Zega (Codere Italia): ‘Giocatore patologico crea danno anche a operatori’

Marco Zega di Codere Italia nel corso dell’evento ‘In Nome della Legalità’ a Viterbo rompe alcuni tabù ed evidenzia come il giocatore patologico crei un danno agli operatori stessi.
Scritto da Cc

“Lo stato è l’azionista di maggioranza della nostra attività, il gioco in Italia è riservato allo stato che lo delega attraverso delle concessioni. Il nostro, dunque, è un settore economico che lavora per lo stato che introita dalle nostre attività più del 50 percento, ovvero 11 miliardi all’anno. Bisogna fare chiarezza ed eliminare delle false credenze perché per calcolare la spesa affettiva dei giocatori vanno tolti i premi, motivo per cui siamo su numeri completamente diversi rispetto a quelli che vengono riportati. il secondo problema legato alla disinformazione riguarda invece il costo per curare persone affette dalle patologie che non supera il 10 perento.

A sottolineare questi concetti è Marco Zega, direttore Affari Istituzionali e Sviluppo Business di Codere Italia nel corso dell’evento “In Nome della Legalità” che si svolge oggi, mercoledì 22 ottobre, a Viterbo nella sala delle Colonne di Palazzo dei Priori, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Viterbo.

Zega evidenzia anche che a un’azienda come Codere “il giocatore patologico crea un danno, noi vendiamo un servizio di intrattenimento come lo fanno tanti operatori, vogliamo un giocatore che entra in sala per compare un’ora e mezzo e non ci serve quello che si rovina o che ricicla denaro. Noi operatori dobbiamo fronteggiare questo problema. In qualche maniera la differenza tra fisico e online è rappresentata dal rapporto con il cliente, perché i nostri operatori e sono in grado di indirizzare i clienti sulle scelte migliori, sono in grado di fare prevenzione e fargli informazione perché sono i primi a riceverla”.

Zega analizza anche la situazione attuale legata al bando online fatto in tempi straordinari. Tuttavia “noi che gestiamo il gioco a livello territoriale subiamo la concorrenza sleale del comparto online, perché la stessa macchina è anche presente sui telefonini. La differenza è che una paga il 95 percento e l’altra il 60 percento e questa diversa restituzione in premio crea una migrazione di giocato dal fisico all’online. Purtroppo all’online non sin possono stringere le maglie perché i giocatori sfuggono su altri siti illegali dove il giocatore è privo di protezione”.

Se guardiamo i dati dal 2019 a oggi, – aggiunge  Zega – il mutamento delle preferenze, indotto anche dalle normative restrittive con orari e luoghi sensibili (che non producono effetti desiderati), ha comportato che il giocatore dirottasse il proprio budget su altre tipologie che contribuiscono all’erario in misura minore. Se poi allarghiamo l’orizzonte all’attività di gioco non legali che si fanno con server non domiciliati in Italia è evidente che abbiamo perso su tutta la linea”.

Zega in un secondo giro di intervento conclude sottolineando che "le regole sono fondamentali ma non sono tutto perché la formazione e l’informazione sono ugualmente importanti, ancora di più in un ambiente di gioco come la sala bingo dove siamo in grado di erogare informazione anche alla clientela. Il lavoro del concessionario è importante anche in un’ottica di prevenire il disturbo da gioco e le esternalità che il gioco stesso produce”.