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Dal retail al betting online, il futuro è l'integrazione

Fabio Da Re, amministratore di Replatz Srl, e Paolo Gioacchini, presidente di Giocondabet, fanno il punto sugli scenari per il retail e il betting online.

Gli operatori come stanno vivendo la transizione merceologica dalle agenzie di scommesse e dalle slot al gioco da remoto?
A rispondere a questa e ad altre domande provano i numeri uno di due aziende molto radicate sul territorio: Fabio Da Re, amministratore di Replatz Srl, e Paolo Gioacchini, presidente di Giocondabet.


FABIO DA RE (FASTBET.IT): “CREDIAMO NELL’INTEGRAZIONE TRA RETAIL E ONLINE NEL BETTING” - Nuovi prodotti, live betting, sempre più spinta sul mobile e il ritorno al contatto dal vivo coi propri clienti dopo i lunghi lockdown del settore del gioco nel 2021. “Era ora, il bilancio del gioco online e del nostro bookmaker è positivo ma per noi il futuro è l’integrazione tra le due modalità di gioco, e quello dal vivo ci mancava troppo”. Fabio Da Re, amministratore di Replatz Srl, fa il punto sul bookmaker di punta della concessionaria, quel Fastbet.it che continua a macinare successi e volumi di gioco: “Sì, sta andando bene e abbiamo introdotto nuovi prodotti e provveduto al miglioramento di nuovi mercati con il gioco live. E anche il bilancio estivo è positivo. È un classico - spiega Da Re - che il mercato estivo sia un po’ in calo anche se quest’anno abbiamo visto che per alcuni giocatori c’è stata un po’ di continuità e l’abitudine della pandemia di giocare online sembra ormai consolidata. Per quello che riguarda gli Europei e le Olimpiadi di sicuro hanno tenuto alta l’attenzione del mondo sportivo e quindi degli scommettitori. Tuttavia abbiamo la sensazione che le persone siano proprio andate in vacanza per sfruttare il tempo a disposizione dopo essere rimaste più o meno bloccati in casa per mesi. Insomma, non avremmo preteso di più e considerando anche quello che abbiamo detto poco fa siamo assolutamente soddisfatti”.
E gli altri giochi? Considerando che ormai tutti i portali hanno i verticali di gioco seguendo la logica della multicanalità? “I giocatori di casinò si affezionano molto a noi grazie alle nuove possibilità di gioco che offriamo e integriamo sempre più nuovi operatori. Aspettavamo che ci arrivasse il poker, per completare il bouquet dei giochi, e ci siamo riusciti grazie al network di People’s. In collegamento a queste nuove offerte è sempre più cruciale la App di gioco che abbiamo presentato a Enada Rimini 2021 e che ci mancava. Ormai le richieste erano troppo pressanti e ci serviva un prodotto più performante. Per questo - prosegue Dal Re - abbiamo accelerato il work flow anticipando anche di alcuni mesi la consegna”.
A proposito della fiera, e di retail, come vanno lì le cose? “Il motto di questo momento è: ritroviamoci! Basta call!”, tuona l’amministratore di Replatz. “La nostra rete terrestre è ripartita con il green pass che ha comunque frapposto un’ulteriore barriera all’ingresso nelle sale. È singolare, poi, dove nei bar dove la frequenza di ingresso e uscita è più alta spesso i controlli non avvengano con la stessa accuratezza che utilizziamo noi. In agenzia i controlli sono veri e attentissimi e il ritorno dei giocatori è stato graduale ma complesso. Inoltre, un conto è per chi entra e si sofferma a giocare alle slot e alle Vlt e un altro è chi entra e fa una scommessa e se ne va. Certo ci sono anche le agenzie in cui si fanno vedere le partite e il problema di rimanere sempre con la mascherina sta creando ulteriori criticità. Tuttavia, l’importante è aver ricominciato ed era fondamentale fare proprio questo. Certo, per tornare ai numeri pre-pandemia, ci vorrà ancora molto tempo”.
La domanda ricorre: bene il green pass purché non si chiuda? Non spetta a noi la soluzione politica - spiega Fabio Da Re - non vorrei però essere chiuso nuovamente in casa e non vorrei avere le mie libertà personali limitate. Come operatore chiederei ancora più attenzione perché non possiamo più chiudere: siamo arrivati al limite e come noi tutte le attività al dettaglio. Ristori inesistenti, e a livello economico sarebbe ormai insostenibile. L’unico modo è vaccinarsi e basta, ma la politica non crei più queste problematiche mettendoci addirittura l’uno contro l’altro anche nel settore del gioco.”
Un altro tema è l’attenzione quasi maniacale (non ce ne vogliano le forze dell’ordine che svolgono un lavoro fondamentale) nei confronti del settore del gioco legale: "Già prima avevamo limiti orari di entrate e chiusure. Adesso l’attenzione nei nostri confronti è aumentata. Siamo controllati scientificamente e, ben venga, magari il risvolto della medaglia finalmente potrebbe essere che il settore sia così sicuro da far cambiare idea a chi ci governa. Invece si continua a parlare male e in maniera poco attinente del nostro settore. La politica dovrebbe frenare questi attacchi e farci riprendere con la vita e il business normale. Abbiamo tanti ragazzi che lavorano, tante famiglie che lavorano per lo Stato nel settore e per fortuna che l’online ha tenuto botta. Ma chi aveva solo un’agenzia di betting o una sala da gioco ha dovuto chiudere nella maggior parte dei casi”.
Ecco, appunto, qual è la previsione per l’online e il retail? “Le due modalità di gioco rimarranno due cose distinte e la capacità deve essere quella di integrare retail e mobile. L’uomo è un animale sociale e c’è chi va in agenzia proprio per vivere un momento di convivialità e di socialità. Certo, adesso, in mano abbiamo device potentissimi, smartphone e tablet che sono incredibili strumenti di lavoro e di tecnologia utili per tantissime cose. Tuttavia il bisogno di socializzare rimarrà sempre e semmai la sfida è quella di aumentare la qualità del servizio - analizza Da Re - l’utente entrerà per avere una consulenza, per avere più info o vedere più partite in diretta. Entro e mi confronto con gli amici e parlo di calcio e sport. Di sicuro i modelli americani di bar e ristoranti con il bookmaker e tanti video per vedere le partite può essere il futuro”.
Il fallimento dei fantasy sports in Italia in questo senso è lampante: “Il Fantacalcio rimane un momento di ritrovo e va fatto in compagnia - spiega in conclusione l’amministratore Replatz - anche per il tema degli esports, finché non prenderanno piede eventi e condivisione della passione, difficilmente esploderanno come ci si aspetta. L’online è ormai una parte imprescindibile e anche assai utile della nostra vita, ma la vita va vissuta dal vivo e speriamo di lasciarci alle spalle questa tremenda pandemia”.

PAOLO GIOACCHINI (GIOCONDABET.IT): “DALLE SLOT AL GIOCO ONLINE, ECCO I PASSAGGI DA EVITARE” - “In un settore come il nostro, dove l’innovazione tecnologica è una parte importante, credo che non ci sia altra scelta di essere preparati all'approccio al cambiamento. È il momento di agire. Io sono nato nel mondo dei flipper elettromeccanici. Già, oggi parliamo di online, ma in mezzo c’è stato il mondo, con prodotti decisamente tecnologici come le Vlt, nei confronti dei quali mi ricordo anche la resistenza alle innovazioni che introducevano". È la visione di Paolo Gioacchini, presidente di Giocondabet, il nuovissimo bookmaker online sbarcato sul mercato recentemente e che sta già vivendo ottimi momenti.
Un’esperienza decennale sul territorio può darci notevoli input su come agire in questa fase: “Un gestore che opera in questo settore se non si cala nel cambiamento è destinato a scomparire. Fa parte anche di un processo evolutivo. Il nostro mondo - prosegue Gioacchini, gestore di slot a sua volta - è fortemente radicato nel territorio, e sappiamo che rappresenta un mondo importante per sviluppare questo business. Il cambiamento non è mai facile, stiamo cercando di fare leva su quella che è la nostra esperienza nel mondo del gioco e sul nostro rapporto con il territorio”.
L’online può portare benefici ma bisogna cambiare paradigmi: “Abbiamo un modo di lavorare vecchio - prosegue il numero uno di Giocondabet - siamo abituati a installare un apparecchio e poi attendere che possa andare in autonomia. Ciò accade nelle slot, non accade nel gioco da remoto. Nell'online dobbiamo essere bravi a personalizzare. Una delle cose che ci siamo detti noi di Giocondabet è di fare leva sul territorio, sapendo che il giocatore vuole essere coccolato”.
E la formazione potrebbe non bastare: “Serve imparare a fare un lavoro nuovoIl mercato si muove e più che formazione serve 'conversione'. In alternativa si rischia di non dare un senso al progetto. Abbiamo preso una concessione, abbiamo visto tante esperienze di gestori che hanno fatto scelte di questo genere. Il gestore che ragiona da concessionario è un gestore evoluto. Nel nostro piccolo cerchiamo di essere veloci e dinamici, cercando di avvicinare i due mondi”, per Gioacchini, la chiave, è questa.
 
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