Manovra 2026: chiuse le audizioni, in attesa degli emendamenti ecco tutte le richieste sul gioco

Concluso il ciclo di audizioni sul Ddl Bilancio, fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Tra le memorie in evidenza la richiesta della Conferenza delle Regioni di rendere strutturale la quota sugli apparecchi da gioco.
Scritto da Dd

Giancarlo Giorgetti - Foto tratta dalla pagina Facebook "Giancarlo Giorgetti Pagina Fan"

Nella giornata di ieri, giovedì 6 novembre, con l’intervento del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, le commissioni Bilancio di Camera e Senato, in seduta congiunta hanno concluso il ciclo di audizioni preliminari all’esame del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e del bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 (A.S. 1689).

La commissione Bilancio del Senato ha fissato al 14 novembre, ore 10, il termine per la presentazione degli emendamenti al testo, aprendo così la fase operativa dell’iter parlamentare.

I TEMI DELLE AUDIZIONI – Tra i temi emersi nelle audizioni, particolare rilievo ha assunto la questione della compartecipazione al gettito dell’imposta sugli apparecchi e congegni di gioco da parte degli enti locali. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in un documento firmato dal presidente Massimiliano Fedriga e presentato alla Commissione Bilancio del Senato, ha inserito la misura tra le “prime valutazioni” sul ddl.

Nel testo si legge: “Le Regioni hanno richiesto una compartecipazione dall’entrata in vigore dello schema di decreto legislativo in materia di giochi pubblici ammessi attraverso la rete fisica in discussione alla Conferenza Unificata. Il Ddl Bilancio prevede la compartecipazione regionale del gettito dell’imposta sugli apparecchi e congegni di gioco di cui all’articolo 39, comma 13, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, riferibile al territorio regionale, una tantum per il 2026. Si chiede l’impegno del Governo che, a valle della gara che lo Stato si appresta ad emanare, di valutarne la sua evoluzione”.

La richiesta delle Regioni punta dunque a trasformare la misura da intervento una tantum a strumento strutturale di finanziamento, legato al presidio del gioco pubblico sul territorio. L’obiettivo è garantire un ritorno economico stabile alle amministrazioni locali, in linea con il ruolo di controllo e di prevenzione che esse svolgono.

Nella giornata di lunedì 3 novembre il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha proposto di introdurre una sin tax anche sul gioco d’azzardo per finanziare la sanità pubblica. “Il settore del gioco continua a generare volumi economici rilevanti e potrebbe contribuire in maniera significativa al fabbisogno sanitario nazionale”, ha spiegato, indicando la misura come una delle possibili strade per reperire nuove risorse insieme a tasse su sigarette, alcol, bevande zuccherate, redditi milionari ed extraprofitti.

PROSSIMI PASSI – Con la scadenza per gli emendamenti fissata al 14 novembre, il confronto politico entrerà nel vivo. Il tema della compartecipazione al gettito del gioco si annuncia come uno dei punti di discussione più rilevanti, insieme alle altre misure di finanza pubblica previste nella manovra.

Il provvedimento, ad oggi, per quanto riguarda il gioco comprende lo stanziamento di 80 milioni di euro per il 2026 destinati al Fondo per l’attuazione della delega fiscale finalizzata alla riorganizzazione della rete fisica in materia di giochi pubblici, collocando questo intervento tra le misure di rifinanziamento più rilevanti, insieme ai 250 milioni per le missioni internazionali, ai fondi perequativi per le misure fiscali e alle risorse per le politiche in favore delle persone con disabilità e per il finanziamento di strumenti multilaterali.

Per quanto riguarda il settore ippico è prevista anche la possibilità di presentare disegni di legge collegati alla Manovra, in genere su temi fiscali o settoriali, entro il 31 gennaio 2026. Scorrendo la lista dei disegni di legge collegati al Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), ne appare uno titolato “Disposizioni in materia di riforma del settore ippico”