Il poker deve reinventarsi per conquistare la Generazione Z
Per decenni il poker ha evocato immagini di tavoli nei club, completi su misura e lunghe partite tra professionisti. Oggi, però, il gioco si trova davanti a una trasformazione radicale. Con l’arrivo della Generazione Z – con abitudini e aspettative completamente diverse – l’industria deve reinventarsi per restare competitiva.
Julien Liarte, Business Development Manager di Flutter Entertainment, ha spiegato S Sigma news: “La Gen Z cerca immediatezza, senso di comunità e contenuti interattivi. È per questo che stanno nascendo nuove forme di poker live collegate ai prodotti online: esperienze autentiche, dinamiche e connesse.”
Del resto i dati parlano chiaro: secondo un sondaggio NerdWallet 2024, il 69% dei giovani tra i 18 e i 26 anni ha scommesso almeno una volta negli ultimi 12 mesi, superando Gen X (58%) e Baby Boomer (57%). TransUnion, inoltre, segnala che l’attività di betting complessiva negli Stati Uniti è salita al 30% nel secondo trimestre 2025, con un +34% tra i Gen Z e un +42% tra i Millennial.
Ma questi nuovi giocatori hanno esigenze diverse: amano formati brevi, esperienze mobile-first e interazioni sociali. Come spiega Simon Isbäck, Head of Poker di Cubeia Sweden AB: “La Gen Z percepisce il poker come un gioco da boomer. Bisogna innovare i formati: sessioni più corte, esperienze più fluide e integrate con funzioni social.”
EVOLUZIONE TECNOLOGICA – La rivoluzione è anche (e soprattutto) digitale. Il mobile è ormai la piattaforma principale. Interfacce intuitive, app fluide, chat integrate, streaming e condivisione sono must per i nuovi utenti.
Baard Dahl, iPoker Network Director di Playtech, aggiunge: “L’industria del poker sta evolvendo verso esperienze cross-device e mobile-native, con interfacce gamificate e visivamente coinvolgenti, lontane dai tradizionali client statici.”
LE SFIDE DEL FUTURO – Reinventarsi non è privo di rischi. Il principale? Perdere l’essenza del poker come gioco di abilità. Isbäck avverte: “Il successo a lungo termine arriverà solo se il poker continuerà a valorizzare la componente di skill più che quella di azzardo.”
La regolamentazione, poi, resta complessa: le diverse giurisdizioni classificano il poker in modo variabile, influenzando percezione e accesso ai mercati. A questo si aggiunge la necessità di tutelare l’integrità del gioco, contrastando bot, assistenze algoritmiche e comportamenti scorretti.
Infine, attirare la Gen Z non basta: serve fidelizzarla. I giocatori occasionali tendono ad abbandonare più rapidamente, perciò l’industria deve offrire esperienze che restino interessanti nel tempo.