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Gdf, operazione 'All in': 5 milioni e 1 villa sequestrati in Sicilia

  • Scritto da Daniele Duso

Completando un'operazione contro l'infiltrazione di Cosa nostra nelle scommesse illegali, la Gdf ha arrestato 4 persone e sequestrato beni per 5 milioni. 

La Guardia di finanza di Palermo ha concluso l'operazione All In, un'attività complessa, durata diversi mesi, che ha portato a scardinare un sistema di infiltrazione mafiosa nel settore del gioco. Da quanto è emerso nel corso delle indagini Cosa nostra, "grazie all’abilità imprenditoriale di alcuni indagati e ai benefici derivanti da accordi 'di reciproco vantaggio' costituiti, negli anni, con i principali mandamenti mafiosi palermitani, aveva acquisito la disponibilità di un numero sempre maggiore di licenze e concessioni per l’esercizio della raccolta delle scommesse, fino alla creazione di un 'impero economico' costituito da imprese – giunte nel tempo a gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro - formalmente intestate a 'prestanome' compiacenti ma, di fatto, secondo i gravi elementi a carico già menzionati", facenti capo agli ultimi quattro indagati.

L'operazione, che ancora una volta evidenzia la recrudescenza del gioco illegale favorita dal soffocamento del gioco legale, ha portato all'individuazione di figure centrali, come quella di Francesco Paolo Maniscalco, soggetto di risalente ed indiscusso lignaggio mafioso, già condannato per la sua organicità alla famiglia di Palermo Centro, e di un altro anziano, Salvatore Rubino, che ha messo a disposizione dei clan la propria abilità imprenditoriale al fine di riciclare denaro di origine illecita e, al contempo, di esercitare un concreto potere di gestione e imposizione sulla rete di raccolta delle scommesse. Con loro sono indagati anche Vincenzo Fiore e Christian Tortora. Nei confronti dei quattro è stato sequestrato un patrimonio di circa 5 milioni di euro, nel quale figurano 3 immobili (tra i quali una villa di particolare pregio nell’isola di Favignana), imprese e quote di capitale di 10 società di  Roma, Salerno e Palermo, tra le quali un noto ristorante nel capoluogo siciliano, ma anche autoveicoli e motocicli. 

Questo sequestro, come anticipato, conclude dunque l’operazione “All In” con la quale gli specialisti antimafia del Gico, il Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Palermo, ha accertato gravi elementi comprovanti l’infiltrazione di “Cosa Nostra” nel lucroso settore economico della gestione dei giochi e delle scommesse sportive. Un'operazione complessa, che già nel nel giugno 2020, a conclusione di un primo filone investigativo, aveva portato a misure cautelari personali nei confronti di 10 soggetti (tra i quali i 4 già citati) e al sequestro preventivo di 8 “imprese mafiose” che avevano nel tempo acquisito/detenuto le concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la raccolta di giochi e scommesse sportive.

Un secondo filone d'indagine, concluso nel novembre 2020, aveva portato a smantellare due distinte associazioni a delinquere facenti capo a Salvatore Rubino, che gestivano la raccolta illegale delle scommesse attraverso l’utilizzo delle cosiddette “piattaforme .com”, operative al di fuori della concessione statale. Attività che erano in grado di generare volumi di giocate di almeno 2,5 milioni di euro al mese, come gli stessi indagati hanno dichiarato nel corso di alcune telefonate intercettate. Nel novembre scorso l'operazione aveva portato all'arresto di 15 soggetti, a vario titolo indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e all’esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, e al sequestro preventivo di sei corner/agenzie scommesse, distribuiti tra Sicilia e Campania. 

"L’operazione odierna - riporta la nota della Gdf - scaturisce da una sistematica attività di approfondimento economico – finanziario svolta dai finanzieri del Gico di Palermo, in stretta collaborazione con la locale Direzione Distrettuale Antimafia", che hanno provveduto all’incrocio delle informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso alla Guardia di Finanza, accertando (con l'utilizzo dell'applicativo "molecola") l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità degli indagati, ulteriori rispetto a quelli già sequestrati lo scorso anno, e la loro capacità economica, oltre al fatto che altri elementi emersi con le indagini hanno portato a chiarire i rapporti degli indagati con Cosa nostra.

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