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Gioco, la grande sfida della regolamentazione

  • Scritto da Michael Haile

Nuotando tra obiettivi e principi, il gioco cerca un difficile compromesso tra le esigenze di Stato e società.



“Che cos’è un regolatore del mondo del gioco?”. Se uno ponesse questo quesito a un amministratore delegato, a un direttore finanziario, al manager che si occupa
delle faccende regolamentari di un’azienda di gioco, o semplicemente a un semplice giocatore, riceverebbe risposte differenti. Quelle stesse risposte avrebbero un range più ampio se la domanda si mutasse in: “Qual è il ruolo di un regolatore del mondo del gioco?”.
La ragione che è alla radice delle varie risposte risiede, per la maggior parte, nella confusione che deriva dagli obiettivi delle legislazioni che si disegnano. E questo
non capita solo nel mondo del gioco.

Nel redigere un disegno di legge, dovrebbe essere sempre un imperativo distinguere tra un obiettivo e il principio che anima la legislazione. Ma questa semplice equazione è quasi sempre ignorata tramite espedienti politici, economici, sociali, e spesso anche come conseguenza dei trend culturali del momento, spesso fomentati da una stampa in cerca di scandali sociali.

I principi sociali sono ovvi, gioco sano e legale, evitare danni sociali, ossia, come
si dice in inglese, gioco “fair”, protezione dei minori e dei deboli. Gli obiettivi sono
generalmente dettati dalle necessità erariali e di rispetto della legge, quindi di procedura, costo e implementazione. Infatti le procedure sono spesso determinate
da quelle agenzie statali che come scopo hanno di raccogliere fondi per lo Stato;
e le destinazioni di quei fondi differiscono Paese per Paese. Per esempio in Italia quei fondi finiscono nella tassazione generale mentre nel Regno Unito in conti che hanno una finalità specifica, soprattutto per quanto riguarda le lotterie, per legge.
Infatti la lotteria nel Regno Unito è un perfetto esempio di tensione esistente tra tre differenti agenti dello Stato, nel senso di far combaciare i principi e gli obiettivi: la Gambling Commission (Gc), il Dipartimento che controlla il gioco (Department of Culture, Media and Sports-Dcms) e il Tesoro. La Gc, secondo statuto, deve proteggere la società, la correttezza e il funzionamento del mercato,il Dcms deve raccogliere soldi per progetti culturali, sportivi e altre attività caritatevoli e, come agenzia governativa, evitare problemi politici che derivino dal mondo del gioco, mentre il Tesoro deve assicurarsi il massimo delle entrate. Ma chi gestisce queste diverse esigenze, spesso in contraddizione tra di loro, è il regolatore, la Gc.
Gli obiettivi della Gc sono chiari perché il legislatore, quando l’ha fondata, le ha
dato il compito di proteggere la società dagli effetti nocivi dell’industria del gioco. È
curioso che questa legislazione sia così stretta su questo mondo ma relativamente permissiva sull’industria dell’alcol che effettivamente produce più danni e costi sociali di quanto il gioco mai farebbe.

Si deve sempre partire dal presupposto che esisterà sempre una tensione tra i
principi e gli obiettivi. Quale dei due avrà la precedenza dipende dalla storia,
dalla cultura e dai bisogni economici delle varie giurisdizioni. È la stessa tensione che governa il rapporto tra i bisogni dell’industria del gioco e la salvaguardia del giocatore e della società. Nel Regno Unito per esempio la salvaguardia del giocatore e della società viene prima di tutto, per legge e per statuto. Non è cosi in tutti i Paesi.
Guardiamo all’Italia per esempio: la legislazione sul gioco è affidata al ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi le esigenze erariali hanno precedenza su tutte le altre. Infatti il regolatore italiano prende in mira il gioco illegale soprattutto perché toglie risorse all’erario. Nei Paesi scandinavi invece il gioco illegale è combattuto dalle autorità soprattutto perche causa danni alla società. Lo stesso fenomeno ma con due “obiettivi diversi”. E poi ci sono altri obiettivi sociali che devono essere presi in considerazione. La Gc del Uk, sotto la presidenza di Sarah Harrison, ha preso molto sul serio la misoginia che esiste nell’industria del gioco. Ma anche il Regno Unito non è privo di tensioni tra la salvaguardia del business del gioco e la prevenzione dei problemi che derivano da esso. Il Tesoro del Regno Unito generalmente ha prese di posizione molto spesso ostili ai limiti che si danno al business del gioco.
 
Generalmente il settore non gode di una buona stampa. È visto come un’industria predatrice. Questa visione ostile dovrebbe essere un monito per l’industria, che non basta solo obbedire alla lettera alle leggi, ma che ci si deve conformare anche allo spirito delle stesse, volte a tutelare le società in cui operano. Ma è anche vero che molte giurisdizioni, Italia in primis, devono semplificare le regolazioni e leggi che governano l’industria del gioco.
 
Per esempio, ci sono Paesi, come gli Stati Uniti o la Germania, che hanno diversi sistemi regolatori dentro lo stesso Paese, un fattore problematico soprattutto nel 2020, quando la tecnologia rende le frontiere regionali e politiche obsolete. Lo smartphone è l’incubo di ogni regolatore! È un dato di fatto che la tecnologia rende all’imprenditoria un notevole vantaggio a scapito del legislatore e del regolatore.
 
La semplificazione delle regole deve anche essere accompagnata dalla loro
stabilità. Il gioco, come tutte le industrie, deve avere regole durature e certezze
regolamentari, ossia, come si suol dire, le regole del gioco non cambino da un giorno all’altro. Anche perché le regole hanno bisogno di tempo per essere implementate e per prendere radici.
 
Torniamo al quesito di prima: “Come dovrebbe comportarsi un regolatore?”.
Questo quesito è pertinente perché la posizione del regolatore, per quanto il legislatore provi a chiarirlo, è sempre ambivalente. Il regolatore cammina sempre
in un campo di mine: economiche, sociali, regolatori, legislative e politiche. Un
regolatore deve anche prendere in considerazione l’opinione pubblica, amplificata
da media in cerca di scandali sociali, e deve essere continuamente attento a cosa
è accettabile giuridicamente, culturalmente e socialmente, oltre ad analizzare
quale siano i suoi mezzi per influenzare queste contraddizioni e rimanere fedele
alla sua missione statutaria. Per esempio, ho lavorato per anni nel Regno Unito. I regolatori nel Regno Unito sono multipli (trasporto, energia, gioco, comunicazioni etc.) perché le aziende delle varie industrie sono private. È estremamente raro che uno si suicidi perche non riesce a pagarsi il biglietto della metropolitana o della luce, mentre la stampa mette in risalto, spesso, quello che si ammazza perche non riesce a
pagare i debiti del gioco. Quindi il ruolo del regolatore, in un attimo, diventa dal
riflessivo al ricettivo. Ho visto stupide leggi passare per saziare la brama ferale di una stampa che non ha la capacità di analizzare il contesto sociale, economico e politico in cui vari regolatori operano, non solo del gioco. Ma allo stesso tempo ho visto, e continuo a vedere, un comportamento, non generalizzato ma diffuso, di un’industria che ha comportamenti socialmente discutibili per proteggere i suoi profitti, il che alimenta un generale e inappellabile disgusto. Un cerchio che si alimenta. È su questa corda che un regolatore sano di visione deve camminare. A rendere le cose peggiori, non tutti i regolatori hanno una chiara percezione della loro missione. E questa è particolarmente difficile per i regolatori in Italia, dove le legislazioni che governano il gioco sono sparse in varie finanziarie, dove le priorità, come detto prima, sono erariali, e dove la protezione del giocatore viene successivamente.
 
Questa carenza nel mettere la società civile al primo posto è particolarmente avvertita per quanto riguarda il gioco dei minorenni, un problema particolarmente avvertito anche in Italia. Una specie di bomba a orologeria che certamente creerà problemi ai legislatori, ai regolatori e alla società civile nel non distante futuro.
Il gioco è un’attività ludica, ma ha effetti collaterali nocivi, quindi è importante,
anzi, vitale, che tutti i protagonisti, aziende, governo regolatori e società civile collaborino per tutelare l’interesse di tutti.
 
L’autore Michael Haile è economista, consulente economico e della
regolamentazione, è stato market policy specialist della Gambling Commission
(Regno Unito), senior economist & analyst di Gbgc (Isle of Man), ricercatore del
Censis e del Centro Internazionale di Studi Sociali (Roma).
 
 
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