Riforma del calcio, la Lega Serie A punta su Adv gioco e risorse dalle scommesse
“In Italia, va ricordato anche il calo di introiti – nel calcio pari ad oltre 100 milioni di euro annui – causato, a partire dalla fine del 2018, dal divieto di pubblicità anche indiretta delle scommesse (una misura peraltro inefficace perché lo stesso divieto non vige negli altri Paesi europei e così, in Italia, le emittenti trasmettono partite dove tale pubblicità è invece ammessa, come avviene per il calcio inglese). In più, il calcio professionistico, e in particolare la Serie A, non riceve contributi pubblici neanche a valere sulle entrate derivanti da giochi e scommesse (come avviene invece in altri Paesi), nonostante il calcio sia il principale 'oggetto' di questa attività”.
Questo si legge nella memoria depositata dalla Lega nazionale professionisti Serie A dopo l'audizione dei suoi rappresentanti, con in testa il presidente Lorenzo Casini, nell'ambito della discussione sull'affare “Prospettive di riforma del calcio italiano” assegnato alla 7ª commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica).
Come rimarcato dallo stesso Casini, viene sottolineato il ruolo del calcio professionistico come settore strategico del Paese, ed evidenziato che la situazione creatasi per una serie di concause – il disinteresse dello Stato, la mancata elargizione di aiuti economici nel periodo di crisi pandemica, il clamoroso ritardo infrastrutturale – “appare sorprendente se si considera che, in Italia, lo sport, e il calcio professionistico in particolare, portano un gettito molto ingente nelle casse dell’Erario”.
In questo contesto, si legge nella memoria della Lega Serie A, “bisogna poi aggiungere il gettito erariale derivante dalle scommesse, del quale, come ricordato, nulla torna al calcio professionistico”.