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Sigma Europe: licenze per affiliati e restrizioni su pubblicità sotto la lente

  • Scritto da Ac

Nell'evento di successo Sigma Europe: licenze per affiliati e restrizioni su pubblicità sotto la lente d'analisi del panel diretto da Quirino Mancini. 

 

Ta’Qali, Malta - “Dopo aver ispirato per anni diverse giurisdizioni attraverso il proprio modello di regolamentazione del gaming, in questi ultimi anni l’Italia ha fatto da apripista al nuovo filone di restrizioni sulle pubblicità del gaming che si stanno diffondendo in Europa e nel mondo, anche se in maniera molto meno drammatica rispetto al caso italiano, dove esiste un divieto totale di comunicazione. Ma cosa accade, ora, in quei mercati in cui si stanno introducendo queste nuove restrizioni?”. Così il legale esperto di gaming, Quirino Mancini, ha aperto i lavori del panel ospitato dalla fiera Sigma Malta dal titolo: “Pubblicità: la regolamentazione può salvare l’industria degli affiliati o la può uccidere?”,  mettendo in luce quello che definisce “il paradosso italiano”, che deriva dal fatto di aver vietato ogni forma di pubblicità del gioco d’azzardo, creando squilibri sul mercato e andando a compromettere le società sportive che traevano benefici dalle sponsorizzazioni che gli servirebbero tuttora per restare in piedi. Aprendo degli spazi enormi ad altre attività, come le criptovalute o il trading, che ora sono diventate sponsor anche di principali di società di calcio o di altri sport, pur essendo fuori da ogni regolamentazione, quando invece le società di gioco lavorano sotto concessione statale.

Ma come emerso durante il panel, nelle altre giurisdizioni la situazione non è attualmente critica come in Italia. In Regno Unito, per esempio, come spiegato nel dibattito da Susan Breen, partner di Mishcon de Reya e da Jason Chees, partner di Wiggin, il regolatore ha introdotto una serie di regole e di restrizioni sulle pubblicità del gaming, intervenendo anche sulle sponsorizzazioni, ma con un approccio più laico. E ora quello che si sta pensando di fare è di coinvolgere in questo processo anche l’Asa, ovvero l’autorità che si occupa della pubblicità, per provare a regolamentare o comunque a responsabilizzare anche i media e non solo gli operatori di gioco.

Tra le ipotesi, inoltre, al vaglio in Regno Unito, c’è anche quella di prevedere il rilascio di licenze specifiche per gli affiliati. Un’ipotesi che ha un po’ diviso la filiera tra favorevoli e contrari: secondo Luis Carvalho, consulente legale senior di Cleveland Advertising, che rappresenta proprio una società internazionale di affiliazioni, “l’idea di una licenza potrebbe rappresentare un’opportunità e, più che puntare sull’imposizione di restrizioni ulteriori sarebbe auspicabile puntare sulla responsabilizzazione di tutti gli attori che intervengono sul fenomeno, ampliando quindi anche alle media company”.

E in Italia sarebbe ok pensare a una licenza per gli affiliati? Secondo Quirino Mancini “l’idea potrebbe essere interessante e concettualmente giusta: il problema, semmai, e nella sua attuazione ed effettiva praticabilità in quanto in Italia, a differenza di altri paesi come il Regno Unito, si dovrebbe intervenire con una legge primaria seguita da una serie di provvedimenti attuativi che coinvolgano varie agenzie e autorità e questo renderebbe tutto molto macchinoso, posto che, non essendo gli affiliati degli operatori di gioco, non può spettare ad Adm il rilascio di questo eventuale tipo di licenze”.
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