Consiglio provinciale Trento, Demagri: ‘Promuovere il territorio con i videogame’

Paola Demagri (Consiglio provinciale Trento) racconta il progetto di istituzione di una Trentino game commission presentato ai suoi colleghi.
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La consigliera provinciale Paola Demagri © Pagina Facebook ufficiale

Far conoscere il territorio attraverso un’esperienza ludica che coinvolge soprattutto le nuove generazioni, con i videogame, e la creazione di una Trentino game commission: è l'obiettivo al centro della mozione presentata al consiglio provinciale di Trento da Paola Demagri, consigliera del gruppo Movimento Casa Autonomia.eu.

Nel testo si legge che c’è l’impegno a “incentivare la collaborazione con Ivipro (associazione senza scopo di lucro che promuove la cultura dei videogiochi e il patrimonio italiano, supportando gli studi di sviluppo, favorendo il networking e le partnership istituzionali, Ndr) all’interno di enti, fondazioni, musei e società partecipate della Provincia autonoma di Trento per la cura e la costruzione di un database volto a valorizzare il potenziale videoludico del territorio provinciale; a valutare l’istituzione di una Trentino game commission con l’obiettivo di favorire e sostenere la produzione videoludica, promuovendo il patrimonio culturale, ambientale e storico trentino e incoraggiando il turismo videoludico; a promuovere uno studio multidisciplinare sulle potenzialità del territorio in questo ambito, analizzando i possibili impatti economici e culturali di investimenti mirati e strategie di promozione del Trentino attraverso esperienze interattive e di gameplay”.

Un progetto ambizioso, dunque, che ci viene raccontato direttamente da Paola Demagri e che parte da un concetto semplice quanto fondamentale, ossia che la comunicazione e i modi di comunicare stanno cambiando drasticamente.

Con una mozione presentata in consiglio provinciale lei ha proposto l’istituzione di una Trentino game commission. Ci vuole parlare nel dettaglio di questo progetto?

“Ho voluto sollecitare la Giunta a valutarne l’istituzione perché, in una società sempre più dinamica, globale e connessa al mondo virtuale, i modi di comunicare stanno cambiando. Dalla radio al cinema, fino alla televisione, nel tempo sono mutati anche i modi di 'viaggiare' con il pensiero e di immergersi, anche emotivamente, in altri contesti. Allo stesso modo, stanno evolvendo le forme di svago.

Come decisori politici e amministratori, abbiamo il dovere di guardare alla promozione territoriale con una visione di medio-lungo periodo, tenendo conto dell’evoluzione dei mezzi d’intrattenimento. L’idea di una Trentino game commission nasce proprio con l’obiettivo principale di far conoscere il territorio attraverso esperienze in cui l’utente vive, gioca e si mantiene attivo all’interno di un contesto ludico, interagendo in un mondo virtuale, ma saldamente ancorato a uno scenario reale, ben definito e localizzato: il nostro Trentino.

Dopo la presentazione della mozione, sono stata contattata da diversi soggetti interessati e soddisfatti, che mi hanno fornito numerosi feedback. Se inizialmente l’impostazione puntava alla sola promozione turistica, questi contributi mi hanno spinta a evidenziarne anche le potenzialità in ambito culturale. Ad esempio, mi è stato citato il videogioco Rasna, dedicato agli Etruschi e ambientato nella Tuscia. Un progetto simile, incentrato sulla popolazione dei Reti, potrebbe valorizzare anche il polo museale provinciale di Sanzeno.

Altri suggerimenti hanno evidenziato come la futura Game commission potrebbe occuparsi, oltre che del turismo videoludico, anche dello sviluppo di giochi da tavolo e di società ispirati alla storia, alle leggende e alle attività antropiche tipiche del territorio. Si tratterebbe di serious games, capaci di proporre anche un’alternativa ludica offline, sempre con finalità promozionali.

I numerosi riscontri ricevuti dal territorio mi hanno profondamente gratificata e mi spingono a proseguire con ancora maggiore entusiasmo in questo percorso.”

Turismo e videogiochi, un binomio che in alcuni casi ha funzionato perfettamente. Quando è importante secondo lei questa industria al fine di promuovere il territorio?

“Immaginate un videogiocatore che rivive, grazie a grafiche ed effetti sonori sempre più realistici, gli scenari bellici della prima guerra mondiale. Sarebbe naturalmente portato a scoprire i camminamenti, i forti e gli ambienti storici del nostro territorio, approfondendo al contempo la storia locale.

Immaginate ora un gioco ambientato nella Trento medievale, nella corte del principe vescovo Cristoforo Madruzzo: il giocatore si muoverebbe tra dinamiche politiche e sociali dell’epoca, apprezzando ricostruzioni storiche accurate del Castello del Buonconsiglio e del Duomo, realizzate sulla base delle più recenti conoscenze archeologiche.

Si potrebbe immaginare anche un gameplay ambientato durante il periodo napoleonico, in cui l’utente incontra Andreas Hofer e prende parte alla resistenza contro l’invasione francese. Oppure una spy story immersiva ambientata nella 'Base Tuono' di Folgaria, durante la guerra fredda.

In sostanza, si tratta di vivere con la fantasia mondi artificiali, per poi rivedere la realtà con occhi nuovi, ripensando alle emozioni e agli stimoli vissuti durante il gameplay. Un binomio potente, se ben strutturato, che può produrre risultati eccellenti. Questo richiede un approccio fortemente multidisciplinare: storici, archeologi, psicologi, informatici, esperti di turismo ed economisti dovrebbero collaborare in sinergia.

Secondo i dati e le proiezioni del mercato internazionale, nei prossimi anni il settore videoludico vedrà una crescita significativa, sia in termini di utenti che di spesa. Avere un ente territoriale specializzato – e non marginale – in questo ambito potrebbe dare al Trentino una forte visibilità, sia sul piano turistico.”

Il settore dei videogiochi può essere fondamentale per far conoscere il territorio alle nuove generazioni?

“La conoscenza e la valorizzazione del nostro territorio e del patrimonio culturale devono essere promosse attraverso modalità diversificate, in grado di intercettare le sensibilità, gli interessi e le abitudini di un pubblico eterogeneo. Si afferma spesso che i giovani siano poco attratti dai luoghi della cultura tradizionale, come musei, biblioteche e gallerie d’arte. In realtà, questa convinzione non è del tutto fondata: piuttosto, esiste un ampio margine di crescita per stimolare il loro coinvolgimento, anche attraverso strumenti innovativi e vicini al loro vissuto quotidiano, come i giochi e i videogiochi.

Il gioco, infatti, trasforma l’utente in protagonista, rendendo l’esperienza attiva, coinvolgente e spesso anche formativa. Non a caso, da anni la didattica scolastica impiega approcci ludici per favorire l’apprendimento e la partecipazione. Perché, allora, non valorizzare uno strumento tanto apprezzato, soprattutto dalle nuove generazioni, che in altri contesti ha già dimostrato di poter produrre risultati eccellenti?

Integrare il gioco come veicolo di cultura significa riconoscere il suo potenziale comunicativo ed educativo. Significa anche superare vecchi pregiudizi e avvicinarsi a un linguaggio condiviso, capace di aprire nuove strade alla promozione del territorio e alla trasmissione del sapere.”

Tornando alla Trentino game commission, e per concludere, quali sono gli obiettivi che volete raggiungere attraverso questo nuovo progetto?

“L’obiettivo del progetto è sviluppare un approccio trasversale e multidisciplinare per promuovere il territorio trentino nella sua dimensione storica, artistica, culturale e naturalistica, rendendo l’intrattenimento più accessibile anche ai residenti. Nato come strumento di promozione, grazie al lavoro con il mio staff e ai feedback ricevuti, è emerso il potenziale per obiettivi più ampi.

Un ulteriore spunto è offerto dall’esperienza di Assassin’s Creed, i cui rilievi digitali della cattedrale di Notre-Dame si sono rivelati fondamentali per il restauro post-incendio. Con l’intermediazione di una Game commission, si potrebbero stipulare accordi simili per la conservazione digitale di beni come la cattedrale di Trento o il santuario di San Romedio.

Infine, estendere il concetto anche a giochi da tavolo ispirati alle tradizioni locali aprirebbe nuovi scenari sia turistici che culturali. Naturalmente, resta imprescindibile che il contenuto culturale resti centrale e rispettato: è il gioco a dover servire la cultura e il territorio, non il contrario.”