Francia, casinò fisici contro il gioco online: ‘Legalizzazione costa 546 milioni allo Stato’

L'associazione Casinos de France attacca duramente il settore del gioco online denunciando 'falsità' e promesse ingannevoli, ma soprattutto gli alti costi per la legalizzazione.
Scritto da Dd

Parigi, foto di Rodrigo Kugnharski (Unsplash)

La battaglia tra casinò tradizionali e operatori del gioco online raggiunge un nuovo livello di scontro in Francia. Casinos de France, l'associazione che rappresenta i casinò fisici del paese, lancia un durissimo attacco contro quella che definisce "la lobby del gioco d'azzardo online", accusandola di diffondere falsità sulla presunta convenienza della legalizzazione dei casinò digitali.

Al centro della controversia c'è una cifra: 1,2 miliardi di euro. Secondo l'Associazione francese del gioco online (Afjel), questo sarebbe il "mancato guadagno" per lo Stato derivante dalla mancata legalizzazione dei casinò online. Ma per Grégory Rabuel, presidente di Casinos de France e Ceo del Gruppo Barrière, si tratta di una "bufala".

LA POSIZIONE DI RABUEL – "Il deficit di 1,2 miliardi di euro millantato dall'Afjel non esiste", dichiara senza mezzi termini Rabuel. "È una bufala e, cosa ancora peggiore, rappresenterebbe una perdita per lo Stato: distruzione di posti di lavoro locali, riduzione dei bilanci comunali, impoverimento della vita culturale nelle città e nei villaggi". Secondo i calcoli di Casinos de France, la realtà sarebbe esattamente opposta: la legalizzazione dei casinò online comporterebbe una perdita netta annua di 546 milioni di euro per le finanze pubbliche, considerando gli effetti indiretti legati alla salute e all'occupazione nelle comunità locali. "Per non parlare dell'impatto sulla salute mentale dei francesi, che ammonterebbe a centinaia di milioni di euro di costi aggiuntivi per la Previdenza Sociale", aggiunge Rabuel.

A sostegno della propria posizione, Casinos de France presenta i numeri imponenti del settore dei casinò fisici in Francia. Le attività dei 203 casinò francesi e dei 7 casinò parigini si basano su "un modello consolidato, regolamentato, trasparente e responsabile", formando un ecosistema che supporta oltre 31.000 posti di lavoro diretti e indiretti. Il contributo economico è significativo: 1,6 miliardi di euro di entrate fiscali e previdenziali, con oltre 600 milioni di euro versati annualmente ai comuni locali, metà dei quali finanzia direttamente investimenti locali e attività culturali e artistiche nelle città francesi.

"Questo modello non è meramente economico; è sociale, umano e profondamente responsabile", sottolinea l'associazione. La presenza territoriale capillare della Francia – con la più grande rete di casinò in Europa – offre alla stragrande maggioranza dei giocatori l'opportunità di godersi il proprio tempo libero in un ambiente regolamentato, accogliente e sicuro.

DIFFERENZA CRUCIALE SU TUTELA DEI GIOCATORI – Uno degli argomenti centrali nella battaglia contro i casinò online riguarda la tutela dei giocatori. In un casinò fisico, ogni giocatore viene controllato prima ancora di entrare, i minori vengono sistematicamente esclusi e i comportamenti a rischio vengono identificati e affrontati da personale qualificato. "Il supporto è reale, immediato e umano", rivendica Casinos de France. Al contrario, "in assenza di qualsiasi prossimità fisica con i propri clienti, gli operatori digitali operano in un ambiente che non garantisce lo stesso livello di sicurezza ai giocatori". I casinò fisici si presentano come centri vivaci di vita comunitaria e di connessione sociale, dove il gioco d'azzardo non è mai incentivato, ma rimane un'attività controllata e monitorata, integrata nell'economia locale.

L'associazione punta il dito contro i risultati disastrosi ottenuti in altri paesi europei che hanno legalizzato i casinò online. "Ovunque i casinò online siano stati legalizzati, il gioco d'azzardo digitale non ha integrato l'offerta fisica; l'ha assorbita, senza arginare il gioco d'azzardo illegale", denuncia il comunicato. Gli esempi citati sono molteplici e preoccupanti. In Svezia, i casinò fisici sono scomparsi, eppure quasi il 40 percento delle scommesse viene ancora piazzato su siti non autorizzati. In Finlandia, il monopolio di Stato ha perso metà della sua rete, mentre le piattaforme offshore prosperano. In Svizzera, nonostante il blocco Dns, i siti illegali ricompaiono con diverse estensioni di dominio. In Belgio, un numero crescente di giocatori sta migrando all'estero, attratto da bonus e condizioni più permissive.

"Il meccanismo è inarrestabile: quando i servizi digitali prendono piede, catturano i clienti esistenti senza crearne di nuovi. Il mercato non si espande, si sposta e le attività illegali prendono piede", spiega Casinos de France. La promessa di nuove entrate si è trasformata ovunque in una perdita netta per le comunità locali: calo dell'attività economica, perdita di posti di lavoro, aumento dei comportamenti rischiosi e persistenza di un fiorente mercato nero.

"LA REGOLAMENTAZIONE GIÀ ESISTE" – Casinos de France respinge anche l'argomento secondo cui l'attuale quadro normativo sarebbe obsoleto. A riprova della sua efficacia, l'associazione cita la recente operazione congiunta del Servizio centrale di corse e giochi (Sccj) e dell'Autorità nazionale per il gioco (Anj), che ha portato allo smantellamento del sito web illegale Crésus Casino. "Questa azione esemplare dimostra che la legislazione francese dispone già degli strumenti necessari per proteggere i giocatori e garantire lo stato di diritto", sostiene l'associazione. Per Casinos de France, l'unica risposta credibile al gioco d'azzardo illegale è rafforzare le risorse a disposizione delle autorità di regolamentazione per smantellare definitivamente le reti illegali e far rispettare la legge con maggiore fermezza.

"La vera eccezione francese non è l'assenza di casinò online, ma la ricchezza e la densità della sua rete fisica", rivendica Casinos de France. Con oltre 200 stabilimenti distribuiti su tutto il territorio nazionale, questo modello di equilibrio e presenza locale costituisce "la vera eccezione francese, invidiata e riconosciuta in tutta Europa". Il messaggio finale è un appello alla responsabilità: "Con il pretesto della digitalizzazione dell'economia, non possiamo vendere tutto, mettere tutto online o commercializzare tutto. Non permettiamo la legalizzazione di un'attività pericolosa per la salute dei francesi e destabilizzante per le economie delle nostre regioni e del Paese nel suo complesso".