Causa Lefebvre e Casinò VdA, Corte d’appello: ‘Risarcimento passa da 43 milioni a 965mila euro’

Contenzioso tra la Gestione straordinaria del Casinò Saint Vincent e il Gruppo Lefebvre, la Corte d’appello di Torino riduce risarcimento dovuto a Elle Claims e Sitmar, Ma ci potrebbe essere un ulteriore ricorso in Cassazione.
Scritto da Redazione

© Corte di Appello di Torino - Sito ufficiale

Nuova puntata, e settima sentenza, per il contenzioso aperto dal Gruppo Lefebvre – attraverso le società Elle Claims e Sitmar Spa (ex Sitav) – che ha chiesto al Casinò de la Vallée di Saint Vincent un risarcimento di 43 milioni 606mila euro per il mancato pagamento di affitti di parcheggi e magazzini nel passaggio di gestione dal privato al pubblico della casa da gioco.

A formulare la nuova sentenza è la seconda sezione civile della Corte d’appello di Torino grazie alla quale dalla richiesta di oltre 43 milioni si è passati a meno di un milione, cioè 965mila euro, che Gestione straordinaria deve risarcire a Elle Claims e Sitmar, secondo quanto si legge sul quotidiano La Stampa. Riducendo quindi la penale a un milione al giorno di ritardo, cioè l’1 percento di quanto pattuito in contratto.

Secondo quanto ricorda la testata, “l’oggetto di causa riguarda l’affitto di beni della Sitav a Gestione straordinaria Casinò de la Vallée con il contratto del 29 giugno 1994 che avrebbe dovuto durare dal 1° luglio al 31 dicembre di quell’anno. Poi ci fu una proroga di sei mesi quindi una ulteriore, fino al 30 settembre 1995. Per l’uso di banca dati, parcheggi, un capannone di attrezzi, il tunnel di collegamento tra casa da gioco e Grand hotel Billia, l’accordo prevedeva sei miliardi di lire da pagare con quote mensili di 20 milioni e prevedeva una penale mostruosa di cento milioni (sempre in lire) per ogni giorno di ritardo nella riconsegna dei beni. E ritardo ci fu sia per i beni immobili e ancor di più per la banca dati. Inoltre c’erano da pagare anche le penali”.

 

A febbraio del 2023 la Corte di Cassazione ha disposto con un'ordinanza l'annullamento, con rinvio alla Corte di appello di Torino in diversa composizione, della sentenza con cui la Corte d'appello di Torino, nel novembre del 2020, aveva respinto la richiesta di risarcimento, ma nonostante questa pronuncia favorevole l'avvocato difensore del Gruppo Lefebvre, Antonio Rappazzo, nell'estate del 2023 l'ha impugnata per revocazione dopo avere trovato un errore nella sentenza “perché anche la Spa è obbligata a pagare 43 milioni unitamente alla Gestione straordinaria e alla Regione Valle d’Aosta, che ne è garante”.

Ora Rappazzo, alla luce del verdetto appena emesso, si dice intenzionato a presentare un’istanza “di correzione” alla Corte d’appello di Torino per “un errore nel conteggio degli interessi”, visto che si sarebbero dovuti “calcolare quelli commerciali, non legali, cioè il doppio”, fatto per cui il credito salirebbe a due milioni. “Se l’istanza sarà respinta è probabile che la Elle Claims si rivolgerà alla Cassazione”, riporta il quotidiano sabaudo.

Ed ecco le parole dei giudici: “La penale è manifestamente eccessiva e va pertanto ridotta. La penale prevista dalle parti per una somma di cento milioni di lire per ogni giorno di ritardo nella riconsegna dei beni se rapportata al canone mensile previsto di 20 milioni di lire indica che un ritardo di 30 giorni avrebbe comportato una penale di 3 miliardi di lire, 150 volte il canone mensile per lo stesso periodo. Una simile quantificazione renderebbe l’inadempimento molto più conveniente per il creditore rispetto allo stesso adempimento, in conflitto con la ratio prevista per la penale”.