Bilanci e rilanci casinò, il giusto equilibrio tra ricavi e costi

L'analista di gaming Mauro Natta esamina il tema dei ricavi e dei costi nei casinò, elementi entrambi fondamentali per un bilancio in equilibrio e per una politica di sviluppo.
Scritto da Mauro Natta

Foto di Aziz Acharki su Unsplash

Forse per il mio passato da amministrativo, quando mi dedicavo a contabilità e bilancio, forse perché ultimamente sono andato a cercare i risultati d’esercizio di alcune società di gestione, forse a causa dell’età che non mi ritrova sempre in forma, troppo spesso noto che si parla di ricavi e poco di costi. Non pretendo per tutte le voci che appaiono sul lato sinistro del conto perdite e profitti, nemmeno degli allegati al conto economico ma, almeno, ciò che è riferibile al ricavo; in sostanza la possibilità di ricavare a grandi linee il rendimento medio dei giochi da tavolo e la relativa domanda. 

Non ritengo nella necessità di conoscere mensilmente il ricavato netto di ogni gioco,  della consistenza del personale e neppure la differenza tra due mesi di due anni consecutivi della cui utilità. È risaputo il mio pensiero senza alcuna pretesa che detta informazione sia eliminata. Sarebbe interessante per tutti poter accedere all’essenziale.

La mia convinzione in tema di domanda di gioco è costruita, in aggiunta ad altri elementi di cui non è il caso di pretendere l’esposizione, sul raffronto tra introiti netti della singola offerta e le presenze, sull’incidenza del singolo sul totale di detti proventi e quella nell’ambito dei giochi slot escluse. 
Ciò perché per quanto al mercato nazionale devo ritenermi soddisfatto di quanto sopra mentre per quello domestico posso integrare con i proventi aleatori perché noti così da ottenere, magari con l’integrazione di altri elementi,  ad esempio le ore di lavoro, un quadro più completo in riferimento al gradimento e alla qualità delle frequentazioni.

Molto probabilmente questo mio procedere nasce dalla meno lontana attività di impiegato di gioco, di cassiere centrale e di sala, di addetto all’ufficio cambio assegni e alle mansioni specifiche che, nel sindacato, sono da me state svolte. La curiosità mi ha sempre spinto a ricavare, quando possibile, i dati che ho elencato con gli elementi di valutazione a disposizione ancorché limitati.

Sicuramente l’indagine in discorso potrebbe trovare un adeguato completamente con il costo dei servizi alla clientela, con l’osservazione delle ore lavorate in relazione alla tipologia del gioco in esame, al minimo del tavolo ed altro ancora parzialmente rilevabile dalla documentazione contabile del risultato quali bordereaux, eventuali aggiunte ecc..
Se, come spesso ho occasione di scrivere, una parte di queste risultanze può, a ragione, considerarsi maggiormente una rilevazione statistica, corrisponde a verità che abbiamo un elemento parziale di valutazione e confronto con i dati domestici senza dimenticare la rilevanza della qualità delle presenze e dei giochi praticati.

L’offerta del mercato vede l’online incrementarsi per svariati motivi con i giochi da casinò in particolare rilievo, i proventi delle slot sempre più importanti, la disaffezione crescente per i giochi tradizionali che è sempre più preoccupante, la concorrenza dei casinò all’estero dalla Slovenia alla Svizzera, dalla Francia a Malta è molto numerosa e  gode del trattamento preferenziale in materia di contanti.

Il mondo dell’azzardo autorizzato, che nasce nel lontano 1927 con un decreto legge in quanto deroga a norme del codice penale, attende una legislazione organica dal 1985 così come la Corte Costituzionale ha provveduto a notare nella sentenza n. 152.
C’è un aspetto della problematica collegabile alla natura giuridica delle entrate che, dalla casa da gioco, derivano al Comune o alla Regione che sul loro territorio hanno una casa da gioco autorizzata, ovvero quelle di cui ai richiamati decreti legge ed altro: in quale modo si controllano, su quali basi e documenti e, non ci sarebbe se come avviene in Francia, se la relativa metodologia alla pari della legge organica rammentata?

Mi pare possibile ritenere che la disposizione di cui alla L. n. 488/1986 che ha convertito l’art. 19 del Dl n. 318/1986, previgente la collocazione delle entrate di cui trattasi al Titolo primo del bilancio, entrate tributarie, possa concludersi, appunto come in Francia, nella istituzione della Polizia dei giochi. Un provvedimento che, se la memoria non mi fa danno, alcuni disegni e progetti di legge in tema di case da gioco furono presentati in Parlamento.