Parlati (Acmi): ‘Formazione del personale delle sale pilastro strategico del domani’

Secondo il presidente dell’Associazione costruttori macchine intrattenimento, il nodo centrale resta puntare su locali più sicuri, con la formazione che si fa pilastro per un nuovo ruolo ‘sociale’ delle sale giochi.
Scritto da Daniele Duso

“Il tema della formazione del personale rappresenta uno degli argomenti del futuro”. A dirlo è Gennaro Parlati, presidente di Acmi, l’associazione che riunisce i costruttori di macchine da intrattenimento, con il quale in avvicinamento alla fiera Feexpo di Bergamo abbiamo chiacchierato sul futuro delle sale, in generale, che passa non solo da nuove regole su distanze e distribuzione, ma da un cambio di paradigma sul capitale umano. La professionalizzazione degli addetti diventa così, come è emerge dalle sue parole, un pilastro strategico tanto quanto l’innovazione tecnologica delle Awp.
Partiamo da una sua dichiarazione di qualche tempo fa. Lei ha detto: ‘chiediamo con fermezza un coinvolgimento nel processo di riordino’, ma è un tema sul quale non sono emerse particolari novità, o sbaglio? 
“L’ho detto, e lo ribadisco. Perché il confronto con gli operatori è quello che ritengo fondamentale, anche in questa fase di studio, valutazione e stesura del progetto, e poi soprattutto quando si metterà mano alla modifica degli apparecchi, più che altro all’upgrade che sarà necessario fare sull’Awp. In quel caso il confronto con noi è indispensabile in termini di competenze: poi è chiaro che l’organo preposto a decidere è l’amministrazione, ma un confronto per evitare errori non è solo auspicabile, è inevitabile. Come ho sempre detto il riordino è un’occasione unica e imperdibile per il settore per rimettere in piedi, e in ordine, tutto quello che è stato fatto in questi anni, e molte cose sono state fatte anche bene”. 

Quali sono i temi principali sui quali a vostro parere non si dovrà transigere? 
“Chiaramente c’è la necessità di riordinare innanzitutto il tema della distribuzione, che è il tema principale in discussione, e quindi il rapporto con gli enti locali, con regioni e comuni. Mi sembra che con la legge di bilancio si sia trovata la possibilità di individuare dei fondi che saranno girati alle regioni: credo che questo sia un problema prossimo alla risoluzione. A breve ci sarà l’incontro tra governo ed enti locali e si troverà la quadra sui temi principali, che sono le distanze e gli orari."
Secondo lei questo accordo sarà sufficiente a sistemare tutto?
"Tutto il riordino, compresa la definizione delle gare, può essere preso in considerazione soltanto nel momento in cui ci sarà l’accordo Stato–Regioni. È complicato immaginare una gara senza sapere dove puoi mettere le macchine, come le puoi distribuire, con quali orari e con quali vincoli. Il tema dei temi resta questo, e mi auguro che venga sciolto. Ma il problema vero è stabilire quali sono le regole sulle quali dobbiamo trovare l’accordo. Se l’intesa con gli enti locali dovesse essere penalizzante rispetto a quanto già accade adesso, preferisco che rimanga una situazione schizofrenica sul mercato. Noi da anni cerchiamo la possibilità di avere un’uniformità di intervento a livello locale, con distanze e orari uguali per tutti, ma se nella trattativa le scelte su distanze e orari fossero peggiorative rispetto a quelle attuali in alcune regioni, mi tengo quello che ho: non vado a fare una regola che mi penalizza."

Le sue parole lasciano intendere che anche se i problemi sono da ricercare altrove, come nel gioco online, probabilmente i distanziometri resteranno?
"Credo che la distanza resterà tra gli argomenti presi in considerazione: le distanze resteranno, saranno probabilmente ridotte e la discussione si concentrerà un po’ sui punti sensibili, perché alcuni sono proprio anacronistici. La distanza dal cimitero, per esempio, è una follia: non si capisce quale rischio si possa correre. Meglio un locale sano e tranquillo, dove il giocatore è tutelato da infrastrutture e apparecchi interni, piuttosto che metterlo a 500 o 600 metri in un locale isolato, da solo in un bar. A tutela del consumatore, la prima soluzione è nettamente migliore. L’ho detto in più occasioni: cerchiamo di trovare una quadra che faccia bene a tutti. Il tema delle distanze come quello degli orari si è dimostrato, in alcuni casi, anche dannoso e comunque non risolutivo. È inutile accanirsi su questi strumenti quando oggi ci sono dati concreti che dimostrano che spostare di 300 o 400 metri le distanze non serve a nulla. Piuttosto rendiamo i locali sicuri, formiamo il personale e facciamo un prodotto tecnologicamente più sicuro di quello che c’è attualmente.”
Parlando del prodotto, a suo parere, quali sono gli aspetti che sono migliorabili?
"L’Awp è da sempre uno dei prodotti più sicuri in commercio, ma possiamo avvalerci della tecnologia perché diventi ancora più sicuro per il consumatore. Io penso che la questione del prodotto, come Acmi, sia un altro punto che ci riguarda molto da vicino. Si dovrà mettere mano a un nuovo prodotto, a una nuova Awp tecnologicamente avanzata, e su questo il confronto diventa indispensabile. Ci sono linee guida richiamate nella legge delega, in particolare sul controllo da remoto e su come immaginare e realizzare il prodotto futuro. Parliamo di una macchina che dovrà vivere e sopravvivere a dieci anni di concessione: dovrà essere non solo tecnologicamente avanzata, ma prospetticamente avanzata."

Spostandoci sul lato dell’amusment, del puro divertimento e dunque delle macchine comma 7, qualche giorno fa, nella sede del Senato, a Roma, è stato presentato il progetto Safe Play. Per lei che ha partecipato allo sviluppo del progetto quali sono i punti da mettere in evidenza?
"Ho voluto sottolineare una prerogativa che può essere riconosciuta alle sale giochi di una volta, quelle rivolte ai ragazzi con macchine senza moneta: possono tornare a essere luoghi di aggregazione. Il tema dell’isolamento sociale riguarda anche i nostri ragazzi: i giovani stanno sempre più a casa, legati al telefonino, ai videogiochi sulla TV. Il settore potrebbe farsi carico di un ruolo importante, con una distribuzione in sale dove i ragazzi siano controllati e tutelati e che tornino a essere sani luoghi di aggregazione."

Ma in che modo le sale arriva a rivalutarsi come centri di aggregazione sociale?
"Abbiamo avviato una collaborazione con un’associazione che si occupa di bullismo e isolamento giovanile, con loro l’obiettivo è alzare il livello di competenza su questi temi, tanto da far diventare la sala e l’operatore in sala una sorta di sentinella sul territorio. Il tema della formazione del personale rappresenta uno degli argomenti del futuro: il personale dovrà avere competenze molto più ampie di quelle attuali, una conoscenza maggiore delle problematiche e dei rischi, per poter prevenire eventuali criticità."
La formazione, dunque, diventa uno dei pilastri strategici su cui costruire il domani delle sale giochi, intese in generale?
"Sì, io ci credo moltissimo nella rivalutazione delle sale giochi classiche per i ragazzi e ci credo moltissimo per questo settore, e questo ‘nuovo’ ruolo sociale mi sembra uno sbocco naturale. A mio parere per tutte le sale, anche se un discorso simile è più complicato quando l’attenzione si sposta sulla materia delicata dei giochi a moneta, dove subentrano preconcetti e una visione critica, ma se si cominciasse a lavorare in maniera sinergica, sia tra operatori sia tra interlocutori politici e istituzionali, questa materia potrebbe essere trattata come qualsiasi altra industria del Paese: con attenzione, delicatezza e competenze, senza considerare chi ci lavora come persone di serie B."
Sì, un aspetto spesso incomprensibile, a maggior ragione pensando a come il settore del gioco italiano sia uno dei meglio regolamentati a livello mondiale, come spesso emerge.
"Già, noi siamo il Paese sul quale, negli ultimi anni, si è posta più attenzione, e siamo imitati nel mondo: siamo stati i primi a costruire un sistema di controllo del gioco. Ma come al solito siamo bravi a farci male da soli. Io credo che prima o poi sarà riconosciuto a questa industria il valore che ha, anche considerando i volumi di raccolta che genera. Probabilmente si dovrà soffrire ancora un po’, ma camminando sempre a testa alta il riconoscimento arriverà."