Agcom-Google e divieto pubblicità gioco, il 27 il parere dell’avvocato generale della Cgue
È previsto per il 27 novembre il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea sulla causa che vede contrapposti l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e Google Ireland Limited in merito al divieto di pubblicità al gioco introdotto dal decreto Dignità varato nel 2018.
All'esame c'è la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato nel giugno 2024, che mette al centro due questioni: “Se, in base all’articolo 1, paragrafo 5, della direttiva 2000/31/Ce,, il regime di responsabilità degli hosting provider di cui all’articolo 14 della direttiva medesima sia applicabile alle attività relative alla pubblicizzazione online di giochi o scommesse con vincite di denaro nonché alla pubblicizzazione del gioco d’azzardo.
Laddove la Corte di giustizia risponda in senso affermativo al primo quesito (id est ritenendo che la direttiva 2000/31/Ce si applichi anche alla responsabilità degli hosting provider per la pubblicizzazione di giochi o scommesse con vincite di denaro nonché alla pubblicizzazione del gioco d'azzardo), si invita la Corte di giustizia medesima a pronunciarsi, ai sensi dell’articolo 267 Tfue, anche sul seguente quesito: Se il regime di responsabilità di cui all’articolo 14 della direttiva 2000/31/CE, sia applicabile ad un hosting provider quale Google con riferimento ai contenuti pubblicati dai titolari dei canali YouTube con cui Google abbia concluso l’accordo di partnership commerciale sopra descritto”.
L’Autorità ha contestato a Google che attraverso cinque canali, di titolarità del content creator denominato “Spike”, contenti oltre 500 video caricati giornalmente, veniva realizzata la promozione di innumerevoli siti internet di giochi con vincite in denaro in violazione del divieto di pubblicità vigente.
Secondo l'Agcom l’utente Spike non è qualificabile come un “utente ordinario” di YouTube avendo aderito, a partire dal 2019, al “Programma partner” di You Tube (Ypp), beneficio riconosciuto in ragione del “successo” ottenuto tramite i menzionati canali contestati; pertanto ha comminato a Google una sanzione amministrativa di 750.000 euro, ordinandogli di rimuovere 630 video dalla piattaforma di condivisione e quelli aventi contenuti analoghi a quelli oggetto del procedimento e pertanto in violazione del decreto Dignità.
Il Consiglio di Stato ha disposto la sospensione del processo in attesa della pronuncia della Corte di giustizia europea, che però dovrebbe essere emessa nei prossimi mesi.