Scommesse ippiche, l’analisi del Masaf: ‘Gli italiani preferiscono la quota fissa’

'Grande ippica italiana', sito del ministero dell'Agricoltura, analizza la distribuzione sul territorio delle scommesse. Il Sud fa la parte del leone, specie in rapporto alla popolazione residente.
Scritto da Redazione

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Come è strutturata la mappa delle scommesse ippiche sul territorio nazionale nei primi sei mesi del 2025?

A dare una risposta è “Grande ippica italiana”, sito del ministero dell'Agricoltura, che utilizzando i dati dell’Agenzia dogane e monopoli analizza la distribuzione sul territorio delle scommesse di Ippica nazionale, la parte meno specialistica del bouquet proposto al pubblico, in quanto la parte del leone è rappresentata dalla Tris, Quarté, Quinté, ovvero dalla giocata più “popolare” dell’ippica.

Nel caso dell’ippica nazionale i dati del primo semestre 2025 parlano di un totale raccolto di 31,3 milioni di euro, dei quali 7 scommessi “a distanza”, pari al 22 percento, dato inferiore a quello della raccolta in totale che si aggira intorno al 35 percento. I numeri non sono alti come in passato, ma l’Ippica nazionale è ancora  una scommessa “fisica”, aggrappata al territorio e di conseguenza ai punti vendita che la propongono, si legge sul sito ministeriale.

“In valore assoluto la regione dove si scommette di più è la Lombardia, che sfiora i 4 milioni con una percentuale del 16,21 percento sul totale. Sul podio anche la Toscana (3,4 milioni e 14,7 percento) e il Lazio (2,7 milioni e 11,25 percento). Scendendo in classifica si trovano quasi appaiate Sicilia e Campania, poi Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia e Veneto, con le Marche a metà strada fra i territori nei quali si gioca di più e il gruppo degli altri. Incrociando i dati di raccolta e popolazione, si scopre come la Toscana sia il bacino nel quale la raccolta pro-capite è più alta, mentre la Lombardia, la regione più popolosa del Paese, scende addirittura a centro-classifica”.

Quanto alle province, “Milano recita ovviamente la parte del leone con 2,1 milioni, con buoni risultati anche in tre delle province che gravitano intorno alla metropoli, ovvero Monza, Pavia e Varese, tutte e 3 sopra i 300mila euro raccolti. Due gli impianti in attività nella Regione, ovvero Milano e Varese.

La Toscana si presenta davvero 'ippica', con Firenze in vetta, ma anche ottimi numeri  (soprattutto in rapporto alla popolazione) a Pisa, che sfiora i 600mila euro di gioco, e Livorno, a quota 428mila. Le due città sono sede di ippodromi particolarmente legati al territorio e questo ovviamente è un fattore importante, mentre i numeri di Pistoia (Montecatini) e Grosseto (Follonica), pur essendo buoni sono meno significativi.

Il Lazio è Roma-centrico visto che nelle restanti aree i dati sono poco significativi, con Frosinone e Latina (dove sorge il Garigliano) sotto i 200mila euro. La Capitale 'sfrutta' estensione e popolazione per superare in assoluto Milano e le due metropoli sono anche le sole a superare la barriera dei 2 milioni.

Sicilia e Campania sono praticamente appaiate e hanno in comune anche la tipologia di distribuzione sul territorio, visto che Palermo e Napoli sono logicamente al vertice con le altre province piuttosto diversificate. In Sicilia, oltre al capoluogo, spiccano Siracusa (con ippodromo) e Catania; in Campania ci sono Caserta (Aversa) e Salerno (Pontecagnano) che superano i 400mila euro, mentre le restanti aree delle due Regioni propongono risultati marginali.

Particolare la distribuzione dell’Emilia-Romagna, che vede la prevalenza di Bologna, ma con un distacco piuttosto basso rispetto a Modena e Cesena, entrambe sedi di ippodromi. Dati che, se si rapportano con la popolazione, ribaltano addirittura la classifica. Più 'tradizionale' invece la distribuzione in Piemonte, con Torino che polarizza quasi tutto il gioco e un dato particolare come quello di Alessandria, lontana da qualsiasi ambito ippica ma seconda per raccolta nella regione, quasi certamente solo per l’alto numero di abitanti.

Altro dato forse inatteso quello della Puglia, dove le due province sedi di ippodromo (Foggia e Taranto) sono surclassate da Bari (che mette sul piatto la popolazione nettamente superiore) e anche, a sorpresa, da Brindisi, dove la raccolta è arrivata a 271mila euro.

Assolutamente legato agli ippodromi è invece il Veneto, dove Padova e Treviso sono al vertice pur senza proporre risultati esaltanti. Così come le Marche, dominate da Fermo (Montegiorgio) e Macerata (Corridonia), mentre la popolosa provincia di Ascoli Piceno raccoglie solo le briciole. Poco significative le altre regioni, comprese Abruzzo, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia che pure sono sedi di ippodromi”.

Esaminati i numeri, il sito ministeriale evidenzia che “il carattere 'popolare' di una scommessa come la TQQ sembra essersi purtroppo perso. E a testimoniarlo è la bassa correlazione fra il dato della popolazione e quello della raccolta”. Ma “comunque la presenza di ippodromi nel bacino contribuisce a tenere accesa la fiammella che andrebbe ovviamente alimentata con nuovo 'carburante'”.

Per quanto concerne l'ippica di agenzia, la situazione è piuttosto differente. “Per la Quota fissa la percentuale della raccolta a distanza sale sino al 43,55 percento contro il 25,26 del totalizzatore e il 28,97 percento dell’Ippica nazionale. Il segnale è chiaro: le scommesse 'specialistiche' vengono giocate volentieri online e la percentuale della raccolta a distanza sale costantemente, mentre quelle al totalizzatore e dell’Ippica nazionale rimangono più legate alla rete fisica”.

Passando alla distribuzione per regione “della Quota fissa, la parte alta della graduatoria  propone sempre al vertice Lombardia, Lazio, Campania, Toscana e Sicilia, ma con un ordine diverso, ovvero con la Campania che in questi primi 6 mesi del 2025 figura in vetta con  il 19,5 percento del totale, con la Lombardia al secondo posto al 18,87 percento e la Toscana terza al 16,79 percento.

Il Lazio si ferma al 13,41 percento, con la Sicilia quarta al 9,42 percento e le altre più staccate. Impossibile ovviamente stabilire quali 'quote' del gioco online siano attribuibili alle singole Regioni, ma si può ipotizzare con ragionevole certezza che al Nord la pratica del gioco online sia più diffusa rispetto al sud”.

Nella raccolta al totalizzatore d’agenzia la Lombardia è ancora in testa, “ma la distribuzione delle varie regioni in questo caso si avvicina maggiormente a quella dell’ippica nazionale, con differenze meno marcate”.

La Quota fissa, si legge ancora su Grande ippica italiana, “rappresenta oggi la maggior parte delle giocate. Al vertice c’è Milano con il 14,14 percento della raccolta totale, seguita da Napoli (12,11 percento) e Roma (11,61 percento), poi più staccate Palermo (6,83 percento), Caserta (6,36 percento), Firenze (5,29 percento), Pisa (2,90 percento), Torino (2,79 percento), Fermo (2,65 percento), Bologna (2,57 percento) e Livorno (2,18 percento), mentre le altre province sono sotto la barriera del 2 percento. Interessante notare come tutti i bacini al top abbiano ippodromi attivi con una forte preponderanza di quelli che hanno impianti di galoppo.

Fra le altre province sedi di ippodromi troviamo appena sotto le top Siracusa e Varese, con Grosseto al quindicesimo posto, Salerno al diciannovesimo, seguita da Macerata, Bolzano, Modena, Treviso e Forlì-Cesena, mentre Padova è al ventottesimo posto e Taranto al trentunesimo”.

Per il totalizzatore, così come per le regioni di appartenenza, “c’è un maggiore appiattimento ed è abbastanza interessante rilevare il recupero di piazza come Bologna, Modena o Padova, forse a testimoniare come il trotto abbia un appeal maggiore verso chi si indirizza verso giocate come accoppiata o trio”.

Ed ecco la riflessione finale: “Tre modalità di gioco, tre schemi territoriali diversi. La sfida, oltre a puntare a un aumento dei dati complessivi, è probabilmente anche quella di intercettare le preferenze nei vari bacini. E questa piccola analisi dei numeri del primo semestre del 2025 può essere un inizio per cominciare a chiarirsi le idee. In alcune zone i giocatori tipicamente ippici, quelli che da sempre puntano a quota fissa, rappresentano ancora uno zoccolo duro importante e in attesa di quella riforma sulla quale le istituzioni stanno lavorando nel quadro generale dei giochi e delle scommesse, da lì può iniziare l’opera di consolidamento.

L’analisi preliminare della distribuzione geografica delle scommesse ippiche mostra che sull’ippica si scommette di più al sud piuttosto che al nord, specie se il dato è rapportato alla popolazione residente. Il trend è ancor più netto se il volume complessivo delle scommesse ippiche è rapportato al Pil nominale, decisamente più basso al sud rispetto al nord. Si tratta di valutazioni preliminari sulle quali fare ulteriori approfondimenti, anche nell’ottica di orientare le politiche di programmazione e sviluppo del comparto”.