprono quelle degli altri paesi.

 

The show must go on: lo spettacolo deve continuare. Come pure il connubio tra il mondo dello sport e quello del betting. Che continua sì, ma all'estero. Di certo non più in Italia, in seguito all'entrata in vigore del Decreto dignità che, come noto, nel vietare "qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo", include nelle prescrizioni anche le "manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e i canali informatici digitale e telematici, compresi i social media". Prevedendo anche l'applicazione "alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale". Insomma, escludendo anche la possibilità di finanziare il mondo dello sport e le squadre, di calcio e delle altre discipline.

Una misura che ha provocato non poche polemiche nel mondo dello sport, sempre più dipendente da questo tipo di contributi. Che possono anche apparire "antipatici", agli occhi di qualcuno, per via delle solite considerazioni di stampo etico e morale, ma di certo difficilmente collegabili al tema della dipendenza di gioco, che il governo intende combattere attraverso il decreto. Ma tant'è. E il decreto è ormai legge dello Stato e già in vigore.
 
LA FUGA DI CAPITALI - A partire da oggi, quindi, si inizia ad assistere alla fuga di investitori dal nostro paese. I primi a partire sono, come annunciato, quei gruppi di gaming che avevo deciso di entrare sul mercato italiano approfittando del bando di gara per l'online acquisendo una concessione, che oggi avrà senz'altro un valore decisamente minore rispetto al passato visto che chi offre esclusivamente gioco online può vivere esclusivamente attraverso la pubblicità e le promozioni per far sapere che esiste ai giocatori. Ma il rischio reale è che anche operatori "storici" già attivi da anni in Italia preparino le valigie abbandonando il nostro paese che diventa oggi non più sostenibile.
Ma oltre agli investimenti diretti delle società di gioco, a perdersi sono anche quelli indiretti, cioè i finanziamenti al cosiddetto "indotto" e, appunto, al mondo dello sport. Forse non è un caso che la maggior parte dei grandi bookmaker internazionali sta incrementando le sponsorizzazioni negli altri mercati. Come si può vedere in Spagna, per esempio, dove il bookmaker Bet365 - leader in Europa e in Italia nel segmento del betting digitale - ha appena siglato un accordo con ben dieci club della Liga, la massima divisione del calcio spagnolo.
Portando il proprio brand nelle squadre: Athletic Bilbao, Éibar, Espanyol, Getafe, Huesca, Rayo Vallecano, Celta de Vigo, Real Betis, Real Valladolid e Villarreal. Piazzando il marchio del bookmaker all'interno dello stadio di ogni squadra e sul sito web ufficiale di ciascun club e sulle piattaforme di social media. Mentre da metà del 2019 - quando, cioè, scadrà l'anno di transito concesso dal decreto dignità per i contratti già in essere siglati dalle società di gioco - sparirà completamente ogni brand riferito al gaming dagli stadi, dalle maglie e da ogni canale, nel nostro paese. Buon per noi, dice il Ministro Di Maio, ai cittadini. Ma è lo stesso che dicono i club esteri e le varie federazioni sportive degli altri paesi.
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