Gioco responsabile, Fondazione Fair: ‘I messaggi non bastano’
Da un incontro promosso da Fondazione Fair emerge la necessità di superare l’approccio formale e costruire messaggi capaci di orientare davvero i comportamenti dei giocatori.
Gioco responsabile e comunicazione al centro del webinar organizzato da Fondazione Fair. L’incontro ha preso avvio dalla nuova ricerca Ipsos/Doxa dedicata alla comunicazione sul gioco responsabile.
Al confronto, oggi, 14 maggio, hanno partecipato Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos Doxa, che ha presentato i risultati della nuova indagine sulla percezione dei messaggi di gioco responsabile. Stefania Siani, Ceo e Cco di Serviceplan Italia e presidente dell’Art Directors Club Italiano, Marina Lanfranconi, Principal Legal – IP, Media & New Technologies di Kpmg. A moderare Stefano De Vita, direttore generale di Fondazione Fair.
Il dato centrale, come spiegato da Ilaria Ugenti, è che “i messaggi sul gioco responsabile raggiungono il pubblico, ma raramente cambiano i comportamenti”. Da qui la necessità di capire come trasformare questa comunicazione in uno strumento realmente utile, capace di orientare le scelte dei giocatori e di rafforzare la tutela dei consumatori.
UN QUADRO NORMATIVO CHE CAMBIA, TRA DIVIETI E NUOVE POSSIBILITÀ INFORMATIVE
Marina Lanfranconi ha ricordato che “lo scenario normativo attuale è sempre quello di divieto di pubblicità del gioco, perché vige ancora il Decreto Dignità”. Tuttavia, con il riordino del gioco online “si è aperta una possibilità di comunicazione informativa”, definita come “pubblicità funzionale alla diffusione del tema del gioco responsabile”, creando però “un po’ di confusione interpretativa”.
Lanfranconi ha chiarito che il contesto resta quello di “una funzionalità informativa volta a tutelare la salute del consumatore”, con una distinzione netta tra comunicazione obbligatoria e campagne sociali facoltative. Ha ricordato inoltre che Agcom ha aggiornato le linee guida del 2019, avviando una consultazione pubblica che ha coinvolto “più di 25 tra associazioni, fondazioni e operatori”.
Dal 27 settembre 2026 entreranno in vigore nuove norme del Codice del Consumo che imporranno alle aziende di “indicare il tipo di misure adottate evidenziando la misurazione dell’impatto e dell’efficacia”, evitando però di “vantarsi del rispetto degli obblighi di legge”.
LA RICERCA IPSOS/DOXA: MESSAGGI VISTI, POCO CREDUTI E POCO EFFICACI
Presentando i risultati dell’indagine, Ugenti ha spiegato che sono stati intervistati “mille individui dai 18 agli 80 anni, un quarto dei quali gioca abitualmente online”. Il 29 percento ricorda chiaramente messaggi sul gioco responsabile, il 34 percento li ricorda vagamente e il 37 percento non ne ricorda affatto.
Chi li ricorda tende a farlo “più per esposizione che per conoscenza dei contenuti”, restituendo risposte generiche. Alla domanda su quali messaggi attirerebbero maggiormente l’attenzione, il 43 percento indica “gioca responsabilmente”, il 16 percento i rischi e le dipendenze, il 14 percento l’idea che “il gioco è un divertimento, non un modo per guadagnare”, e il 5 percento i numeri dei servizi di aiuto.
Ugenti ha sottolineato che “oggi questo tipo di messaggi viene interpretato come un obbligo di legge”, con una lettura prevalentemente formale. Solo “un cittadino su cinque ritiene che siano richiami etici”, mentre appena il 20 percento li considera credibili e il 15 percento giudica efficace il tono utilizzato. Da qui la necessità di “esplicitare messaggi più precisi” e di “creare fiducia, connessione e consenso”.
LA SFIDA DELLA CREDIBILITÀ: SERVE UN CAMBIO DI PARADIGMA
Secondo Stefania Siani, “le persone si attendono un cambio di paradigma in ambito di comunicazione”. La rilevanza dei messaggi attuali “non è affatto soddisfacente” e “non è chiaro il ruolo del concessionario anche per la salvaguardia della salute pubblica”.
Siani ha spiegato che “il ricambio di comunicazione non è ancora in atto” e che servono “messaggi capaci di trasformare le abitudini delle persone”. Questo implica “un presidio diverso di credibilità”, basato su formazione e trasparenza. La presidente Adci ha proposto un approccio omnicanale, considerando “la presenza nei luoghi dove ci sono le persone quasi come un media di prossimità”, per evitare che le iniziative vengano percepite come “greenwashing”.
La tecnologia, secondo Siani, può diventare un alleato: “potrebbe consentire di rilasciare messaggi specifici man mano che si leggono dei comportamenti”, aiutando a vivere il gioco “non come un limite al divertimento, ma come la possibilità che il divertimento si manifesti”.
FARE SISTEMA PER COSTRUIRE FIDUCIA E MISURARE L’IMPATTO
Ilaria Ugenti ha evidenziato in chiusura che “è fondamentale cogliere l’opportunità di questo momento storico”, perché il settore “ha un basso profilo reputazionale e ha gli occhi puntati addosso”. Per questo “l’unica via è giocare nel migliore dei modi questa partita”.
E ha aggiunto che “è importante fare sistema”, assegnando a ogni soggetto un ruolo chiaro. Ai concessionari e ai titolari di sale deve essere affidata “la possibilità di offrire strumenti per un approccio sano al gioco”. Ma è altrettanto essenziale “misurare gli effetti e le ricadute positive”, per rendere credibili le iniziative e costruire fiducia. La sfida non è solo comunicare, ma “qualificare la conoscenza del gioco”, aiutando i cittadini a distinguere tra informazione formale e reale tutela.