Scommesse online: la Cassazione conferma l’imposta anche per i bookmaker esteri
La Corte di Cassazione ha stabilito che i bookmaker stranieri che raccolgono scommesse sul territorio italiano sono soggetti all’imposta unica sulle scommesse, confermando quanto già sancito dalla normativa italiana e dalla giurisprudenza europea. Il ricorso presentato da un operatore estero, insieme con il suo intermediario italiano, è stato respinto, ribadendo che la legge non discrimina tra operatori nazionali e internazionali.
La vicenda affonda le radici nel 2015, quando l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli contestò il mancato versamento dell’imposta sia al bookmaker estero sia al centro di trasmissione dati italiano che gestiva le giocate per suo conto. Dopo il rigetto del ricorso da parte della Commissione Tributaria Provinciale di Verona nel 2022 e la conferma in secondo grado nel 2024, il caso è arrivato in Cassazione.
Il tentativo di rinviare la questione alla Corte di Giustizia Ue o di ottenere un controllo di costituzionalità è stato respinto: la Cassazione ha definito i motivi del ricorso “manifestamente infondati”, richiamando precedenti sentenze italiane ed europee. In particolare, la Corte ha sottolineato che anche i centri di trasmissione dati partecipano attivamente all’organizzazione del gioco e, di conseguenza, sono responsabili dell’imposta.
Dal lato europeo, la decisione si allinea con quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Ue nel 2020: l’imposta italiana è legittima, non discrimina operatori esteri e può essere applicata a chiunque raccolga scommesse in Italia, tutelando consumatori e prevenendo frodi.
In sintesi, la Cassazione conferma un principio chiaro per il mercato delle scommesse: chi opera in Italia, indipendentemente dalla sede legale, deve rispettare gli obblighi fiscali previsti.