Gioco pubblico in Italia: tutte le sfide politiche ancora aperte in questo inizio 2026

Dalla gestione della rete fisica alla riforma dell'ippica, dalla regolamentazione degli esports all’ippicoltura, i nodi normativi ancora da sciogliere in questo 2026.
Scritto da Dd

Il panorama del gioco pubblico in Italia continua anche in questo 2026 a vivere un momento di profonda trasformazione. Dopo il riordino del gioco online messo a punto, non senza criticità, nel corso del 2025, i prossimi mesi saranno caratterizzati dal tentativo di completare il riordino del settore con la riorganizzazione del gioco fisico. 

IL RIORDINO DEL GIOCO FISICO – Il decreto legislativo n. 41 del 25 marzo 2024, nel 2025, come detto, ha delineato la cornice normativa per i giochi pubblici a distanza, stabilendo requisiti per le concessioni e misure di tutela per il giocatore, ma ha lasciato in sospeso diversi segmenti del settore che attendono risposte chiare e una disciplina organica. Uno dei temi più urgenti riguarda il riordino della rete fisica, ovvero la distribuzione territoriale di apparecchi e punti vendita, che attualmente soffre di una regolamentazione estremamente frammentata.

Sebbene la normativa abbia posto come cardini la prevenzione della ludopatia e il contrasto al gioco illegale, istituendo anche una Consulta permanente dei giochi pubblici per monitorare il fenomeno, restano ancora da implementare strumenti operativi fondamentali. Tra questi figurano sistemi di auto-esclusione realmente efficaci, campagne informative strutturate e modelli di valutazione dell’impatto sociale sul territorio, che rappresenteranno i terreni decisivi del confronto politico nei prossimi mesi per assicurare la tracciabilità dei flussi e la piena legalità del comparto. 

Ma più di tutto la politica sarà chiamata a risolvere il conflitto tra le leggi regionali e l'esigenza di un’impostazione unitaria nazionale, cercando un coordinamento tra lo Stato e gli enti locali per definire una nuova mappatura dei punti gioco che bilanci la tutela della salute, il presidio di legalità e la sostenibilità economica della filiera. Nodo centrale sarà probabilmente quello della compartecipazione delle Regioni alle entrate erariali derivanti dal gioco, che dopo la richiesta avanzata dai loro rappresentanti, è entrato in parte anche nella Legge di Bilancio, così la riforma del settore ippico.

LA RIFORMA DELL'IPPICA – Parallelamente infatti, il dibattito politico negli ultimi mesi si è concentra anche sul rilancio del comparto ippico, con gli attori principali che continuano a chiedere il riconoscimento del loro ruolo, anche economico, a partire dall'allevamento dei cavalli al sistema di gestione di gestione degli ippodromi. In questo ambito, il settore attende una ristrutturazione stabile dei meccanismi di finanziamento per le corse e le scommesse ippiche, con l’obiettivo di integrare stabilmente questo segmento nel quadro generale del gioco pubblico e garantire entrate costanti. Le risposte, almeno le principali, potrebbero essere nelle pieghe della Manovra di Bilancio, che in fase di elaborazione in Parlamento ha visto entrare anche il Collegato per la riforma dell'ippica, che mira a rafforzare le risorse destinate ai montepremi, dare maggiore trasparenza alla programmazione delle corse, introdurre strumenti regolatori più moderni e favorire la valorizzazione degli ippodromi e delle filiere connesse.

IL TEMA DELL'IPPICOLTURA – Questo 2026 è chiamato anche a definire le sorti della proposta di legge n. 329 sulla disciplina dell’ippicoltura, che punta a riconoscere e regolamentare in modo organico un comparto che in Italia conta migliaia di addetti, allevatori e operatori economici legati al cavallo. Dopo i numerosi rinvii dei mesi scorsi il provvedimento dovrebbe tornare all'esare della Camera a fine gennaio. La prosecuzione dell'esame è auspicata anche dalla stessa proponente del Ddl, Maria Chiara Gadda (IV) che ha sottolineato come la filiera del cavallo abbia bisogno "che si facciano passi in avanti per dare nuovo impulso al settore. La Pdl sarebbe importante per mettere ordine e chiarire le attività da includere nella fiscalità agricola e di conseguenza nei Psr. Dalla maggioranza serve più serietà, e non solo parole.”

LE COMPETIZIONI VIDEOLUDICHE – Si resta in tema di rinvio anche cambiando settore e spostandosi su un piano prettamente digitale. Un’altra sfida rilevante, infatti, è rappresentata dalla regolamentazione delle competizioni videoludiche. Anche in tal caso il percorso avviato nei mesi scorsi attorno alla proposta di legge del senatore leghista Roberto Marti, ha subito numerosi rinvii. In tal caso il legislatore mira a definire un perimetro giuridico che distingua chiaramente queste attività dal gioco d’azzardo, sebbene persistano tensioni parlamentari riguardo ai meccanismi di monetizzazione che ricordano dinamiche aleatorie. Questo scenario richiede la ricerca di un difficile equilibrio tra lo sviluppo dell’economia digitale e la necessaria protezione dei minori.

Il Ddl è in sospeso da diverso tempo ormai, dopo che, nel marzo 2024, era emersa la necessità di una relazione tecnica per escludere l’insorgenza di oneri a carico della finanza pubblica nella gestione delle nuove competizioni videoludiche, dopo che già altre commissioni avevano bocciato altre misure, come ad esempio l'introduzione della possibilità di scommettere sulle competizioni videoludiche.