Addio ai buffet economici, adesso Las Vegas punta sul lusso

Scritto da luciop

Com’è cambiato il mondo del food all’interno dei casinò: gli ‘all you can eat’ da pochi dollari hanno lasciato spazio a cene più ricercate (e costose).

Ottant’anni fa apriva i battenti il primo buffet di Las Vegas – il Buckaroo Buffet, a tema western – che offriva affettati e formaggi alla modifca cifra di 1 dollaro. Quel locale dava il via a una moda – quella degli ‘all you can eat’ – che tanto piace agli americani che, del resto, per il cibo hanno una certa passione. I vecchi ed economici buffet all’interno dei casinò, sicuramente non facevano grandi profitti ma avevano un loro fascino e, inoltre, permettevano di mangiare velocemente e a basso costo, lasciando più tempo e soldi per… tentare la fortuna ai tavoli da gioco.

Oggi, le cose sono cambiate drasticamente e chi vuole provare l’esperienza ‘all you can eat’ (di lusso) può arrivare a spendere fino a 175 dollari. Addio a formaggi e salumi e spazio a code di aragoste, bistecche, costolette e drink illimitati. Non stiamo certo dicendo che non sia un’esperienza gratificante ma, visti i prezzi, senza dubbio più elitaria. 

LE CONSEGUENZE DEL COVID – Ormai i buffet sulla Strip si contano sulle dita di una mano: molti hanno chiuso durante la pandemia e non hanno riaperto a causa dei prezzi in crescita. Il Carnival World Buffet del Rio, che prima della chiusura nel 2020 vantava oltre 300 piatti internazionali per circa 30 dollari, è stato rimpiazzato dal decisamente più ‘cool’ Canteen Food Hall. Anche il buffet dell’Aria, famoso per offrire piatti indiani e il naan appena sfornato, ha chiuso e ora ospita il Proper Eats Food Hall, con ramen, sushi e hamburger. Persino il buffet a tema Egitto antico del Luxor, con i suoi 32 dollari di costo, non esiste più e ha lasciato spazio a nuovi concept gastronomici.

I RIMPIANTI – I vecchi buffet sono stati sostituiti da food hall trendy, ristoranti gestiti da chef famosi e dai cosiddetti buffet di lusso, che ormai sono attrazioni da visitare più che semplici luoghi per mangiare. “È diventata una città da gourmet”, osserva Al Mancini, giornalista e creatore della guida Neonfest.

I visitatori storici di Las Vegas rimpiangono le epoche dei buffet economici, come il celebre cocktail di gamberi a 99 centesimi. “Entravi, ti abbuffavi e poi ti dirigevi verso una slot machine. Faceva parte della cultura ed è triste vedere come sia cambiata”, racconta Ryan Bohac che, pur vivendo in Arizona, è un habitué della Strip.

Michael Green, storico e nativo di Las Vegas, ricorda “i buffet a 1,99 dollari dove si poteva fare il pieno di pollo fritto, mais e dessert”. E per rafforzare il concetto, cita lo slogan del Silver Slipper – un casinò a tema Far West – che recitava: “Domani la dieta, oggi il grande buffet.”

TEMPO DI CAMBIAMENTI – Oggi i buffet permettono ancora ai visitatori di sentirsi ‘re per un giorno’, riempiendosi il piatto di gamberi, aragoste e costine a volontà. Ma il conto finale è decisamente più salato. I buffet si sono adattati a una Las Vegas in continua trasformazione, dove l’esperienza conta quanto — se non più — del cibo. Al buffet del Palms Casinò, per esempio, con 80 dollari si accede a ‘un trionfo’ di aragoste, cocktail di gamberi, sushi e pasta fresca, il tutto accompagnato da serate a tema con hula dancers, mariachi e perfino una mascotte a forma di aragosta che passeggia tra i tavoli, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Quelli che un tempo erano semplici pit stop gastronomici prima di tornare alle slot o ai tavoli da gioco si sono trasformati in veri e propri spettacoli. I buffet non sono più solo un modo veloce per riempirsi lo stomaco, ma eventi studiati nei minimi dettagli, capaci di intrattenere anche chi non ha alcuna intenzione di puntare una fiches.

Senza alcun dubbio i buffet sono profondamente diversi da quelli di qualche anno fa e hanno cambiato – e continueranno a farlo – volto, prezzi e formato, evolvendosi insieme alla scena gastronomica della città. Di certo, però, saranno sempre e comunque parte integrante dell’esperienza di Las Vegas. Almeno per quella fetta di visitatori che potrà permetterseli.