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Casinò St. Vincent, verso il futuro ricordando il passato (gestore)

19 ottobre 2022 - 12:12

In Valle d'Aosta torna d'attualità la gestione privata del Caisnò di St. Vincent, una possibilità esplorata anche in passato.

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Aver scritto con riferimenti al Disciplinare che penso vigente e determini le clausole contrattuali tra Regione e gestore della casa da gioco di Saint Vincent, mi ha fatto tornare alla mente il tempo in cui il casinò era gestito da una società per azioni, Sitav, a capitale interamente privato, questo sino alla fine del mese di giugno dl 1994.
Con l’avvento dei giochi americani le società di gestione divennero due con la Saiset, se non erro, ma ben poco rileva per quanto al seguito.
In particolare ciò che era collegato alle disposizioni riguardanti l’ufficio cambio assegni. Non tanto per le responsabilità derivanti da perdite causate da titoli di credito non onorati, che non potevano che essere  a carico dell’azionista, ma per un contributo che la Regione concedeva al gestore. 

Il che non trovava, mi pare, alcun riferimento all’art. 1933 del codice civile ma all’ammissione dello specifico rischio d’impresa coincidente con maggiori benefici economici per l’Ente pubblico proprietario. In buona sostanza il risultato del gioco era solo ed esclusivamente quello rilevato al tavolo a prescindere dall’esito di quanto cambiato per consentire la provvista di gettoni ai giocatori presso l’ufficio apposito. Quando rimaneva, come si diceva, qualcosa da leggere (assegni in sospeso), se ne vedeva chiaramente la motivazione. 
Concludendo penso si possa parlare di un ristoro forfetario del maggior rischio di gestione; il concedente in ogni caso era regolarmente informato sul quantum riferibile al cambio dei titoli di credito in discorso.

Ricordo, non senza una sensazione intensa di nostalgia, il comma primo dell’articolo che parlava di promozioni e manifestazioni nel quale era fissata una percentuale sugli introiti da destinare ad eventi che potessero avere ritorno di immagine e ricadute positive su Saint Vincent e sulla Valle d’Aosta.
Non ho in mente, invece, una precisa idea di quelli che erano definiti, nel capitolato d’appalto, i proventi di gestione.  Posso ammettere di rammentarne, solo perché nel 1986 ebbi la possibilità di leggere quali li definiva la legge n. 488/86, le esclusioni e tra queste le mance.
Sono certo di averlo scritto altre volte, probabilmente non poche, che nel capitolato tra il Comune di Venezia e la società di gestione così come tra il Comune di Sanremo ed il gestore dei rispettivi casinò, si definiscono come proventi anche le mance, logicamente, per la parte di competenza della gestione. 
Per di più si aggiunge la natura giuridica tributaria e si specifica che quanto lasciato a mani e a disposizione della gestione costituisce la garanzia economica e finanziaria di quest’ultima.

Chiaramente non pretendo che il mio personale convincimento sia la interpretazione esatta a conforto di quanto, da parecchio tempo, insisto sulla modalità con la quale si dovrebbe procedere al controllo sulla regolarità del gioco da effettuarsi a posteriori ma con una raccolta dati giornaliera specifica e dettagliata.
Comunque, e penso sia validissima, ecco la principale motivazione per la quale scrivo spesso, forse troppo,  del casinò di Saint Vincent: a datare dal 1947. con mio padre che ne curò l’apertura con personale proveniente da Sanremo, il cognome Natta è stato presente ininterrottamente sino a pochi anni fa, certamente non per 75 ma tantssimi.
Tra tutti, probabilmente solo chi scrive, ha svolto compi sia amministrativi sia tecnici con una lunga esperienza in campo sindacale a livello regionale e nazionale.
Si può comprendere tranquillamente la mia insistenza se così avrebbe potuto definirla qualche lettore. Ritengo che quanto precede possa, pacificamente, giustificare tutte le volte che ne ho scritto e scriverò.

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