X, stop a partnership a pagamento sul gioco
Il social di Musk aggiorna le policy sulle Paid Partnerships e inserisce il gioco tra le industrie proibite: affiliati, tipster e operatori dovranno spostare le promo su X Ads o ripensare la strategia social.
X aggiorna la propria Paid Partnerships Policy escludendo il gioco d’azzardo dall’elenco dei settori ammessi per le collaborazioni commerciali organiche tra brand e creator. Nel documento di policy, il gioco compare ora tra le “Prohibited Industries”, con un richiamo esplicito ai “gambling products and services (including lotteries, social casinos, sports betting, and other gambling related content)”.
La modifica, avvenuta attorno al 13 febbraio senza un annuncio pubblico, cambia in modo strutturale l’utilizzo di X da parte di bookmaker, casinò online e affiliati che monetizzano attraverso contenuti organici sponsorizzati. Per il mondo del gioco significa che tutto ciò che rientra in una partnership commerciale dichiarata non potrà più essere promosso come semplice post organico, se legato a gambling.
X E LE “PAID PARTNERSHIP” – Nelle linee guida ufficiali X definisce una Paid Partnership come qualsiasi post creato in cambio di un compenso o incentivo da parte di un soggetto terzo, come un brand, operatore o agenzia. Nel perimetro rientrano commissioni di affiliazione, accordi di revenue sharing, codici referral o sconto, contratti da ambassador o testimonial e pagamenti diretti, prodotti o esperienze “gifted”.
IL GIOCO E’ OUT – Ogni contenuto che rientra in questa definizione, secondo X, deve riportare una chiara disclosure (“Ad”, “Sponsored”, “Promoted Content”) ed è soggetto alle limitazioni della Paid Partnerships Policy. Il punto chiave per il settore gambling è che, se il contenuto parla di gioco d’azzardo ed è frutto di un rapporto commerciale, non è più eleggibile come Paid Partnership.
L’IMPATTO SU AFFILIATI, TIPSTER E CREATOR – La novità, come sottolineato da siti specializzati come Next.io, colpisce al cuore il modello di business di gran parte degli affiliati del betting e dei casinò online, abituati a usare X come canale di acquisizione tramite link tracciati e codici promo pubblicati in forma organica.
I post con link affiliati a sportsbook o casinò, codici bonus o comparazioni quote collegati a un contratto di commissione rientrano nella definizione di Paid Partnership e, se legati al gioco, vengono di fatto vietati sotto questa etichetta. Anche i tipster che monetizzano tramite revenue share sui volumi di scommessa, o gli influencer legati a operatori con accordi ambassador, si trovano improvvisamente dentro una categoria di contenuti non più ammessa come partnership pagata. Il risultato è una stretta sulla monetizzazione organica.
POST ORGANICI E X ADS – X precisa che le regole sulle Paid Partnerships sono distinte dalle policy di X Ads, il sistema di advertising a pagamento della piattaforma. Questo significa che ciò che è vietato come partnership organica può, almeno in parte, restare consentito se veicolato come annuncio pubblicitario formale. Le campagne di gambling tramite X Ads restano possibili solo nei Paesi dove la piattaforma lo consente, con restrizioni e, in molti casi, obbligo di autorizzazioni e targeting specifico.
Per gli operatori e i grandi gruppi, la via d’uscita naturale sarà spostare budget e creatività dalle collaborazioni con influencer al canale advertising ufficiale, con logiche più simili a quelle già viste su altre big tech. Dove invece l’operatore non ha requisiti, licenze o budget per entrare nei circuiti adv, la nuova policy rischia di tradursi in una visibilità drasticamente ridotta su X.