‘Cercasi calciobalilla’, 25 anni dopo rispondono al suo annuncio

Il caso curioso è accaduto in Nord Italia. La richiesta di un calcibalilla pubblicata nel 2000 nella sezione 'mercatino' di un mensile ha ricevuto una risposta a luglio 2025.
Scritto da Dd

Calciobalilla, foto di Gabriella Clare Marino (Unsplash)

Il Corriere della Sera ha riportato nei giorni scorsi una storia sorprendente che intreccia ricordi, tempo e desideri dimenticati. Tutto comincia nel 2000, quando Paola Silva Coronel, allora giovane laureata del Politecnico di Milano, pubblica su una rivista d’arredamento (Casamia, ora non più esistente) un breve annuncio: “Cercasi calciobalilla, in legno, con gettoni. Buono stato”.

Il calciobalilla, noto anche come biliardino, è un gioco da tavolo diffusissimo in Italia, che simula una partita di calcio con omini fissati su aste rotanti. Tradizionalmente ospitato nei bar e nelle sale giochi (nonostante qualche difficoltà), ha il potere di evocare estati spensierate, amicizie, e talvolta qualche acceso litigio.

A quell'annuncio di Paola purtroppo nessuno, e probabilmente lei manco se lo ricorda più. Continua la sua vita mettendo da parte la ricerca universitaria e concentrandosi sulla carriera e sulla famiglia. Questo fino al mese scorso. Siamo infatti a luglio 2025 quando Laura, una signora ormai in pensione, riordinando la soffitta della sua casa sul Lago di Garda, ritrova proprio quel numero del 2000 di Casamia. Accanto a lei c’è anche un vecchio biliardino marca Longoni. Colpita dalla coincidenza, decide di chiamare il numero riportato nell’annuncio.

Dall’altra parte del telefono risponde proprio Paola, incredula. Dopo un momento di smarrimento, accetta la proposta. Il matrimonio è alle spalle, i figli cresciuti, e quel vecchio desiderio può finalmente realizzarsi. Si organizza, noleggia un furgoncino e parte per il Lago di Garda.

Il gioco trova oggi posto nel nuovo studio-laboratorio di Paola, al Gallaratese, dove l’insegnante di Design del Politecnico potrà condividerlo anche con i suoi studenti. “In un mondo tutto digitale, ritrovare la fisicità e l’aggregazione tra generazioni è un valore”, commenta al Corriere.

Una storia vintage che rende omaggio al gioco inventato da Alejandro Finisterre, poeta e antifranchista (che ha brevettato una versione con giocatori sagomati nel 1937), e che ha saputo restare nel cuore di chi ancora crede nei sogni che tornano.