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Dl Dignità e gioco: Anso ad adiuvandum de ‘Il Giunco’ nel ricorso al Tar Lazio

  • Scritto da Redazione

L’Associazione nazionale stampa online contesta la sanzione amministrativa sproporzionata e si è costituita ad adiuvandum a ‘Il Giunco’ che avrebbe violato il divieto di pubblicità di gioco.

Anso si schiera con ‘Il Giunco’, editore dell’omonima testata giornalistica online, nel ricorso al Tar del Lazio contro l’Agcom la cui pronuncia è attesa per le prossime settimane. L’Associazione nazionale stampa online chiede l’annullamento della multa da 50mila euro irrogata dall’Autorità garante per le comunicazioni al piccolo editore toscano per la presunta violazione del divieto di pubblicità dei servizi di gioco disposta dall’articolo 9 del decreto Dignità.

“La scelta di combattere il gioco d’azzardo attraverso il divieto della sua promozione è corretta - dichiara Marco Giovannelli, presidente di Anso - molto meno il sistema sanzionatorio delle norme previste perché non si può chiedere a una testata giornalistica di pagare 50mila euro a seguito di un articolo pubblicato. L’associazione appoggia quindi il ricorso de Il Giunco perché si arrivi a una soluzione equa. Sulla scorta dei recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale in tema di sanzioni, Anso ha rilevato come la norma primaria che prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria minima di 50mila euro sia del tutto irragionevole e sproporzionata prevedendo una modalità di calcolo che non consente ad Agcom di poter differenziare il trattamento sanzionatorio rispetto alla fattispecie concreta ed avendo portata indistinta in relazione a qualsiasi trasgressore da Google al piccolo editore locale".

L’antefatto è un articolo pubblicato quasi un anno fa su questa testata, “testo presuntivamente informativo, redatto similmente ad un normale articolo di taglio giornalistico, volto, però, a promuovere il gioco con vincita in denaro tramite un apposito collegamento ipertestuale”, scrive l’Agcom nell’ordinanza del gennaio scorso con la quale ha confermato la sanzione amministrativa e alla quale l’editore ha fatto opposizione al Tar. Il punto non è nella violazione, ma nel meccanismo di conteggio della sanzione stessa che viene conteggiato, come recita la norma, di “importo pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad euro 50.000”.

 

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