Relazione Dia 2024: infiltrazioni criminali nel gioco all’1%
Oggi le mafie sfruttano sempre più le tecnologie digitali, quali le piattaforme criptate di comunicazione, la crittografia dei dati, i servizi cloud, le criptovalute e il gaming online. In estrema sintesi, questo rappresenta il succo della relazione sull’attività investigativa del 2024 della Direzione nazionale antimafia, presentata dal generale Michele Carbone oggi a Roma. Tuttavia, leggendo i dati della presentazione tenutasi a Palazzo Grazioli, i numeri relativi alle operazioni territoriali e all’evoluzione delle strategie di contrasto alle attività della criminalità organizzata evidenziano realtà da non sottovalutare, anche se sembrano confermare la bontà del framework del gioco legale: il settore dei giochi e delle scommesse risulta vulnerabile per l’1% alle infiltrazioni mafiose.
Al Senato, a presenziare la presentazione e ad introdurre e commentare i lavori, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
I numeri non sembrano essere di allarme rosso, considerando che i provvedimenti antimafia su scala nazionale, suddivisi per settori economici, mostrano il settore immobiliare con un spaventoso 38% di infiltrazioni mafiose, seguito da un comunque sostanzioso 14% nelle zootecnie, 10% nei trasporti, 9% sulla somministrazione alimentare, 7% nel commercio di prodotti generici e nelle consulenze e servizi, e infine, 6% sui rifiuti e servizi ambientali. Addirittura, si registra il 3% di infiltrazioni nei servizi funebri e il 2% nel turismo e nelle attività ricettive, nonché negli idrocarburi.
La relazione conferma la presenza di infiltrazioni criminali anche nel settore dei giochi, online, delle scommesse illegali e nella distribuzione degli apparecchi in diverse regioni, ma il dato nazionale appare da solo con una percentuale irrisoria, considerando anche il considerevole fatturato del gioco legale, che da anni si colloca tra i top five dei settori economici nazionali. Discorso diverso per il gioco illegale, che va combattuto e che, per sua natura, sfugge al controllo della legalità.
“La presente edizione della Relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia — ha introdotto Carbone — per la prima volta condensa i dati e le informazioni relativi tanto al primo quanto al secondo semestre dell’annualità di riferimento, nella fattispecie il 2024, che rappresenta anche l’ultimo esercizio chiuso. Si tratta di una assoluta novità, se si considera che fino ad ora il documento veniva pubblicato a distanza di un anno e anche più dallo spirare del periodo in rilievo, costituito, per giunta, da un unico semestre. La significativa riduzione di questo gap temporale consente di disporre di un resoconto “ravvicinato” e relativo a un arco diacronico più significativo, a tutto beneficio dell’Autorità politica, magistratuale, prefettizia e degli altri stakeholder istituzionali, oltre che dei media, che dalla Relazione attingono per le rispettive finalità.
Nel solco delle innovazioni introdotte con le più recenti versioni, anche la struttura dell’odierna Relazione è stata snellita e impostata sulle matrici mafiose, perché, atteso che i clan hanno infiltrato i contesti economici, anche fuori dalle Regioni di origine, non si può guardare alla delinquenza organizzata solo volgendo lo sguardo verso i territori del Sud Italia. Sarebbe ormai desueto parlare ancora, ad esempio, di sodalizi in Calabria, in Sicilia o in Campania in quanto bisogna più che mai abituarsi a considerare appunto le matrici mafiose della ‘ndrangheta, di Cosa Nostra o della camorra, al di là dei confini locali, non trascurandone altresì la proiezione internazionale. L’intento è dunque quello di descrivere l’operatività delle conventicole mafiose nel loro complesso declinandone poi le presenze a livello territoriale, lo specifico modus operandi adottato nei vari contesti d’area, dando risalto alla descrizione delle azioni di contrasto di tutte le componenti del sistema antimafia”.