Delega e riordino gioco, Zedda (FdI): ‘Da gara concessioni maggiori risorse contro ludopatia’
"Le concessioni sono scadute da anni, sono ferme da anni e sono praticamente tutte scadute. Se si va a gara, le maggiori risorse potrebbero essere utilizzate, ad esempio, in campo sanitario per il contrasto alla ludopatia. Non regolare un settore non significa far sparire un problema, oltre al fatto che abbiamo degli obblighi, cioè dare attuazione all'intesa con le Regioni e gli enti locali, voluta in Conferenza unificata, sul principio di delega, finalizzato a dare chiarezza di regole al settore. Quindi, dobbiamo regolarizzare."
Così la relatrice Antonella Zedda (FdI), intervenuta nel corso della discussione in Aula al Senato sul disegno di legge 1591, “Modifiche alla legge 9 agosto 2023, n. 111, recante delega al Governo per la riforma fiscale.
Nel presentare "il disegno di legge di iniziativa governativa è stato presentato il 6 maggio 2025, approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati il 16 luglio" Zedda ha ricordato che il Ddl consiste di un solo articolo e sottolineando che riguardo al gioco, nel dettaglio, il comma 1, lettera b-bis), inserito alla Camera introduce alcune modifiche ai principi e criteri direttivi cui il Governo è tenuto ad attenersi nell'esercizio della delega per il riordino delle disposizioni in materia di giochi pubblici. In particolare, esso modifica il principio di delega di cui al n. 1, articolo 15, comma 2, lettera a), della legge n. 111 del 2023, sostituendo il principio della diminuzione dei limiti di giocata e vincita con il criterio di revisione dei predetti limiti, al fine di consentire al Governo di rendere più elastico il sistema dei limiti di giocata e di vincita, nonché il principio di cui alla lettera m) del medesimo articolo 15, comma 2, al fine di consentire al Governo di dettare una disciplina organica e più efficace delle sanzioni penali e amministrative per le violazioni concernenti tutto il mondo giochi e non solo, come invece previsto dal testo vigente, e quello a distanza."
Nel corso della discussione sono stati numerosi gli interventi che hanno tirato in ballo il gioco, a partire dall'intervento di Alberto Losacco (Pd-Idp), che ha sottolineato come "questa non è una mera questione tecnica, è la certificazione che una delle riforme qualificanti per questo Governo è ferma. Due anni di annunci, di slogan e oggi un rinvio che diventa la prova materiale dell'incapacità di passare ai fatti. Dentro questa proroga, però, non ci sono solo tempi allungati, ci sono scelte che preoccupano per il loro portato sociale, a partire da quella che riguarda il settore del gioco d'azzardo. Ne parlava prima, dando una serie di numeri impressionanti, il collega Croatti. La delega originaria parlava di ridurre i limiti di giocata e di vincita per contrastare la compulsività e tutelare la salute pubblica. Oggi quel principio viene sostituito da una generica revisione."
Aggiungendo ancora che "con questa modifica si sposta in avanti, al 2026, la riforma del gioco fisico, rinunciando esplicitamente al principio della diminuzione dell'offerta. Si spalanca la porta a un possibile aumento delle puntate massime e a un ampliamento dei punti vendita. Questo arretramento si somma a quanto già è stato fatto nella legge di bilancio 2025, ossia l'abolizione dell'Osservatorio nazionale, il taglio delle risorse per combattere la ludopatia, la chiusura dei dati pubblici sul gioco, fino all'apertura verso il ritorno della pubblicità dell'azzardo nel calcio, come certifica la risoluzione approvata in Commissione cultura.
Il gioco d'azzardo è la tassa occulta sulla povertà, sulle fragilità sociali, perché è in quei contesti che maggiormente si concentrano i problemi di dipendenza. È inaccettabile che lo Stato consideri questa filiera un bancomat, invece di investire in prevenzione, percorsi di cura, controlli e strumenti di sostegno alle famiglie.
Ma il problema non è solo il capitolo dei giochi; è nelle scelte compiute in questi due anni e mezzo che si disegna un sistema fiscale sempre più iniquo, dove il principio costituzionale della progressività fiscale viene svuotato, scardinato, attraverso il grimaldello delle tasse piatte, ossia delle parti uguali fra disuguali. La cosiddetta semplificazione degli scaglioni, inoltre, ha prodotto l'esatto contrario: un sistema opaco, che, con il meccanismo di detrazioni e deduzioni, ha creato fino a otto scaglioni effettivi e un'aliquota marginale che in alcuni casi arriva al 56 per cento."
Sul tema interviene anche Marco Croatti (M5S), che ricordando la proposta emendamentiva da lui presentato spiega che "l'emendamento 1.5 mira a rafforzare le regolamentazioni del gioco d'azzardo attraverso la tutela della salute pubblica. Spesso e volentieri inquadriamo questo tema a livello fiscale, ma la questione delle patologie legate al gioco d'azzardo è estremamente grave e più complessa nel nostro Paese."
E aggiunge che "rafforzando il quadro normativo relativo alle vincite di denaro e soprattutto alla durata dei giochi, ovvero il tempo per il quale si può giocare, si possono stabilire dei limiti sociali importanti per le persone più vulnerabili che si approcciano a questo tipo di gioco. Il problema è che continuiamo a considerarlo, all'interno di questi provvedimenti, una fonte di gettito fiscale, mentre si deve operare una revisione dei limiti, contenendo il tempo delle giocate e le vincite per impedire alle persone di approcciarsi in maniera compulsiva a questi svaghi. Tutto quello che ruota intorno al Servizio sanitario, in termini di spese e di costo per la salute, è quasi indecifrabile, quindi le misure che abbiamo inserito sono volte a tutelare le persone che hanno dei disturbi. È chiaro che una gran parte delle persone accede a questi giochi in maniera normale, ma noi, come Stato, siamo obbligati ad avere attenzione verso le fasce deboli del nostro Paese. Quasi 90.000 minorenni che hanno delle problematiche e dei disturbi legati al gioco d'azzardo e ci sono 136.000 minorenni che hanno dei seri problemi. Molte comunità – l'ho già detto più di una volta in quest'Aula – hanno pensato di creare degli spazi nuovi all'interno dei loro centri di accoglienza per gestire queste nuove generazioni. È un problema oggettivo e se continuiamo a guardare al tema del gioco d'azzardo senza pensare a delle tutele altissime, apriamo la porta a delle grosse problematiche sanitarie che non riusciamo ancora a vedere in maniera chiara."
"L'altro emendamento entra nello specifico della diminuzione degli importi giocati, delle vincite e dei tempi di gioco, ponendo delle barriere per impedire a chi utilizza questi giochi di indugiarvi per troppo tempo. Il sistema sanitario è molto in difficoltà in questo momento ed è fortemente necessario che il Parlamento si assuma una responsabilità in questo senso. Dissento su quello che continuo a sentire rispetto a questo argomento, perché si sono abbassate tante soglie, soprattutto quella della promozione del gioco d'azzardo. Promuovere il gioco d'azzardo significa mettere di continuo davanti agli occhi dei bambini delle immagini che possono spingerli in una certa direzione e questo è un problema oggettivo, che crescerà di pari passo con loro. In passato abbiamo limitato la pubblicità delle sigarette e, se ricordate, anche la Formula 1 un tempo era tutta una sponsorizzazione di sigarette e del tabacco: oggi quelle pubblicità non ci sono più, ma non è cambiato il mercato. Anche con il gioco d'azzardo, se continuiamo a promuoverlo in televisione, negli eventi sportivi e in giro per le strade, molti ragazzi saranno soggetti a questa visione perenne e sembrerà loro quasi normale poterlo affrontare."
"Questi emendamenti, lo ripeto, sono fondamentali proprio in questo senso. È importante che fissiamo un focus molto alto, ma non sotto l'aspetto fiscale. Qui è in ballo un aspetto di tutela delle nuove generazioni e anche di tutte le famiglie che sono molto in difficoltà in questo momento. Soprattutto, il fisco legato al gioco erode una parte economica delle famiglie più deboli e più povere del nostro Paese. Pertanto, è importante dedicare un'attenzione particolare a questo provvedimento."
Anche Cristina Tajani (Pd-Idp) illustra il suo emendamento, il numero 1.4, che introduce delle modifiche al cosiddetto codice della crisi d'impresa, volte a offrire maggiori garanzie rispetto alle situazioni di crisi da sovraindebitamento. "Sul tema, il Partito Democratico ha depositato un disegno di legge che in questo momento è stato assegnato alla Commissione giustizia e che speriamo possa cominciare il suo iter attirando anche delle alleanze trasversali, perché è un tema di cui tutti i Gruppi politici si sono occupati nel corso degli anni. Abbiamo la necessità di rafforzare gli strumenti legislativi che sono a disposizione nelle situazioni di crisi da sovraindebitamento. I numeri ci dicono che oggi gli italiani che vivono una condizione di questo tipo sono quasi 7 milioni."
"Si tratta di numeri importanti, spesso purtroppo legati a situazioni patologiche del gioco d'azzardo. Questo emendamento ha lo scopo di aprire un dibattito tra di noi sulla possibilità di modificare il codice della crisi d'impresa, allargando le tutele e costruendo una disciplina preventiva delle crisi da sovraindebitamento, su cui abbiamo lavorato e su cui la proposta di legge prova ad offrire delle risposte concrete e credo condivisibili, al di là degli schieramenti politici."
"Gli altri emendamenti", aggiunge ancora Tajani, "hanno a che fare con il tema del gioco d'azzardo, come già richiamato dal collega Croatti. Si tratta di una serie di emendamenti che hanno lo scopo di ridurre i punti gioco e quindi di diminuire l'offerta disponibile sui territori. Ovviamente lavoriamo anche sul tema del limite alle giocate, che è un punto cruciale e critico del provvedimento che stiamo discutendo. Il tema dell'abolizione della parola "limite" alle giocate, con una più vaga idea di revisione, non risponde alle necessità che il fenomeno ci mostra e nemmeno ai principi della delega, così come è stata approvata nella sua prima versione. Contestiamo in maniera ferma questo grave passo indietro che il Governo sta facendo sul tema del gioco d'azzardo."
"Tutti gli emendamenti all'articolo 1, con modalità diverse, hanno lo scopo di riportarci ad un principio che era contenuto nella delega: la limitazione dell'entità delle giocate attraverso il ripristino del relativo principio e attraverso altri provvedimenti volti a limitare i punti gioco e a restituire risorse all'attività di prevenzione, che purtroppo è stata fortemente indebolita anche nel primo decreto sul gioco online."
Tino Magni (Misto-Avs), sottolinea che "tutti noi sappiamo che in molte realtà, sostanzialmente in quasi tutto il Paese, chi gioca alle slot machine (e non solo) sono le persone più fragili, quelle che magari ricevono la pensione minima o i ragazzi giovani. Molto spesso i Comuni sono costretti a intervenire per far fronte alle difficoltà che si producono in quelle famiglie. Si tenta fatto di impedire alle Regioni, ai Comuni e alle altre autonomie locali di intervenire vietando e limitando il proliferare di case da gioco e altri spazi. Molto spesso ogni slot machine ha un affitto e chi gestisce un bar sa che ha un'entrata. Quindi la risposta che tendenzialmente ti dà il barista è: va bene, ma chi mi dà i 1.500 euro che io ho di entrata sicura?. Questa è la risposta."
"Forse dovremmo interrogarci tutti su come intervenire, perché non solo questi posti creano povertà e drammi sociali nelle famiglie, ma c'è anche un problema di sicurezza. Molto spesso intorno a queste sale c'è la malavita organizzata, vengono reclutati ragazzi ed emigrati e gli anziani vengono derisi. Questa è la discussione da fare. Nessuno di noi ha la soluzione in tasca, però incentivare addirittura le entrate attraverso il gioco d'azzardo è davvero una bestemmia che va in controtendenza rispetto a quello che anche voi a parole dite. Gli atti devono essere conseguenti: non si può dire che si vogliono contrastare questi fatti e poi produrre il contrario. Chi è povero spera nel guadagno facile e che un giorno o l'altro sarà premiato anche lui, quindi si mangia tutta la pensione nel giro di due giorni; succedono casi di questo genere. Dovete sapere che poi gli assistenti sociali, gli assessori comunali al welfare e i sindaci devono dare risposte e chiedete a loro di risolvere questo problema. Per questa ragione, abbiamo presentato i nostri emendamenti. Il fatto che siano stati respinti dimostra tutta la vostra insensibilità e il fatto che a parole dite delle cose, ma poi ne fate delle altre."
Interviene quindi Mario Turco (M5S), che si sofferma sul gioco d'azzardo evidenziando che "si legalizza il gioco d'azzardo e noi su questo tema abbiamo presentato diversi emendamenti. Uno, in particolare, è diretto a rallentare i ritmi di gioco in modo tale da limitare il fenomeno della ludopatia, riducendo e limitando le puntate di gioco e soprattutto le vincite. Segnalo anche un altro emendamento, mirato a disciplinare una volta per tutte la distanza dai luoghi sensibili dove poter giocare. Assistiamo ancora al fatto che diverse Regioni disciplinano in maniera diversa le distanze per localizzare i campi di gioco. A questo punto, dato che non è stato fatto nulla e che il Governo ha la presunzione di allargare questa delega per la riforma fiscale anche alla riforma dei giochi, chiediamo all'Esecutivo di accogliere le nostre proposte per contrastare la ludopatia, una vera emergenza sanitaria e sociale."
Beatrice Lorenzin (Pd-Idp) spiega che "oltre a sottoscrivere gli emendamenti 1.11, 1.12 e 1.15, mi chiedevo se la maggioranza potesse fare un minimo di riflessione su queste proposte, considerando il fatto che il tema della ludopatia è diventato un'emergenza strutturale nel nostro Paese, che riguarda tutte le fasce di età e i generi e che colpisce in modo indistinto le persone più vulnerabili, in particolare le persone anziane, molte donne e i giovanissimi, che si affacciano al gioco d'azzardo già da molto piccoli, navigando on line. Sappiamo tutti che ci sono dei meccanismi di phishing che prendono di mira bambini e adolescenti, in giochi che non sono legati al denaro in modo diretto, ma che abituano il ragazzo o la ragazza, il bambino o la bambina ad una dimestichezza con l'adrenalina data dal gioco, quindi costruiscono i presupposti per poi diventare una persona ludopatica."
"Abbiamo presentato una serie di emendamenti, da quelli che prevedono la soppressione totale ad altri come questi, che cercano quantomeno, con buonsenso, di aggiustare il tiro rispetto ad una normativa come quella italiana, che quando entrò in vigore si rivelò, a mio parere, un grandissimo errore. Oggi, dopo più di quindici anni (più o meno), abbiamo visto quali sono i risultati: una bomba sociale vera e propria, che riguarda tutti indistintamente. Le persone sono lasciate sole."
"Attraverso di lei, signora Presidente, vorrei rivolgere un appello alla presidente Meloni, la quale, quando era all'opposizione, si era personalmente impegnata, qualora avesse mai vinto le elezioni, ad abolire il gioco d'azzardo nel nostro Paese; era un impegno e una battaglia politica che lei fece in Aula. Ricordo che ci fu un dibattito fra noi; all'epoca io ero Ministro della salute e stavo creando l'Osservatorio per la ludopatia presso il Ministero della salute (facevo quello che potevo, dal lato della salute). Non solo qui abbiamo smontato tutto quello che c'era dal lato della salute e che era stato costruito nel tempo, ma non si guarda più in modo preciso, puntuale e con iniziative politiche attive per disinnescare la mina del gioco. Il gioco è diventato, come viene testimoniato in questa delega fiscale, un elemento principe del finanziamento delle casse pubbliche. Dobbiamo decidere da che parte vogliamo stare, se preferiamo perdere qualcosa adesso per guadagnare tantissimo in termini di civiltà del nostro Paese e di sostenibilità della salute dei nostri cittadini, aiutando le famiglie."
Nel suo intervento Antonio Salvatore Trevisi (FI) sottolinea che "la prima cosa che bisogna fare è distinguere il gioco inteso come divertimento. Io ricordo il gioco di tanti anni fa, prima che, da tutti i Governi, venisse legalizzato questo gioco più d'azzardo. Una volta si giocava la schedina al Totip e al Totocalcio e si aspettava la domenica per vedere le partite. Era un gioco fatto per divertimento. Non era un gioco che gravava. A mio avviso, quella che manca oggi è una distinzione fra il gioco d'azzardo e il gioco come divertimento. Noi abbiamo questi sistemi on line che ormai portano ad una realtà dove c'è di tutto: da chi vuole giocare la schedina a chi poi si trova in un gioco che può essere compulsivo e che può portare appunto a una dipendenza patologica."
"Noi dovremmo, secondo me, far sì che questi due tipi di giochi, quello del divertimento e quello compulsivo, vengano divisi, facendo in modo che, sui siti, per alcuni giochi si debba chiedere l'accesso o sia più difficile iscriversi. Logicamente, infatti, mischiando il gioco di divertimento con il gioco compulsivo, si tende a far sì che la persona che va a giocare con la squadra del cuore sia invogliata a giocare a giochi più rischiosi ed essere affetto, col tempo, da una dipendenza patologica. Questo non va bene. Secondo me bisogna ben distinguere e informare bene i cittadini su quali giochi possono portare a delle patologie come la dipendenza e quindi alla perdita di grosse somme in pochi minuti, perché è quello che fanno le slot machine, rispetto a un gioco nel quale si scommette sulla squadra del cuore e si aspetta la domenica per vedere la partita. Su quell'aspetto credo che bisogna lavorare e cercare di fare delle modifiche."
Interviene quindi Massimo Garavaglia (Lega) presentando "due puntualizzazioni nel merito, sui giochi e sulla rottamazione, e quindi sul magazzino fiscale. Fornisco qualche dato sul gioco d'azzardo: gli italiani che giocano almeno una volta all'anno sono oltre il 36 per cento, oltre 18 milioni; si giocano circa 160 miliardi e di questi ne tornano in vincite 140; l'Erario incassa 11-12 miliardi; il 60 per cento è sul gioco online, che è in crescita, il 40 per cento sul gioco fisico, che è in calo. Il gioco fisico va dal gratta e vinci alle famose macchinette, per capirci. È chiaro che i cittadini sono liberi di giocare – ci mancherebbe – ma la libertà, come sappiamo, ha il proprio limite nella libertà dell'altro, quindi non bisogna danneggiare l'altro. Pertanto, quando un giocatore esagera, fa male a sé stesso, alla sua famiglia e alla comunità di cui fa parte. Dunque è semplicemente una questione di equilibrio. Come si può però aiutare a mantenere questo equilibrio? Per esempio, ci sono piattaforme online serie che hanno degli algoritmi che automaticamente, quando un giocatore supera i limiti, limitano le giocate, sospendono la possibilità di giocare, addirittura escludono dalla piattaforma chi esagera. Pertanto, il punto fondamentale è contrastare il gioco illegale, perché nel gioco illegale non ci sono regole. Questo è fondamentale ricordarsi quando parliamo di gioco. Inoltre, ovviamente il gioco illegale non paga neanche le tasse."
"Lo stesso discorso vale per il gioco fisico. In questo caso la faccenda è ancora più complicata: il dibattito sulla revisione della rete fisica dura da anni e non se ne viene a capo. Anche in questo caso è una questione di equilibrio, però ricordiamoci sempre che regole troppo restrittive favoriscono il gioco illegale: anche questo è equilibrio. È più difficile trovare un'intesa con Comuni e Regioni per la rete del gioco fisico, perché, a differenza del gioco online, quello fisico si vede e la politica è chiaramente più sensibile a quello che si vede rispetto a quello che non si vede. Il punto chiave per trovare un equilibrio è la compartecipazione al gettito, che, a nostro avviso, aiuta a prendere decisioni ponderate, equilibrate e, soprattutto, non ideologiche. È troppo facile fare regole quando a pagare è qualcun altro: se si compartecipa è più facile trovare un punto di equilibrio e regole ragionevoli."
Ritorna sul tema Tajani, ribadendo la posizione del Partito democratico, secondo il quale "la diminuzione dell'entità delle giocate nel gioco d'azzardo fisico è stata rivista con una formula molto più blanda, che indica una revisione dei limiti delle giocate. Questo è un grave passo indietro rispetto ai principi di delega, e ripeto molto grave, anche a fronte dei dati che il Governo ha dovuto dare soltanto perché richiesti da un'interrogazione di deputati del Partito Democratico alla Camera, dal momento che i dati sul gettito del gioco d'azzardo non sono più pubblici. Tali dati dicono che gli italiani hanno giocato 157 miliardi di euro nel 2024, in crescita di quasi il 7 per cento sull'anno precedente e in previsione di ulteriore crescita. Si tratta di quattro finanziarie, di quattro manovre economiche."
"L'unico modo per contrastare le patologie da gioco d'azzardo non è incentivare un presunto gioco responsabile, che è molto difficile da definire, ma è limitare l'offerta di gioco, sia fisico che on line. Questo è tutto il contrario di quello che la proroga della delega che oggi votiamo sta facendo. Su questo punto ci dovrebbe essere un'unità di intenti di tutte le forze politiche e invece ci troviamo a constatare che la maggioranza va in un'altra direzione, che è contraria alla salute e al benessere delle famiglie italiane."
A chiudere il discorso gioco in questa tornata è Filippo Melchiorre (FdI), che replicando agli intereventi precedenti, e in particolare a quello di Beatrice Lorenzin, spiega che con questo provvedimento "non si abbassano le tutele, non si apre la porta all'azzardo selvaggio, né si legittimano scorciatoie per fare cassa, ma al contrario si rafforza il presidio dello Stato, si tutelano le fasce più fragili, in particolare i giovani, e si combatte la piaga dell'illegalità, dell'usura, del gioco sommerso. È proprio questo quello che aveva detto la presidente Meloni la scorsa legislatura e lo stiamo mantenendo. Per troppo tempo il proibizionismo ideologico ha prodotto l'effetto opposto, ha spinto il gioco verso il buio lontano da ogni controllo, arricchendo le mafie e indebolendo le istituzioni. Noi scegliamo un'altra strada, quella della regolazione intelligente, della trasparenza, della prevenzione attiva. Chi confonde libertà economica con assenza di regole sbaglia due volte, non difende i più deboli e danneggia un settore che, se ben governato, può essere fonte di legalità e anche di gettito e di occupazione regolare."