Donne del gioco, Rusciano (As.tro): ‘Riconoscere e tutelare il settore’

Nell'ambito dello speciale sulle donne del gioco, Isabella Rusciano (As.tro) chiede al Governo di riconoscere il settore e garantirgli tenuta e trattamento uguali a quelli degli altri.
Scritto da Fm

Donne del gioco, Rusciano (As.tro): 'Riconoscere e tutelare il settore'

“Le donne del gioco legale hanno dato dimostrazione di fermezza e perseveranza: rimanere oltre un mese a protestare pacificamente in piazza per chiedere di ripartire è di certo una manifestazione dell’incredibile forza di queste donne. Credo che il merito più grande sia stato quello di aver dato un’immagine normale ad un settore che troppo spesso viene dipinto a tinte fosche. È stata data una visibilità pubblica positiva, un volto umano al gioco pubblico.
La questione della ripartenza delle attività chiuse, tuttavia, non è l’unico problema del settore: a ragione è quello che viene sentito come più immediato. Ci sono però tanti altri fronti aperti che rischiano di far precipitare le aziende di gioco verso il fallimento e che devono essere – e vengono – trattati contemporaneamente alla ripartenza.
Sono testimone diretta dell’attività costante ed ininterrotta delle realtà associative che, ogni giorno, affrontano problemi serissimi per evitare il default di imprese logorate, non solo dalle contingenze legate all’emergenza, ma da tutto quel ventaglio di criticità – dalle limitazioni imposte dalle normative locali alla concorrenza del circuito illegale, dagli aumenti di tassazione alle discriminazioni bancarie – che continuano ad insistere e a mettere in pericolo il nostro settore.
La sveglia servirebbe solo se si stesse dormendo. E così non è”.

Così Isabella Rusciano, del Centro Studi As.tro, protagonista della nuova puntata dello speciale sulle donne del gioco pubblicato integralmente sulla rivista cartacea di Gioco News di marzo (consultabile integralmente a questo link).
 
Forse è ora di prendere spunto per occuparsi di differenze di genere anche per il comparto dei giochi?
“Il ruolo delle donne dovrebbe cambiare in ogni settore, non solo in quello del gioco.
Quando parliamo di differenze di genere, purtroppo stiamo parliamo di una problematica trasversale a quasi tutti i settori, specialmente in Italia dove si registra uno dei peggiori gap di genere sia nei tassi di occupazione che nei salari in Europa, oltre una scarsità cronica di donne in posizioni manageriali di rilievo.
Questo di certo accade non perché le donne siano meno capaci degli uomini ma perché esistono degli ostacoli strutturali che non permettono di ‘competere ad armi pari’: sarebbe compito della Politica creare le giuste condizioni perché questo quadro muti e non si disperdano inutilmente delle reali competenze.
Non credo poi ci sia un valore aggiunto legato al genere né in questo comparto, né in nessun altro. Credo che il valore aggiunto sia dato dalla competenza e, quindi, dal merito. Sono fermamente convinta che, nel declinare un principio di uguaglianza tra generi, non ci sia peggiore ingiustizia dell’uguaglianza tra disuguali.
Personalmente posso dire di vivere una realtà in Associazione, dove la componente femminile sta diventando sempre più rilevante per ruolo e numero. Nei nostri direttivi la cifra delle donne presenti sta crescendo, il nostro Centro Studi è composto per metà membri da donne: segno che in As.tro si dà spazio a competenze e capacità, a prescindere dal genere di chi le esprime.
E poi come diceva Emma Goldman ‘la vera emancipazione non inizia nei seggi elettorali, né nei tribunali: inizia nell’anima della donna’”.
 
Cosa chiede all’Esecutivo Draghi in materia di gioco?
“La richiesta principale sarebbe sciogliere il nodo sull’esistenza e, quindi, sulla permanenza del settore gioco pubblico.
Mi piacerebbe che venisse istituita una Commissione parlamentare che, con numeri alla mano e non sulla base di fake news, decida: o di riconoscere il settore e, una volta riconosciuto, garantirgli una tenuta o un trattamento uguale a qualsiasi altro settore, oppure non riconoscerlo e, quindi, decidere di abolirlo, accettando tutte le conseguenze che abbiamo già imparato a conoscere. Tertium non datur. La cosa peggiore, il rischio più grande sta proprio in questo tertium dove il settore viene riconosciuto solo a metà: non riconosciuto nella sua dignità imprenditoriale come componente industriale del Paese ma riconosciuto solo sul versante fiscale, come segmento da tassare e tartassare. E questo è il panorama attuale che si deve avere il coraggio di cambiare”.
 
Il settore invece su cosa dovrebbe puntare?
“Il settore dovrebbe smettere di pretendere rispetto e difendersi continuando a fare leva solo ed esclusivamente su questi aspetti, fisco e legalità. La politica ed i territori ci hanno detto che non bastano. Bisogna andare oltre. Il settore è, e può offrire, molto altro.
Esiste un terzo ambito su cui si dovrebbe puntare: il giocatore e la sua tutela.
Il settore deve iniziare a riflettere e concentrarsi sulla sostenibilità del suo sviluppo. Iniziare ad elaborare best practices che consentano di mettere concretamente in atto strategie di prevenzione e contrasto al disturbo da gioco, capaci di far diventare il giocatore a rischio un mero fruitore di servizi di intrattenimento.
L’ingresso nel Centro Studi As.tro di Manuela Vinai, antropologa, e di Sarah Viola, psichiatra esperta in dipendenze, segue questa rotta: As.tro sarà pronta a sedersi al tavolo del riordino con proposte orientate anche in questa direzione”.