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Dl Sostegni, imprese di gioco: 'Contributi sono una presa in giro'

  • Scritto da Redazione

I contributi in programma scontentano le imprese di gioco, fra le più penalizzate dai lockdown. Ecco tutte le misure del Dl Sostegni, di cui pubblichiamo il testo integrale bollinato.


Quella per il decreto Sostegni, il primo varato dal Governo Draghi per garantire supporto alle attività commerciali ed economiche penalizzate dalle restrizioni anti-lockdown, non è stata un'attesa ben ripagata.
Almeno non per gli imprenditori ed i lavoratori del gioco terrestre, per 8 mesi su 12 costretti alla chiusura totale, e ora "risarciti" con contributi ritenuti dai più largamente insufficienti.

Stando ai commenti pubblicati qua è là sui social, questi nuovi fondi "non salvano nessuno", "non servono neanche a coprire i costi fissi di 2 mesi" e sono "una presa in giro".
L'ennesima per il settore, non riaperto neppure nelle tre settimane in cui la Sardegna è stata "zona bianca" - diventata da oggi, 22 marzo, "arancione" per l'effetto combinato dell'aumento degli indici sui contagi da Covid-19 e delle restrizioni che fino a Pasqua impediscono alle regioni di diventare "gialle" - e al momento schiacciato in un limbo che forse potrà essere scardinato solo dall'estate e dall'accelerazione della campagna vaccinale.

LA "DIFESA" DI LAURA CASTELLI (MEF) - Nonostante le critiche il decreto - di cui pubblichiamo in allegato il testo bollinato nella sua versione integrale, pronto per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale nella giornata di oggi, 22 marzo - viene strenuamente difeso dal Governo, a cominciare dalla vice ministro dell'Economia e delle finanze, Laura Castelli, che in un post sulla sua pagina Facebook scrive: "Abbiamo messo al centro del decreto 'Sostegni' la protezione dei lavoratori, il sostegno alle famiglie, alle imprese ed ai professionisti. Sono 32 miliardi che rappresentano un primo passo, a cui ne dovranno seguire altri. Lo faremo già con il prossimo Documento di Economia e Finanza, ad aprile.
A breve, infatti, sarà necessario mettere in campo interventi ancora più mirati per far ripartire il sistema produttivo italiano.
Come ha sottolineato il presidente del Consiglio, questo 'è un anno in cui i soldi non si chiedono, si danno'. Continueremo a fare, come abbiamo fatto in questi mesi, tutto il necessario per far uscire il Paese da questa pandemia.
Supportare le imprese, che stanno vivendo un grave momento di difficoltà, vuol dire sostenere l’economia reale.
Servirà, ad esempio, favorire l’accesso al credito (cosa quantomeno ardua per il settore del gioco, che si è vista chiudere molti conti dalle banche per 'motivi etici', Ndr), prorogando anche quelle misure, introdotte lo scorso anno con il decreto 'Liquidità', che sono state più proficuamente accolte dal sistema, sia per la parte prestiti che per la parte di sostegno alle ricapitalizzazioni. E poi sarà necessario intervenire ulteriormente sul lato fiscale, perché il debito fiscale delle imprese sta crescendo moltissimo, a causa della pandemia, e mette a rischio il loro stato di salute.
Grazie alla campagna vaccinale, ed alle regole sul distanziamento sociale, tutto questo finirà presto. In quel momento il nostro tessuto socio-economico dovrà essere pronto, anche ad acquisire quelle quote di mercato che si sono create. Per evitare che siano altri Paesi a farlo, al posto nostro".
 
LE MISURE PRINCIPALI - Come ormai noto, il decreto Sostegni, rispetto alla serie dei decreti Ristori che lo hanno preceduto, lega indissolubilmente i contributi erogati dallo Stato - per complessivi 11,15 miliardi - alla perdita annuale riportata, concedendoli ha chi ha perso almeno il 30 percento e registrato un calo dei corrispettivi medi mensili 2020 rispetto a quelli del 2019.
Per ottenerli, andrà fatta richiesta formale, solo in via telematica e anche tramite commercialisti, consulenti del lavoro e altri intermediari abilitati ad accedere al cassetto fiscale. Gli accrediti sono previsti dall'8 aprile in poi ma si potrà usare gli importi previsti per compensare i debiti fiscali nel modello F24. Per le persone fisiche il contributo minimo è 1.000 euro, per gli altri soggetti 2.000.
Quali contributi aspettarsi? Il 60 percento del calo per i soggetti con ricavi o compensi fino a 100mila euro nel 2019; il 50 percento sopra 100mila e fino a 400mila euro; il 40 percento sopra 400mila e fino a 1 milione di euro; il 30 percento sopra 1 milione e fino a 5 milioni; il 20 percento sopra 5 milioni e fino a 10 milioni.
 
SANGALLI (CONFCOMMERCIO): "DECRETO HA FORTI LIMITI" - Sul fronte dei commenti al decreto  interviene anche Confcommercio, per la quale bisogna “rafforzare decisamente” le risorse destinate ai ristori per imprese e partite Iva, anche al di là di quanto previsto dal decreto, sottolineando che gli 11 miliardi previsti vanno divisi tra circa tre milioni di soggetti e che "le imprese si trovano a fronteggiare l’impatto di una picchiata della spesa per consumi, nel 2020, prossima ai 130 miliardi di euro”. I ristori, insomma, devono essere “più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso, più tempestivi in termini di meccanismi operativi”. La posizione della Confederazione è esattamente la stessa per le misure circa turismo, montagna e cultura, mentre le misure per i trasporti “non dovrebbero riguardare il solo trasporto pubblico locale, fornendo invece un sostegno efficace all’intero sistema dell’accessibilità”. Continuano a essere poi “urgentissimi gli interventi in materia di moratorie creditizie e di sostegno della liquidità delle imprese”. Per il capitolo lavoro, Piazza Belli apprezza le proroghe della Cassa Covid (“ferma restando la necessità di assicurare la copertura anche per tutti i periodi antecedenti al primo aprile”) e delle deroghe per i contratti a termine sino a fine anno, nonché il finanziamento ulteriore del fondo per il parziale esonero contributivo di lavoratori autonomi e professionisti istituito nella legge di Bilancio. Infine, parlando delle misure fiscali Confcommercio sottolinea di essere “in attesa della riforma della riscossione”. Secondo il presidente Carlo Sangalli il decreto ha ancora forti limiti. I parametri per ottenere gli indennizzi sono troppo selettivi e le risorse sono insufficienti. Le speranze sono appese ai vaccini, ma intanto le imprese non hanno più riserve per andare avanti. È vitale “fare tutto ciò che è necessario”, come ha detto il presidente Draghi per salvare l'Unione europea, ma farlo in chiave italiana.
 
CONFESERCENTI: "RISTORATO MENO DEL 7 PERCENTO DELLE PERDITE DEL 2020" - A parlare di "ennesima, grave delusione per gli imprenditori" è la Confesercenti. "Complessivamente – e ancora una volta – le risorse assegnate dal Dl Sostegni per le imprese sono assolutamente insufficienti: anche considerando le tranche di contributi a fondo perduto arrivati lo scorso anno, si copre meno del 7 percento del fatturato perso dalle attività economiche nel solo 2020. Non solo: non arriveranno prima di fine e aprile, e non c’è assolutamente niente per il primo trimestre del 2021, che invece di portare la pronosticata ripresa, ha visto aggravarsi ulteriormente l’emergenza delle imprese, ormai esasperate", si legge in una nota diramata dalla Confederazione. "Lo scorso anno la pandemia ha causato la perdita di oltre 300 miliardi di fatturato, come accertato dall’Agenzia delle entrate. Sommando le risorse stanziate dal decreto Sostegni a quelle distribuite precedentemente, si arriva appena 22 miliardi. Una cifra insufficiente a coprire pure i costi fissi: secondo le nostre stime servirebbero ancora altri 18 miliardi di euro anche solo per recuperare una soglia minima del 10 percento delle spese. Una scarsità di risorse inaccettabile e che è evidente soprattutto per le imprese familiari, in media di minori dimensioni: sommando tutti i ristori, un’attività che fatturava 100mila euro nel 2019 e ne ha persi 80mila nel 2020 otterrà in tutto tra i 6 e i 7mila euro. E se per caso non avesse ricevuto le prime tranche, perché esclusa dal codice Ateco, riceverebbe in tutto appena 4mila euro: il 5 percento delle perdite. Alcuni progressi, nel provvedimento, ci sono. Ad esempio, l’inclusione delle attività nate nel 2019 e nel 2020, così come l’abbandono del codice Ateco come criterio per l’erogazione di contributi a fondo perduto – ora assegnati a tutte le imprese che abbiano perso almeno il 30 percento del fatturato. Ma l’allargamento della platea di beneficiari rende ancora più evidente quanto la dotazione del decreto sia esigua. I codici Ateco sono spariti, ma per le imprese anziché di sostegni possiamo parlare di sostegni placebo. Serve un vero cambio passo: è quello che ci aspettavamo. E purtroppo siamo stati delusi. Anche il sistema dell’autocertificazione – in piena rivoluzione digitale – ci fa capire quanto siamo ancora lontani dal potere utilizzare con efficacia le banche dati di cui disponiamo: pare che la tracciabilità, su cui negli ultimi anni, funzioni solo in un senso. Si proceda ad un’ulteriore manovra di scostamento di bilancio e per il 2021 si dia energia alle imprese con sostegni adeguati. Si potrebbero recuperare risorse anche dall’insieme di cashback e Lotteria dello scontrino (4,7 miliardi in due anni), dal bonus Vacanze (un flop, con 2 miliardi non spesi) e dagli altri bonus che non hanno avuto successo, come quello per PC e Tablet. Intanto, serve subito un correttivo per le imprese di minore dimensione".
 
FIPE-CONFCOMMERCIO: “UNA FRAGILE STAMPELLA” - “Il decreto Sostegni era certamente necessario, ma è evidente quanto non possa essere considerato sufficiente. Da settimane si parlava di aiuti perequativi, selettivi, adeguati e tempestivi e questi aggettivi non descrivono le misure proposte", dichiara il presidente della Federazione, Lino Enrico Stoppani. "Innanzitutto, la coperta del sostegno a famiglie e imprese è evidentemente troppo corta per la platea che si propone di aiutare: settori come la ristorazione sono stati messi letteralmente in ginocchio dalla gestione dell’emergenza e i limiti imposti sulla perdita di fatturato o sui massimali erogabili hanno effetti perversi sul sostegno alla parte più sana della nostra economia. Bastano due esempi: ci si lamenta del nanismo delle imprese italiane e poi si mette un limite di 10 milioni di fatturato per accedere ai sostegni; e ancora: si dichiara che i contributi sono calcolati sulla perdita di fatturato annuo, ma in realtà si indennizza una sola mensilità media. C’è la spiacevole sensazione di voler aggirare il problema. Il punto è che bisogna uscire immediatamente dall’ottica di breve periodo e mettere in piedi un piano di ripartenza che garantisca il diritto al lavoro e non sottoscriva semplicemente il dovere di stare chiusi. Serve un progetto che dia una prospettiva di futuro reale alle imprese e non solo un sostegno temporaneo, che appare oggi una fragile stampella".
 
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