Fipe: aperti 9 esercizi su 10, perso oltre il 50% del personale

La federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio traccia un primo bilancio della ripartenza del settore che evidenzia crisi occupazionale e rabbia sui ristori.
Scritto da Vincenzo Giacometti

Fipe: aperti 9 esercizi su 10, perso oltre il 50% del personale

Dopo il via libera al consumo anche all’interno di bar e ristoranti dello scorso 1 giugno e in seguito al successivo “liberi tutti” del 22 Giugno, quando per la zona bianca è venuto meno il limite massimo di capienza di 6 persone per tavolo negli spazi al chiuso, i pubblici esercizi italiani – che rappresentano una “casa” abituale anche per il gioco pubblico – hanno avviato la vera ripartenza. Con Fipe che traccia un primo bilancio della situazione chiedendo alle imprese di descrivere questo primo periodo di attività e quali aspettative nutrono nel prossimo futuro. Attualmente circa nove su dieci delle attività intervistate risulta totalmente aperta, l’8,1 percento lo è parzialmente, l’1,7 percento è chiusa ma prevede di riaprire a breve, mentre l’1 percento ha definitivamente chiuso. Il 22,2 percento è riuscita a introdurre o ampliare l’occupazione di suolo pubblico durante la pandemia e il 27,3 percento possedeva già un dehor, mentre per una impresa su due non è previsto uno spazio esterno. Il 61,4 percento dispone di uno spazio aperto su area privata.

I RISTORI – Quasi nove imprese su dieci hanno dichiarato di avere ottenuto i ristori messi a disposizione delle imprese del comparto, ma il giudizio sulla loro efficacia è durissimo: il 91,8 percento li ha ritenuti poco o per nulla efficaci. Il 2,4 percento non ha conseguito fatturato nel 2020 e circa il 45 percento delle imprese ha dichiarato una riduzione di oltre il 50 percento rispetto al 2019. Mediamente le imprese rilevano una perdita di fatturato del 39 percento rispetto al 2019.

IL DANNO OCCUPAZIONALE – Com’era inevitabile, la situazione ha avuto delle ripercussioni anche in termini di occupazione. Il 50,2 percento delle imprese ha dichiarato di avere perso alcuni dei propri collaboratori nel corso del 2020, nel 40,3 percento dei casi si è trattato di personale formato da tempo e nel 9,8 percento di personale non ancora formato. Attualmente una impresa su due dichiara di avere un numero di addetti inferiore al 2019 e per il 59,2 percento resterà così per tutto il 2021. Un terzo delle imprese ha ricevuto un aiuto da parte dei proprietari dei locali (riduzione del canone di affitto e/o dilazione dei pagamenti) mentre un altro 33,3 percento degli intervistati non è stato così fortunato e non ha ricevuto nessuna agevolazione.

I RAPPORTI CON I FORNITORI – Ma non è tutto. A cambiare sono stati anche i rapporti con i fornitori rispetto al periodo pre-Covid: nel 25,4 percento dei casi in modo molto o abbastanza importante soprattutto riguardo al rallentamento della frequenza delle forniture e ai tempi di pagamento. Oggi il 23 percento dei fornitori vuole essere pagato alla consegna o addirittura in anticipo e la riduzione di credito riguarda in particolare alcune le tipologie di fornitura.

Una situazione, questa, che – come ben sanno gli addetti ai lavori del comparto giochi – si ripercuote molto spesso sulle imprese di gestioni di apparecchi, che rappresentano i fornitori principali per i bar che ospitano al loro interno slot machine, ai quali viene chiesta in genere la maggiore flessibilità nei pagamenti. Anche se la questione dei giochi non viene per il momento trattata in questa prima indagine di Fipe sugli esercenti.

IL TREND ESTIVO – Nonostante tutte le difficoltà, però, il 66,2 percento ha un giudizio positivo o molto positivo della ripartenza dell’attività e il 32 percento ritiene che il fatturato aumenterà rispetto a quando conseguito nel 2020. L’ottimismo di fondo porta l’86,1 percento delle imprese intervistate a ritenere che i consumatori riprenderanno le loro abitudini seppure con intensità differenti e il 94,6 percento è fiducioso che al termine della pandemia potrà tornare a svolgere normalmente la propria attività, pur con tutti i cambiamenti che la crisi avrà imposto loro. Il giudizio è positivo anche sull’andamento della stagione estiva, il 73,4 percento esprime un giudizio molto o abbastanza positivo. Il 26,6 percento che esprime un giudizio negativo lamenta la mancanza di turismo.

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