Divieto di pubblicità al gioco, in Australia si riapre il dibattito (e l’Italia aspetta)

Il tema del divieto di pubblicità al gioco non tiene banco solo in Italia, ora tocca all'Australia dove fanno discutere le dichiarazioni del primo ministro Anthony Albanese.
Scritto da Fm

Il premier australiano Anthony Albanese © Australian Government / Creative Commons

L'onda lunga del divieto di pubblicità al gioco che ha avuto l'Italia fra i suoi primi sostenitori arriva anche in Australia.

A riattivare il dibattito sull'argomento, dopo la fiammata di un anno fa accesa da una lettera aperta a sostegno del “total ban” firmata da venti parlamentari di tutto lo spettro politico sono le dichiarazioni del primo ministro Anthony Albanese, che un'intervista con Abc News ha sostenuto la volontà di non "fare politiche improvvisate", sottolineando invece le iniziative già introdotte per ridurre i danni del gioco d'azzardo. Come il registro nazionale di autoesclusione di BetStop, che ha descritto come "efficace nel fermare il gioco d'azzardo problematico", così come le restrizioni sull'uso delle carte di credito per le scommesse online.

Alla domanda diretta su un divieto di pubblicità assoluto, Albanese ha risposto: "Ciò che abbiamo in mente è l'aspetto pratico: se le persone si trasferiscono all'estero, non ci saranno più entrate. Si dedicano al gioco d'azzardo senza alcun guadagno. E questo non risolve il problema."

Una risposta completa da parte del Governo dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno, ma al momento non sembra plausibile un divieto assoluto sulla pubblicità del gioco d'azzardo.

L'attendismo di Albanese ha scatenato la presa di posizione del giocatore di cricket australiano Usman Khawaja, che ha lanciato un appello pubblico per un cambiamento insieme a un gruppo di parlamentari trasversali, accademici della sanità pubblica, medici e altri esperti presso il Parlamento, e chiesto “più protezione per i minori”

Un appello che insieme alle pressioni di altri soggetti forse potrebbe spingere l'Esecutivo a rispondere formalmente a un rapporto parlamentare bipartisan guidato dalla ormai defunta deputata laburista Peta Murphy, che chiedeva un divieto totale delle pubblicità sul gioco d'azzardo dopo un periodo di transizione di tre anni.
Riforme state accantonate a causa della forte opposizione delle emittenti televisive, dei regolamenti sportivi e di alcuni operatori di scommesse.

Secondo quanto riporta il quotidiano anglossasone The Guardian il ministro delle comunicazioni, Annika Wells, ha ripreso i negoziati con l'industria e diverse fonti del settore del gioco hanno dichiarato alla testata di aspettarsi una legge entro la fine dell'anno.

E da noi, in Italia, il dibattito sull'allentamento del divieto di pubblicità al gioco dovrebbe riprendere in autunno, come promesso dal ministro dello Sport Andrea Abodi prima della pausa estiva dei lavori parlamentari: "“Se ne parlerà, è un argomento che merita un approfondimento non ideologico. Partendo dal presupposto che c’è prima di tutto una preoccupazione per la ludopatia, su come arginare questa piaga sociale. Questo è un riferimento sociale forte che non può essere superato così di slancio. Io sono convinto che si possa trovare una soluzione per contemperare le esigenze degli organizzatori degli eventi e anche del necessario contrasto alla ludopatia. Tempo al tempo, ma penso che in autunno inizieremo a ragionare anche su questo tema”,