Slot e scommesse insieme? Per la Corte d’Appello di Napoli serve la licenza

Scritto da LP

Quando all’interno dello stesso locale coesistono slot machine e attività di raccolta scommesse, diventa obbligatorio il possesso della licenza prevista dall’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps). Lo ha ribadito la Corte d’Appello di Napoli, che ha confermato le sanzioni a carico dei gestori di alcune Awp installate in un punto scommesse privo della necessaria autorizzazione rilasciata dalla Questura.

La vicenda prende avvio a Marcianise, in provincia di Caserta, dove i controlli effettuati dalla Guardia di finanza e dai funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno accertato la raccolta di scommesse sportive in un esercizio privo della licenza ex art. 88 Tulps. All’interno del locale erano presenti anche apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro (Awp). Proprio questa compresenza di attività – slot e betting – ha portato alla contestazione delle violazioni amministrative e all’irrogazione delle relative sanzioni.

LICENZA EX ART. 86 NON SUFFICIENTE – I gestori avevano rivendicato la piena regolarità del punto vendita, evidenziando il possesso della licenza ex articolo 86 Tulps per l’attività di sala giochi. Una tesi difensiva che, tuttavia, non ha trovato accoglimento in secondo grado. La Corte d’Appello di Napoli ha infatti chiarito che, quando in un esercizio aperto al pubblico viene svolta anche attività di raccolta scommesse, la licenza prevista dall’articolo 88 è obbligatoria e non può essere surrogata da altri titoli autorizzativi. In un contesto in cui si accettano giocate, la semplice presenza di slot non è sufficiente: occorre necessariamente l’autorizzazione specifica rilasciata dalla Questura.

Un passaggio chiave della sentenza riguarda l’effettiva natura dell’attività svolta. Per i giudici, non è determinante la qualificazione formale del locale, bensì l’attività concretamente esercitata. Gli accertamenti – tra cui la presenza di palinsesti, quote e strumenti per la raccolta delle giocate – hanno dimostrato che nel punto vendita si svolgeva attività di betting a tutti gli effetti. Da qui la conferma delle sanzioni, già validate in primo grado.

GLI OBBLIGHI DEGLI ESERCIZI ‘IBRIDI’ – La pronuncia si inserisce nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato sugli esercizi cosiddetti ‘ibridi’, vale a dire quei locali in cui convivono apparecchi da intrattenimento e attività di raccolta scommesse. In tali situazioni, i diversi titoli autorizzativi non sono alternativi tra loro, ma devono essere posseduti congiuntamente. La sentenza richiama inoltre un principio di particolare rilievo per gli operatori del settore: spetta ai gestori verificare in modo puntuale la regolarità delle autorizzazioni necessarie. L’eventuale buona fede non basta a escludere la responsabilità, se non viene provato che l’errore fosse inevitabile.

Un richiamo chiaro al rispetto delle regole del settore, in un comparto – quello del gioco pubblico – dove il quadro autorizzatorio rappresenta un presidio fondamentale di legalità e tutela dell’ordine pubblico.