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Fisco e slot: più Preu, meno margini

  • Scritto da Francesco Scardovi, Commercialista e Revisore contabile, membro dello Studio Associato Scardovi e Giordani

L'effetto dell'aumento del Preu sulle slot sui bilanci dei gestori, nell'analisi dell'esperto Francesco Scardovi.

I giochi della “manovrina” di aprile sono fatti: il Preu aumenta di un altro 1,5 percento delle giocate sulle Awp e non ci sarà, almeno per ora, alcun abbassamento del pay-out. Un altro 15 percento di ricavi viene quindi sottratto ai ricavi di gestori ed esercenti già dallo scorso aprile (per i concessionari, la fonte prevalente di ricavi dalle Awp è il cosiddetto canone di concessione, pari allo 0,5 percento della raccolta, che dunque non viene intaccato dalla manovra). La tassazione sale quindi al 66 percento del residuo della raccolta: aliquota probabilmente inarrivabile in qualsiasi altro sistema tributario al mondo, a cui vanno aggiunte le ulteriori imposte e tasse che gravano sull’attività di raccolta.

LE CONSEGUENZE - Tralasciando in questa sede considerazioni di carattere politico e sociale, è evidente che, in mancanza di correttivi normativi, una buona fetta di aziende di gestione di slot vedrà forse irrimediabilmente compromessi i propri equilibri economici e finanziari (già fortemente aggravati dai costi di gestione, dagli investimenti effettuati in questi anni per l’aggiornamento forzato degli apparecchi, dal prelievo di stabilità, da regolamenti locali sempre più restrittivi e da una concorrenza sempre più spietata sul territorio), con le inevitabili ricadute in termini di perdita di occupazione e di indotto, oltre al rischio sempre più pressante della riemersione del gioco illegale o il dirottamento dell’intrattenimento ad altre forme meno controllate e controllabili. E questo “contingentamento naturale” del settore varrà in particolare per le imprese più piccole, meno organizzate e strutturate.

LE STRATEGIE DI SOPRAVVIVENZA - Già abbiamo trattato nei numeri scorsi le possibili forme di cessione e trasferimento totale o parziale delle attività, quale via di uscita obbligata alla crisi, per valori ulteriormente depressi dalla manovra. Analizziamo in questa sede quelle che potrebbero essere le strategie probabilmente scontate ma necessarie per provare a sopravvivere all’ennesima “stangata” con un occhio anche alle ulteriori possibili evoluzioni del settore (riduzione delle slot, regolamentazione di locali e distanze, avvento delle nuove Awp remote, etc).
Partendo dai dati economici la prima voce da analizzare riguarda i ricavi attesi dalla gestione degli apparecchi, considerata la quota di compensi “sottratta” dalla manovra.
Occorre dunque passare in rassegna ogni singolo rapporto contrattuale per valutarne l’effettiva marginalità economica, con la possibilità di dover “abbandonare” i locali non più in grado di fornire una raccolta tale da garantire quanto meno la copertura dei costi del gestore e soprattutto tentare di condividere con gli esercenti l’impatto del maggior prelievo. È evidente infatti che per i compensi ripartiti in percentuale sulla raccolta il danno viene proporzionalmente condiviso con l’esercente mentre per gli accordi che prevedono un compenso conteggiato in percentuale sulle somme giocate (“In”) la perdita da aumento del Preu è interamente a carico del gestore a meno che non venga “digerita” dall’esercente una riduzione di detta percentuale quantomeno pari al 0,75 percento. Anche la tendenza a “riempire” i locali di apparecchi non è più perseguibile; il ritiro di qualche slot, da valutarsi da caso a caso, non pregiudicherebbe più di tanto la raccolta, consentendo però al gestore di ridurre alcuni costi gestionali e recuperare la “cassa” dagli apparecchi. Questa analisi determinerà il nuovo budget previsionale dei ricavi attesi che rappresenterà quindi il limite dei costi “sopportabili” dall’impresa. E qui purtroppo la voce principale è rappresentata dal personale (che comprende anche il costo figurativo del titolare e dei collaboratori nelle imprese in forma individuale o familiare) che potrebbe subire un ridimensionamento più o meno elevato in relazione ai “tagli” di locali effettuati. Si raccomanda in questo caso grande oculatezza, anche per quanto concerne la più corretta gestione di ferie, permessi e straordinari nonché il ricorso temporaneo, ove ne ricorrano i presupposti, agli ammortizzatori sociali.
Anche la politica dei “bonus” e delle anticipazioni agli esercenti dovrà essere forzatamente ridimensionata, salvo che per i locali a più alta redditività che costituiscono il vero “tesoretto” del gestore, da preservare anche per il futuro.
Le politiche di acquisto degli apparecchi e delle schede dovranno sempre più indirizzarsi verso forme che riducano al massimo l’indebitamento ed il carico di oneri finanziari; meglio dunque la locazione rispetto all’acquisto, magari con il supporto del proprio concessionario di riferimento. E proprio la sottoscrizione di accordi di tutela reciproca con il concessionario potrebbe rappresentare una sorta di “garanzia” per il futuro, anche in previsione dell’annunciato avvento dei nuovi apparecchi.
La “spending revew” dovrà infine riguardare anche le ulteriori principali voci di costo dei gestori, dagli automezzi, ai canoni locatizi da rinegoziarsi ove possibile con i locatori – quale prassi oramai in uso a seguito della riduzione dei valori immobiliari, alle spese generali compresi i costi amministrativi, da decentrarsi ove possibile, magari in forme consortili o altre forme di aggregazione.

 

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