Carucci (Dedem): ‘L’amusement? Può essere presidio sociale’
Dal progetto ‘Safe Play alle cabine ‘Bluebox’ contro il bullismo: come l’amusement vuole riportare i giovani alla socialità e a rafforzare sicurezza e prevenzione.
Si avvicina l’edizione 2026 della Feexpo (in fiera a Bergamo nei giorni 24 e 25 febbraio 2026), la manifestazione di riferimento per il settore dell’amusement e il comparto si interroga sulle nuove sfide che attendono il gioco senza vincita in denaro.
In un panorama dell’intrattenimento in continua evoluzione, abbiamo incontrato Michele Carucci, direttore marketing e comunicazione del Gruppo Dedem e brand communication per il Consorzio Fee, per approfondire la visione di un’industria che punta sempre più sulla responsabilità sociale e sulla qualità dell’offerta.
Anche nel corso dell’incontro in Senato, qualche settimana fa, avete sottolineato la complessa congiuntura sociale nella quale ci troviamo. All’interno di questa realtà quale valore aggiunto può portare oggi il comparto dell’amusement?
“Stiamo riportando al centro il valore etico dell’amusement. In un’epoca in cui molti giovani tendono a chiudersi in spazi individuali e digitali, l’intrattenimento fuori casa può tornare a essere un presidio sociale. Non si tratta semplicemente di uscire dalle camerette per andare nelle sale giochi, ma di restituire alla dimensione ludica condivisa una funzione di relazione, confronto e crescita collettiva”.
Il Gruppo Dedem è conosciuto per le sue cabine fototessera, alle quali ora si lega un progetto davvero interessante: ci può spiegare in che modo queste strutture si stanno trasformando in presidi di sicurezza urbana?
“Dedem conta oggi 3.800 cabine fototessera distribuite in modo capillare su tutto il territorio nazionale, collocate in luoghi strategici e ad alta frequentazione. Dopo il lancio delle Pink Box, trasformate in punti di contatto con il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522, da febbraio attiveremo le Blue Box: spazi sicuri e accessibili 24h dove bambini e ragazzi vittime di bullismo o in difficoltà nel rapporto con il digitale potranno entrare in contatto diretto con l’Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile, avviando un percorso di ascolto e supporto. La nostra forza è la capillarità: una rete fisica diffusa che diventa presidio sociale, sempre attivo, sempre raggiungibile”.
Oltre alle cabine, il Gruppo Dedem è oggi una realtà poliedrica che opera con decisione nel comparto del leisure, in particolare nella progettazione di family entertainment center. Potrebbe delinearci meglio questa divisione e indicarci qual è il vostro pubblico di riferimento?
“Il legame tra Dedem e l’amusement trova la sua espressione naturale nel mondo del leisure, che presidiamo attraverso Leisure Group Italia, la divisione dedicata alla creazione e gestione di family entertainment center e sale giochi nei principali centri commerciali italiani.
Attraverso i format Youngo e Yo Games sviluppiamo spazi ad alta attrattività che integrano intrattenimento, tecnologia e relazione, con un piano di espansione sul territorio nazionale. La strategia Dedem copre l’intero spettro generazionale. Per i kids, il ramo Green Forest propone ambientazioni immersive ispirate alla natura e alla sostenibilità: non semplici aree gioco, ma ecosistemi esperienziali in cui il concetto di “green” diventa valore educativo oltre che scenografico. Per la fascia teenager, l’acquisizione e lo sviluppo del format Wappy ci consentono di intercettare un target più evoluto, con centri già attivi in Italia e un’offerta orientata a sfida, socialità e dinamiche competitive contemporanee.
Con la business unit Memopark, altresì, Dedem ha scelto una specializzazione netta: l’entertainment per bambini dai 2 ai 9 anni. Non una linea accessoria, ma una disciplina verticale. Memopark integra kiddie rides e attrazioni con licensing internazionale in una logica strategica B2b, trasformando l’area kids da semplice complemento a leva strutturale di valore per operatori e centri commerciali. Oggi Memopark detiene uno dei portafogli più ampi di licenze tra i personaggi più amati al mondo dalla fascia 2–9 anni, seguendo da vicino i brand che guidano i trend globali dell’infanzia (da Peppa Pig a Bluey, da Pj Masks a Hasbro, Batman e tanti altri). Perché nel retail contemporaneo il 2–9 anni non è una nicchia: è il moltiplicatore di tempo, relazione e fidelizzazione”.
Interessante il riferimento alle famiglie e non al singolo utente. Come si declinano le proposte del gruppo verso le famiglie?
“Il riferimento alla famiglia nasce da una scelta progettuale precisa: creare ambienti che favoriscano interazione reale, collaborazione tra generazioni e tempo condiviso. Le nostre proposte trasformano l’intrattenimento in un’esperienza di relazione, non in una fruizione individuale e isolata. Per noi la famiglia non è un segmento di mercato, ma un contesto relazionale da valorizzare attraverso spazi e format coerenti con questa visione”.
La formazione professionale sembra essere un altro pilastro importante della vostra strategia. Come è stato anticipato durante la presentazione al Senato, è questa la base del progetto “Safe Play”. Può spiegarcelo in breve?
“Il progetto ‘Safe Play’ è un protocollo etico e formativo nato per creare ‘sale giochi eticamente protette’. Prevede lezioni online per gli operatori, con il supporto di psicologi e avvocati. Chi completa il percorso otterrà una certificazione e un ‘bollino’ visivo per la propria sala. Il progetto, ideato in collaborazione con l’Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile, sarà lanciato ufficialmente durante la prima giornata della Feexpo. Da quel momento sarà attiva una landing page dedicata alle adesioni”.
Di “Safe Play”, e di molto altro, si parlerà nel corso della prossima edizione di Feexpo. Allargando la visuale, cosa dobbiamo aspettarci dall’edizione 2026 in termini di eventi e contenuti?
“L’edizione 2026 sarà un passaggio evolutivo per Feexpo. Non solo per i contenuti, ma per il posizionamento culturale della manifestazione. Accanto al progetto Safe Play costruiremo un palinsesto che intreccia responsabilità sociale, innovazione e identità di settore. Il 24 e 25 febbraio ospiteremo momenti di confronto dedicati a temi cruciali come bullismo, hikikomori e isolamento digitale, perché l’amusement non può sottrarsi al dibattito pubblico: deve contribuire con proposte concrete. Ci saranno testimonianze di alto profilo, tra cui la presenza di Annalisa Minetti, che porterà una riflessione potente sul valore della resilienza e dell’inclusione. Non sarà un semplice meet & greet, ma un momento di significato. Parallelamente rafforzeremo il taglio tecnico della fiera con focus specialistici sugli apparecchi e sull’evoluzione normativa e tecnologica del comparto, coinvolgendo esperti e operatori qualificati. Questa edizione segnerà anche un rinnovamento identitario: presenteremo la nuova sigla ufficiale, la mascotte e il restyling del logo del Consorzio Fee. Non è un’operazione estetica, ma un’evoluzione coerente con la nostra crescita. Feexpo 2026 sarà dunque un punto di equilibrio tra industria e visione: un luogo in cui il settore si racconta, si confronta e soprattutto decide in quale direzione andare”.
C’è spazio anche per la cultura e per una visione futura dell’amusement?
“Assolutamente sì. Feexpo nasce come fiera di settore, ma evolve come piattaforma culturale. Per questo abbiamo voluto inserire la ‘Mostra dell’amusement’, con le opere degli studenti del Politecnico delle Arti, e la ‘Mostra dei giochi vintage’, che racconta l’evoluzione progettuale, estetica e sociale del nostro comparto. Non è un’operazione nostalgica né decorativa. È un modo per affermare che l’amusement ha una storia, un linguaggio e un impatto culturale che meritano di essere letti e valorizzati. Guardando al futuro, la nostra ambizione è chiara: consolidare Feexpo come luogo in cui industria e cultura dialogano stabilmente. Questo significa integrare linguaggi contemporanei, aprirsi a nuove forme di narrazione e, con equilibrio, coinvolgere creator e figure seguite dalle nuove generazioni, affinché i messaggi educativi e sociali possano essere amplificati in modo consapevole e responsabile. L’amusement del futuro non sarà soltanto tecnologico. Sarà culturale. E noi vogliamo contribuire a definirne la direzione”.