Pubblicità gioco: il Tar del Lazio rinvia la sanzione minima alla Consulta

Scritto da LP

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 7 del 18 febbraio 2026 l’ordinanza del 29 luglio 2025 con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha sollevato questione di legittimità costituzionale sull’articolo 9, comma 2, del Decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 (c.d. “Decreto Dignità”), limitatamente alla parte che stabilisce, per ciascuna violazione del divieto di pubblicità relativa a giochi e scommesse con vincita in denaro, l’irrogazione di una sanzione amministrativa di importo non inferiore a 50.000 euro.

Con la medesima ordinanza, il Tar del Lazio ha sospeso il giudizio instaurato nell’ambito di un ricorso proposto contro l’AGcom e ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale, ritenendo non manifestamente infondati i dubbi di legittimità in relazione al principio di proporzionalità della sanzione minima fissata in 50.000 euro per ciascuna violazione del divieto di pubblicità del gioco con vincita in denaro.

SOGLIA MINIMA FISSA E INDEROGABILE – Il caso trae origine dalla sanzione inflitta a un content creator per la pubblicazione, sui propri canali YouTube e Twitch, di video contenenti sessioni di gioco accompagnate da banner promozionali con collegamenti a siti di scommesse online. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ritenuto tali contenuti in violazione dell’articolo 9 del Decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 (c.d. Decreto Dignità), che vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro.

La sanzione complessiva irrogata è stata pari a 157.000 euro: 55.000 euro per il canale Twitch – a fronte di ricavi inferiori a 1.000 euro – e 51.000 euro per ciascuno dei due canali YouTube, pur in assenza di introiti. L’importo è stato determinato applicando il meccanismo previsto dalla norma, che stabilisce una sanzione pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, ma comunque non inferiore a 50.000 euro per ogni singola violazione.

Proprio la previsione di una soglia minima fissa e inderogabile costituisce il punto centrale della questione sollevata dal Tar Lazio. Secondo i giudici amministrativi, l’assenza di qualsiasi margine di discrezionalità per l’Autorità nel modulare la sanzione al di sotto dei 50.000 euro potrebbe determinare esiti sproporzionati rispetto alla concreta gravità delle condotte. La disciplina, infatti, finisce per equiparare situazioni profondamente diverse, colpendo allo stesso modo grandi operatori economici e persone fisiche con ricavi minimi; inoltre, in presenza di più violazioni, gli importi si cumulano, con conseguenze potenzialmente molto gravose. Nel caso specifico, la somma irrogata supera di oltre 150 volte il profitto effettivamente conseguito, incidendo in modo significativo sulla capacità economica del soggetto sanzionato.

I POSSIBILI EFFETTI PER IL SETTORE – Se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare illegittima la soglia minima, resterebbe comunque in vigore la componente proporzionale del 20 per cento, ma senza il “pavimento” fisso da 50.000 euro.

Per il settore gambling e per il mondo dei content creator, la decisione potrebbe aprire a un sistema sanzionatorio più calibrato sulla gravità effettiva della condotta e sui ricavi generati, pur mantenendo fermo il divieto generale di advertising previsto dal Decreto Dignità.

Il giudizio davanti alla Consulta sarà quindi determinante per ridefinire l’equilibrio tra tutela della salute pubblica e principio di proporzionalità delle sanzioni nel comparto del gioco online.