Scandalo Nba: poker illegale e scommesse truccate, si muove il Congresso
Lo scandalo che ha travolto l’Nba negli ultimi giorni sta assumendo proporzioni sempre più vaste. Dopo l’annuncio dell’Fbi, il 23 ottobre, delle incriminazioni e degli arresti del giocatore dei Miami Heat, Terry Rozier, e dell’allenatore dei Portland Trail Blazers, Chauncey Billups, accusati di essere coinvolti in due distinti scandali legati al gioco d’azzardo – uno incentrato su un giro di poker illegale e l’altro su scommesse sportive truccate – il Congresso degli Stati Uniti ha deciso di intervenire direttamente.
Dopo gli arresti, Rozier e Billups sono stati immediatamente sospesi. Il primo, già sotto indagine federale dallo scorso gennaio, è accusato di aver condiviso informazioni riservate sui giocatori, che sarebbero state utilizzate per manipolare partite o performance individuali. Il suo nome compare tra i sei imputati dell’operazione dell’Fbi denominata “Operation nothing but bet”. Billups, invece, avrebbe avuto un ruolo secondario nello scandalo, legato a una rete di partite di poker clandestine con presunti legami con la criminalità organizzata. Tra gli arrestati anche l’ex giocatore Damon Jones, coinvolto nel filone delle scommesse sportive.
LA REAZIONE DEL CONGRESSO – Il giorno successivo agli arresti, la House committee on energy and commerce – una delle commissioni parlamentari più influenti di Washington – ha inviato una lettera ufficiale al commissioner dell’Nba Adam Silver, chiedendo un “briefing dettagliato” e una serie di chiarimenti urgenti.
Il documento elenca cinque punti chiave su cui l’Nba dovrà fornire risposte entro il 31 ottobre: i dettagli sulle pratiche fraudolente e illegali di scommesse che coinvolgono giocatori, allenatori e funzionari della lega; le misure adottate per limitare la divulgazione di informazioni riservate a fini illegali; l’efficacia del Codice di condotta nel prevenire attività criminali legate al gioco d’azzardo; eventuali lacune regolamentari che hanno permesso il verificarsi di questi schemi di scommesse; la revisione dei rapporti commerciali tra Nba e società di scommesse sportive.
UN VUOTO NORMATIVO – Dal 2018, dopo l’abolizione da parte della Corte Suprema del Professional and amateur sports protection act (Legge sulla tutela dello sport professionistico e amatoriale), la regolamentazione delle scommesse sportive è diventata una competenza dei singoli Stati. Il governo federale, quindi, non esercita un controllo diretto sul settore, se non per la riscossione di una tassa sulle attività di betting. Tuttavia, la Commissione del Congresso ha ricordato di avere piena giurisdizione sulle questioni legate al commercio interstatale, alla tutela dei consumatori e all’integrità dello sport. Negli anni, la stessa Commissione è stata protagonista di importanti indagini, come quelle sul doping nella Major league baseball o sugli abusi negli sport olimpici.
Ora, con il proliferare di piattaforme di scommesse e di “mercati predittivi” che trasformano ogni statistica sportiva in un potenziale investimento, il Congresso sembra intenzionato a ridefinire il proprio ruolo di controllo.
LE CONTROMISURE DELL'NBA – L’Nba, da parte sua, ha ribadito di avere una politica di tolleranza zero sul betting riguardante il campionato, la G League e la Wnba. Nel 2024, dopo il caso di Jontay Porter, accusato di combine e bandito a vita dalla lega, Silver aveva rafforzato le norme interne, vietando espressamente ogni tentativo di influenzare o manipolare una gara e la divulgazione di informazioni confidenziali.
Inoltre, la lega ha introdotto restrizioni tecnologiche: giocatori e allenatori non possono utilizzare i loro telefoni cellulari da 45 minuti prima fino alla fine della partita, e l’Nba players association ha promosso ulteriori misure di privacy, anche a livello statale. Nonostante tutto, però, la nuova ondata di scandali sembra indicare che le barriere regolamentari — sia interne sia esterne — non siano bastate.
Per Adam Silver, atteso a Washington entro fine mese, questa sarà una delle sfide più delicate del suo mandato: difendere la reputazione dell’Nba in un momento in cui la linea tra sport e business non è mai stata così sottile.