Febbraio: il mese ‘caldo’ del gioco pubblico, il settore scende in piazza
Siamo al 4 febbraio, e fra circa un mese scadrà l’ultimo Dpcm varato dal Governo Conte per il contenimento del Covid-19. Una data molto attesa per il settore del gioco – uno fra i più penalizzati dal provvedimento, con un lockdown pressoché totale – che ora assume nuovo risalto alla luce dell’incarico a presidente del Consiglio accettato “con riserva” da Mario Draghi .
Al momento impegnato ad avviare le consultazioni con le forze politiche del Parlamento ma presto, se tutto andrà come sembra e come auspicano molti dei nostri vicini europei, chiamato a fare i conti con le tante emergenze del Paese.
E a rispondere alle istanze delle diverse categorie economiche in crisi, fra cui appunto ci sono anche i lavoratori e gli imprenditori del gioco pubblico, protagonisti, nel mese che si è appena aperto, di tante manifestazioni di piazza, “specchietto” necessario per attirare l’attenzione del Palazzo e arrivare alla fissazione di un tanto atteso incontro con chi decide. Possibilmente con qualche rappresentante dell’Esecutivo nazionale ancora da formare.
Portavoce del sit-in è Pasquale Chiacchio, presidente di entrambe le associazioni, che chiede la pronta riapertura di tutte le attività di gioco legali, ristori congrui per tutto il periodo di chiusura imposto dal Dpcm, l’apertura di un tavolo di confronto con il Governo per il riordino dell’intero settore, la tutela contro il gioco illegale.
Per rompere un lockdown ritenuto ingiusto, soprattutto in seguito ai protocolli sanitari adottati dal comparto, spesso con notevoli investimenti di risorse, che ha gravi conseguenze sulla sopravvivenza delle attività e il mantenimento dei livelli occupazionali. “Il nostro compito è tutelare tutti gli imprenditori, i lavoratori dipendenti e gli addetti del settore giochi legali che chiedono di riprendere il loro lavoro e vedere garantita la loro dignità”, afferma Chiacchio.
Guadagnando, se non questo incontro – e in questo periodo sarebbe (stato) davvero un miracolo – sicuramente un’attenzione mediatica senza precedenti per l’intero comparto, non solo per la sua parte “femminile”. Per la prima volta nella sua storia, il settore del gioco pubblico è infatti salito alla ribalta della cronaca, sulle reti nazionali come sui media generalisti, non per i ‘soliti casi’ di gioco patologico, famiglie rovinate dall’azzardo, vincite milionarie o simili, ma per questioni di occupazione e lavoro, la cui difesa è sacrosanta come per qualsiasi altra attività legale e svolta per conto dello Stato, per di più.
Con l’obiettivo di amplificare il grido di aiuto delle imprese del settore, e di ottenere risposte prima della scadenza del Dpcm, e magari l’apertura delle attività dal fatidico 6 marzo.
O, almeno, con la speranza di conquistarla nelle regioni in “zona gialla”.
Come ricordano gli organizzatori, “il Governo ha sospeso il gioco legale lasciando 100.000 famiglie (di cui circa 60.000 solo nel comparto degli apparecchi con vincita in denaro, secondo quanto documentano gli studi della Cgia di Mestre) nella disperazione, spalancando così la porta al gioco clandestino e alla criminalità organizzata.
L’unica speranza per i concessionari, i gestori, gli esercenti e tutti i lavoratori è di riprendere l’attività in zona gialla ma forze ostili lo vogliono impedire.
Intanto nelle casse dello Stato mancano già 4,5 miliardi di euro“.