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Fisco, Cassazione: 'Attestare vincite, non solo ingressi al casinò'

11 marzo 2021 - 15:29

La Corte di Cassazione ribadisce che le vincite al gioco vanno documentate e che non basta l'attestazione di essere andati nei casinò.

Scritto da Anna Maria Rengo

Per giustificare di fronte al fisco come vincite al gioco "somme non compatibili" con il proprio reddito da lavoro dipendente non basta documentare l'accesso nei casinò (in questo caso di Inssbruck, Seefeld e Bregenz), ma va dimostrata ciascuna operazione.

Lo afferma con un'ordinanza la Corte di Cassazione che ha dunque cassato la sentenza con cui la Commissione tributaria regionale aveva invece ritenuto, nel caso di un militare della Guardia di Finanza che aveva impugnato i sette avvisi di accertamento relativi agli anni 2009, 2010 e 2011 con i quali l'Ade accertava maggiori redditi non dichiarati, che il contribuente avesse documentato un "numero impressionante" di accessi al casinò di Innsbruck e altre sale da gioco in Austria e "pur non disponendosi di documentazione attestante le singole vincite conseguite dal contribuente presso i casinò, appariva del tutto plausibile che egli oltre che cospicue perdite avesse in alcune occasioni vinto somme variabili versandoli in contanti in banca", tanto più che il contribuente era stato anche sottoposto a processo disciplinare per l'assidua frequentazione della case da gioco e quindi non avrebbe avuto tempo libero per svolgere altre attività".

Invece, secondo la Cassazione, che conferma precedenti pronunce, "in tema di accertamenti bancari, gli artt. 32 Dpr n. 6001/1973 e 51 Dpr 6331/1972 prevedono una presunzione legale in favore dell'erario che, in quanto tale, non necessita dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall'art. 2729 c.c. per le presunzioni semplici, e che può essere superata dal contribuente attraverso una prova analitica, con specifica indicazioone della riferibilità di ogni versamento bancario, idonea a dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non attengono ad operazioni imponibili, cui consegue l'obbligo del giudice di merito di verificare con rigore l'efficacia dimostrativa delle prove offerte dal contribuente per ciascuna operazione e di dar conto espressamente in sentenza delle relative risultanze".

Sulla base di ciò, afferma la Cassazione, "la Ctr non ha fatto corretta applicazione di questo principio, perché a fronte delle risultanze degli accertamenti bancari, e della circostanza che il reddito del contribuente era certificato, trattandosi di un dipendente dello Stato, ha ritenuto sufficiente la plausibilità delle giustificazioni date dal (...), non sostenute da prova delle vincite, ma solo degli accessi alle case da gioco".

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