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Camorra: imponevano le slot, 20 arresti in Campania

  • Scritto da Redazione

Operazione della Guardia di finanza di Napoli sgomina affiliati del Clan Cesarano, l'avvio delle indagini grazie alla denuncia di un imprenditore del settore delle slot.

C'è anche l'imposizione del noleggio di slot machines fra le attività illecite portate avanti da 20 soggetti ritenuti promotori, affiliati o strettamente contigui al Clan Cesarano, operante soprattutto nei comuni di Castellammare di Stabia, Pompei, Santa Maria La Carità (Na) e Scafati (Sa), oggetto di un’ordinanza di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari, emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, eseguita dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Napoli oggi, 12 novembre.

 

Il provvedimento, secondo quanto si legge in una nota della Finanza, "scaturisce da un’articolata attività di indagine partita nel 2014 - sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e sviluppata dal Gruppo di Torre Annunziata e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia - allorquando, in concomitanza dell’arresto di un uomo detto 'o’ mostr', la leadership del gruppo criminale in parola, con il beneplacito dello storico capoclan (attualmente recluso al 41 bis), veniva assunta da 'o’ profeta' (parimenti recluso al 41-bis, proprio in quel frangente tornato in libertà dopo una lunga detenzione).
Le investigazioni, avviate grazie alla denuncia di un imprenditore di Castellammare di Stabia operante nel settore delle slot machines, hanno consentito di ricostruire un analitico e voluminoso quadro indiziario sulla riorganizzazione del sodalizio criminale stabiese, sulla nuova struttura organigrammica della medesima consorteria e sulle modalità operative mediante le quali veniva imposto il controllo sulle attività economiche della zona o venivano gestiti lucrosi traffici delittuosi, accumulando in questo modo ingenti proventi illeciti".
 
 
In specie, "la compagine criminale sotto l’egida verticistica della figura carismatica del nuovo leader che riceveva gli affiliati presso il suo quartier generale fissato nella zona stabiese di Ponte Persica, è risultata attiva prevalentemente nell’imposizione delle estorsioni alle imprese commerciali, nella conduzione - mediante prestanome - di importanti realtà imprenditoriali locali e nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti", scrivono ancora le Fiamme gialle.
 
 
"Nell’ambito dell’attività estorsiva - per la quale l’organizzazione criminale si avvaleva anche di un canale informativo privilegiato da cui apprendeva ogni nuovo appalto o attività economica di spessore - specifica rilevanza assumono due figure criminali, che, mediante minacce e violenze, obbligavano decine di imprenditori a versare periodicamente il 'pizzo', oltre che ad imporre il noleggio di slot machines, i cui proventi confluivano nella casse del clan per sostenere le famiglie storicamente affiliate, servivano per pagare gli stipendi agli organici e venivano reinvestiti in altre attività illecite".
 
 
Oltre ad imporre il racket nella sua forma tradizionale con pagamenti a cadenza mensile, "le indagini hanno dimostrato come il clan controllava, sfruttando la propria forza di intimidazione, un’azienda di intermediazione trasporti, allo scopo precipuo di assumere il monopolio totale delle spedizioni di fiori, bulbi e vasellame, con annesso scarico merci da e per il 'Mercato dei fiori' di Pompei.
La sicurezza delle conversazioni del gruppo criminale da possibili intercettazioni telefoniche da parte degli organi inquirenti era garantita da un dealer di una compagnia telefonica di Pompei, il quale riforniva periodicamente il sodalizio di svariate schede sim solitamente intestate ad extracomunitari.
Parallelamente alle attività estorsive, il gruppo criminale poneva in essere una fervente e remunerativa attività nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, unitamente ad esponenti di un gruppo criminale della provincia salernitana affiliati al clan camorristico Pecoraro/Renna, oltre che intessendo contatti con alcuni soggetti appartenenti a clan camorristici della provincia di Napoli, quali i Mallardo ed i Contini".
 
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