skin

Giochi tradizionali a rischio tramonto, il ruolo della professionalità

19 settembre 2022 - 13:02

Nei casinò alcuni giochi tradizionali sono meno praticati o addirittura abbandonati, il ruolo dei croupier e della multifunzionalità.

Scritto da Mauro Natta
ben-lambert-bYtIpXnzsQM-unsplash.jpg

Il dubbio è una sensazione che, per semplificare, ti rovina le giornate.
Lo dicono in tanti e, dopo aver letto molte notizie (più che altro dati relativi ai ricavi) delle case da gioco negli ultimi tempi, mi sento assalito da questo: alcuni giochi tradizionali che, anche in un recente passato ma in una minore evidenza erano molto considerati, non sono più presenti nei casinò; a volte in misura ridotta come, ad esempio per quanto mi risulta, a Venezia. 

Forse non sono sulla strada giusta e se è così qualcuno me lo dirà. Non voglio pensare che non ci siano impiegati di gioco non adeguatamente preparati in quanto chi li poteva istruire e/o preparare è in pensione, oppure che la minore professionalità richiesta per i rimanenti giochi, i cosiddetti americani, sia più semplice da incontrare.
Sicuramente, tanto per fare un esempio, una rotazione alla roulette francese tradizionale alternata ad una alla fair magari perché lavorare in piedi è più faticoso che farlo da seduti, potrebbe avere causato la scarsa riuscita di formare impiegati validi a sostenere partite interessanti.

A un tavolo di francese quando c’è una buona partita non ci può stare un impiegato “che capita” a causa della rotazione e neanche un capo “che capita”. L’esperienza  si fa nei tavoli non impegnativi e poi quando un impiegato raggiunge una professionalità discreta potrà ambire  ad essere assegnato ad un tavolo più importante, solo allora avrà il privilegio di stare seduto.

L’impiegato di roulette, prima acquisiva bene il mestiere alla francese tradizionale per il tempo necessario e poi andava alla fair. La roulette ove si lavora da seduti, si tira la maledetta (rastrello), si pulisce il numero vincente proprio con quella e non con le mani, è la base per tutto il rimanente. Mi pare, e ne sono stato testimone, che l’alternanza tra tradizionale e fair non sia una metodologia adatta a creare un buon impiegato e non solo di roulette. Chiaramente è una mia personale convinzione e solo il tempo potrà dire se fondata o meno; l’alternanza tra le due tipologie di roulette non produce risultati positivi. 

Per quanto allo chemin de fer non è lo stesso impegno professionale richiesto per il punto banco; gestire la partita allo chemin è, non solo più impegnativo per il fatto che la disputa avviene tra giocatori e non contro il banco, ma dal fatto che la professionalità deve essere acquisita con il tempo e con l’esperienza. Non si può pensare, così era ai miei tempi, che qualunque impiegato e changeur coadiuvante possano poter gestire la partita al tavolo grande e, scusate, a volte nemmeno a quello piccolo.
Per lo chemin si deve aggiungere l’uso adeguato della paletta e un doveroso comportamento stante la conoscenza del giocatore di cui, non v’è dubbio, deve goderne la stima.

Non c’è dubbio, per quanto ho constatato in tanti anni di lavoro, che la professionalità si acquista con l’esperienza e, soprattutto, da quello che si apprende dai “vecchi” che, forse, sono pensionati. Un tempo si diceva che il mestiere deriva dall’averlo rubato da chi c’era prima; ora se manca chi ti aveva preceduto, la volontà e l’incentivo di arrivare ad essere un “professionista” non si può pretendere che certi giochi esistano ancora, pur se in minor quantità. 
Per rubare il mestiere – parlo della roulette tradizionale – spesso e volentieri si provvede ad elevare il minimo di giocata. Questa situazione non agevola un rapido apprendimento e la possibilità ad un neofita di fare esperienza (rastrello e maneggio) in quanto la partita è molle. Posso comprendere l’intenzione della Casa di creare una sorta di particolarità per separarla dalla fair; mi permetto di aggiungere che, a volte, il minimo alto o, peggio troppo alto, può provocare i cosiddetti buchi, in specie se la partita langue, con le vincite ragguardevoli di pochi spesso non  compensate dalle piccole perdite di molti sempre che, come può avvenire sono spettatori o frequentatori di fair roulette.

Ma la scelta tra qualità e quantità può essere, anzi lo è, difficile, la convivenza tra le due non può essere esclusa. Il diversificare l’offerta non significa altro che, bene inteso  a mio parere, il poter accontentare il maggior numero di giocatori   non soltanto con spettacoli e/o intrattenimenti di varia natura sempre necessari se non indispensabili, ma con l’offrire la concreta possibilità di accedere a giochi che sono rimasti attrattivi e di sicuro interesse per una gestione a tutto campo.
In buona sostanza quando scrivo di “multifunzionalità” va benissimo ma solo per coloro che riescono impegnandosi ogni giorno a raggiungere degli standard di un certo livello.  Chi non ci tiene a migliorarsi continuamente è destinato a girare le carte al black jack sino al giorno della pensione. Gli automatismi sono sempre stati un pericolo per l’ambiente della casa da gioco.
Concludo con una convinzione formatasi in tanti anni: nella casa da gioco, come penso in ogni altra attività, è indispensabile: esperienza, professionalità e impegno mirato ad un continuo miglioramento. Il tutto, e non è poco, abbinato all’onestà sempre necessaria perché ci si adopera per tutti gli aventi causa e non per se stessi.

Altri articoli su

Articoli correlati