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Provincia Trento: 'Gap, prevenzione inizia da formazione operatori'

  • Scritto da Redazione

Formazione degli operatori del gioco al centro del convegno "Ludopatia e dintorni" tenutosi a Trento oggi, 7 giugno. Presentati i risultati del tavolo di lavoro della Provincia.

 


"La creazione di rapporti collaborativi con gli esercenti e gli operatori di gioco in un’ottica di uso responsabile, sociale e controllato del gioco d’azzardo. Ciò da un lato promuovendo o rinforzando la consapevolezza rispetto ai rischi e alle problematiche connesse al Gap, e dall’altro incrementando le conoscenze relative alla normativa del settore e ai Servizi di prevenzione e cura presenti nel territorio provinciale. Contemporaneamente non può essere trascurata la particolare posizione occupata dai gestori, i quali inevitabilmente oscillano fra la tendenza a limitarsi a svolgere il proprio ruolo di commerciante e la propensione a mostrare maggiore attenzione verso i potenziali rischi connessi all’offerta di gioco".


Questi alcuni degli obiettivi a medio e lungo termine che si pone il tavolo di lavoro promotore del “Progetto di contrasto alla ludopatia” della Provincia Autonoma di Trento, con il coordinamento dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari con la collaborazione dell’Università degli Studi di Trento e le associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti, Federazione Italiana Tabaccai) che ha presentato i risultati dei suoi primi due anni di lavoro al convegno "Ludopatia e dintorni" tenutosi a Trento oggi, 7 giugno.
 

POCHI GIOCATORI PROBLEMATICI - Il convegno, organizzato con lo scopo di promuovere un confronto aperto sulle possibili strategie di contrasto al gioco d’azzardo patologico nel territorio trentino, è stata l'occasione per presentare i dati di un'indagine svolta fra i gestori dei locali con offerta di gioco pubblico attraverso un questionario auto-somministrato. Secondo gli intervistati, sottolinea la ricercatrice sociale Valentina Molin "nel 37,3 percento dei casi non vi sarebbe alcun cliente con problemi nella gestione dell’attività di gioco; nel 39,0 percento dei casi i clienti con un problema di ludopatia sarebbero al massimo un paio, nel 15,0 percento da 3 a 5 soggetti e nei restanti casi un numero superiore di persone. I soggetti con problemi di Gap, secondo gli intervistati, incorrono in problematiche legate soprattutto: 1. Al denaro (spende molto denaro al gioco; chiede in prestito denaro per giocare; cerca di rincorrere continuamente le perdite); 2. Al tempo dedicato all’attività (passa molto tempo al gioco); 3. Al malessere psicologico che ne deriva (sta male se non riesce a giocare; manifesta eccessivi sbalzi d’umore durante il gioco, ecc.); 4. Alle conseguenze socio- relazionali e lavorative (trascura la famiglia per il gioco; trascura il lavoro per il gioco)".
 
 
I GIUDIZI SULLA NORMATIVA E LA CONOSCENZA DEL FENOMENO – La normativa che regola il comparto del gioco pubblico, a cominciare dalla legge della Provincia di Trento del 2015, prosegue Molin, "è valutata perlopiù in termini positivi (43,9 percento), anche se vi è chi la ritiene eccessivamente restrittiva (12,6 percento) o, al contrario, permissiva (10,9 percento); oltre un quarto degli intervistati afferma però di non conoscerla abbastanza per poterla giudicare. La disposizione ritenuta più utile è quella che ribadisce il divieto d’uso del gioco d’azzardo ai minori di 18 anni, con inasprimento delle sanzioni; le altre misure sono ritenute non particolarmente significative, soprattutto l’applicazione sulle macchine da gioco di avvertimenti sul rischio di sviluppare un problema di Gap. Indipendentemente da come venga valutata la normativa che regola il settore, è possibile cogliere come gli esercenti qui coinvolti ritengano piuttosto adeguate le proprie conoscenze in merito alla stessa, al fenomeno del gioco d’azzardo sociale e patologico e ai Servizi dedicati ai problemi connessi alla ludopatia: infatti, meno del 14 percento dice di ritenere le proprie conoscenze poco o per nulla adeguate, gli altri le ritengono abbastanza (59,5 percento), molto (21,8 percento) o moltissimo (4,9 percento) adeguate".
 
 
POCA DISPONIBILITÀ ALLA FORMAZIONE – Nonostante un tasso di risposta al questionario soddisfacente, Molin evidenzia che "la percentuale di esercenti e lavoratori di gioco che si è detta ben disposta ad impegnarsi in un breve percorso di formazione è ridotta: è infatti il 22,7 percento che si dice disponibile in tal senso. La mancata propensione alla formazione non risulta correlata alle conoscenze che gli intervistati dichiarano di avere in merito all’argomento o al livello di soddisfazione rispetto al guadagno procurato dai giochi d’azzardo, al modo in cui il gioco si è integrato al resto dell’offerta dell’esercizio o all’idea di poter rinunciare al gioco d’azzardo nel proprio locale".
 

I GIUDIZI SUI CORSI FIN QUI SVOLTI - Restando in tema di formazione, al convegno la psichiatra Marialuisa Grech ha fatto il punto sui corsi frequentati dagli
operatori del settore fra gennaio e marzo, a Trento (8 serate), Riva del Garda (2 serate) e Rovereto (2 serate), con la partecipazione di 72 esercenti.
"Il livello di soddisfazione, in relazione a Contenuti (grado di interesse delle tematiche affrontate), Utilità degli incontri (rispondenza dei contenuti rispetto ai bisogni degli esercenti del gioco d’azzardo), Metodo (modalità di esposizione delle tematiche da parte dei relatori), Organizzazione degli incontri (adeguatezza dei tempi dedicati, degli spazi, ecc.), è stato complessivamente molto soddisfacente, come indicato nei grafici seguenti. Inoltre un buon numero di partecipanti ha dichiarato che avrebbero desiderato più ore formative, per approfondire meglio determinati argomenti", puntualizza la psichiatra. Rispetto alle azioni più importanti da attuare per contrastare la dipendenza da gioco d’azzardo gli esercenti e gli operatori di gioco hanno chiesto di "informare e formare a diversi livelli (scolastico, degli operatori di gioco, familiare, ecc.) nell’ottica della promozione di un gioco responsabile e sociale e del contrasto della ludopatia; abolire o limitare fortemente il gioco d’azzardo (qualcuno indica soprattutto il gioco online o il gioco nelle sale dedicate, ove il controllo da parte degli esercenti è ritenuto minore o si ritiene vi sia minor contatto con la clientela); abolire o limitare fortemente la pubblicità del gioco d’azzardo; aumentare i controlli nei vari esercizi commerciali; altri tipi di limitazioni (blocco con codice fiscale ai giocatori 'malati' o che hanno chiesto aiuto agli organi competenti; dare un tempo massimo di gioco quotidiano soprattutto con slot machines o gioco online)".
 

FOCUS SU GIOCO ONLINE E PREVENZIONE - Il convegno si è chiuso con l'intervento di Maurizio Fea, psichiatra e project manager di Giocaresponsabile, intitolato "Il Gioco d’azzardo oggi fra socialità e patologia: quali pratiche di prevenzione nella prospettiva di uno sviluppo dell’online?". Per Fea "tutto ciò che riguarda l’online, non solo il gambling, può e deve essere approcciato tenendo conto delle possibilità che la tecnologia offre.
Infatti la tecnologia viene abilmente sfruttata per la produzione di nuovi tipi di giochi e per la fidelizzazione della clientela, allo stesso modo dovrebbe essere usata per ridurre il potenziale additivo della maggior parte dei giochi, per migliorare l’interazione con i giocatori a rischio e quelli problematici, per creare sistemi di autocontrollo e misura dei propri comportamenti, utili a prevenire le derive patologiche.
Ciò comporta un cambio di paradigma nell’approccio alle policy, che nel caso dell’online, devono tenere conto delle modalità tipiche di accesso ai giochi (sempre più smartphone e tablet), dei contesti individuali e singolari, della disponibilità indeterminata delle opportunità di gioco.
Paradossalmente nel gambling online ci sono maggiori possibilità di gioco, ma anche maggiori opportunità di controllo e protezione dei soggetti a rischio. La
popolazione che accede a Internet, in Italia è ancora bassa rispetto ad altri Paesi, tuttavia tende a crescere, e se fino ad ora l’età media di chi gioca online è molto più bassa di chi gioca a terra, tuttavia la tendenza sarà quella di un progressivo allineamento delle fasce di età dei giocatori.
Dunque la prevenzione del gambling online deve fondarsi innanzitutto sulla negoziazione e confronto con l’industria del gioco nel suo complesso, ovvero produttori, concessionari, gestori, per indirizzare lo sviluppo di mezzi di gioco e strumenti di interazione con la clientela che non abbiano unicamente il fine di catturare e fidelizzare clienti, ma rispettino l’imperativo morale di considerare l’uomo come fine e non come mezzo.
Unitamente alla definizione di policy che abbiano questi e non altri obiettivi, è necessario un lavoro culturale sulla generazioni più giovani, per migliorare la comprensione delle scienze, soprattutto quelle matematiche, sempre più indispensabili per muoversi con autonomia di pensiero e libertà di comportamenti in un mondo progressivamente controllato e gestito da algoritmi".
 
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