L’euro come test per il mercato bulgaro: grandi opportunità e grandi rischi

Il passaggio dal lev all'euro, tasse più alte e divieti pubblicitari mettono a dura prova il nuovo (instabile) equilibrio del mercato del gioco in Bulgaria.
Scritto da Redazione

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Il 1° gennaio 2026 ha segnato un passaggio storico per la Bulgaria con l’adozione dell’euro ma per il settore del gambling questo cambiamento assume il valore di un vero e proprio stress test strutturale. La moneta unica arriva infatti in un momento in cui il mercato è già sottoposto a una pressione senza precedenti, data dalla contemporaneità di tre fattori: la conversione valutaria, l’aumento dell’imposta sul Gross Gaming Revenue dal 20% al 25% e gli effetti ormai pienamente visibili del divieto pubblicitario introdotto nel maggio 2024.

Dal punto di vista operativo, l’euro rappresenta un elemento di semplificazione e integrazione. I pagamenti diventano più fluidi, i costi di cambio scompaiono e l’industria bulgara del gioco si allinea definitivamente agli standard dell’Eurozona. Per i casinò online e gli operatori terrestri con licenza, questo significa maggiore trasparenza, maggiore attrattività per investitori internazionali e un rapporto più diretto con i circuiti di pagamento europei. Tuttavia, questi benefici rischiano di essere assorbiti quasi interamente dall’inasprimento fiscale previsto proprio per il 2026.

TASSE AUMENTATE – L’incremento della tassa sul Ggr al 25% incide in modo diretto sulla sostenibilità economica degli operatori regolamentati, soprattutto in un contesto in cui gli strumenti di marketing sono stati quasi completamente azzerati. Il divieto di pubblicità in vigore dal 2024 ha creato uno dei regimi più restrittivi d’Europa, impedendo la promozione del gioco su televisione, radio, stampa e online. Le poche eccezioni consentite, come le affissioni lontane dai luoghi sensibili o le sponsorizzazioni sportive prive di riferimenti a bonus e quote, hanno un impatto comunicativo limitato e non compensano la perdita dei canali tradizionali di acquisizione dei clienti.

Questa combinazione di euro, alta tassazione e silenzio mediatico sta ridisegnando la mappa competitiva del gambling bulgaro. I grandi gruppi internazionali, più capitalizzati, sono in grado di assorbire meglio l’aumento dei costi, mentre gli operatori locali e di dimensioni medio-piccole rischiano di essere spinti fuori dal mercato o costretti a ridurre drasticamente la propria offerta. Il risultato è una progressiva concentrazione che riduce la pluralità del mercato regolamentato.

IL GIOCO ILLEGALE – Il rischio più critico riguarda l’espansione del mercato illegale. In un sistema in cui gli operatori autorizzati affrontano una tassazione elevata e non possono comunicare legalmente con il pubblico, i casinò offshore ottengono un vantaggio competitivo strutturale perché possono offrire bonus più generosi e condizioni economiche più favorevoli, continuando a promuoversi attraverso social network, app di messaggistica e circuiti di streaming illegale, completamente al di fuori del perimetro normativo bulgaro.

Paradossalmente, l’introduzione dell’euro potrebbe rendere ancora più semplice l’accesso dei giocatori a queste piattaforme non regolamentate, a meno che non venga accompagnata da efficaci strumenti di enforcement. In assenza di un solido sistema di IP blocking e payment blocking, per esempio, l’aumento delle imposte rischia di non tradursi in un maggiore gettito per lo Stato. Al contrario, potrebbe ridurre la base imponibile, spingendo una quota crescente di giocatori verso l’offerta illegale e lasciando ai soli operatori regolamentati il peso fiscale e regolatorio del sistema.

IN CONCLUSIONE – Il 2026 si profila quindi come un anno decisivo per il gambling in Bulgaria. L’euro può rappresentare un fattore di stabilità, credibilità e integrazione europea, ma solo se inserito in una strategia equilibrata. Senza un riequilibrio tra fiscalità, libertà commerciale e capacità di controllo del mercato, la moneta unica rischia di diventare non un motore di crescita ma l’elemento che accelera una crisi già in atto del gioco regolamentato bulgaro.