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Riapertura giochi al Tar: se ne riparla dopo Pasqua e con immunità

  • Scritto da Ac

Al termine dell'udienza di oggi, mercoledì 24 marzo, al Tribunale amministrativo del Lazio, sfuma ogni speranza di riapertura anticipata del comparto giochi.

 

Cambia l'orchestra e cambia pure il direttore, ma la musica suonata dal governo nei confronti del comparto giochi è sempre la stessa. Come pure quella che proviene dai Palazzi di giustizia e, in particolare, dal Tar del Lazio, dove si è appena conclusa la discussione in udienza di sospensiva relativa al ricorso presentato da una società di gioco contro l'ultimo provvedimento del Consiglio dei ministri di restrizioni che ha prolungato l'inibizione del settore fino al prossimo 6 aprile.

Un ricorso di fronte al quale, peraltro, sono intervenute nel giudizio anche altre società di gioco, con le stesse richieste a analoghe motivazioni, invocando la riapertura del comparto, poiché vittima di discriminazione.

Ma la musica, lo abbiamo detto, non è  cambiata. E anche in questa ultima discussione, come già anticipato da GiocoNews.it svelando le carte depositate dal Comitato tecnico scientifico (Cts) e dalla Conferenza Stato-Regioni, di riaprire il settore non se ne parla. In attesa di veder pubblicata la pronuncia definitiva da parte dei giudici capitolini, attesa per le prossime ore, alla luce del dibattito di oggi emerge chiaramente l'orientamento che verrà seguito nel giudizio.

Del resto, i dati epidemiologici dell’ultimo periodo e le considerazioni contenute nei verbali del Cts di dicembre e febbraio lasciano poco spazio alle speranze per il settore del gaming, con l’avvocatura di Stato che ha gioco facile, nel difendere la posizione delle istituzioni, tenendo conto che la pandemia è tuttora in atto e il pericolo generale di contagio è oggettivo. Al punto da non rendere neppure necessario di “scomodare” i soggetti preposti nel distinguere tra un'attività piuttosto che un'altra, tra quelle ancora soggette a chiusura: non aprono i teatri,  i cinema, le palestre, le piscine, le sale di musica e, quindi, non aprono neppure i giochi. Anche se i tabaccai, come evidenziato anche in udienza, continuano a operare, anche dal punto di vista di alcuni giochi.

L'aspetto tuttavia peggiore che emerge dal dibattito è che, secondo il Cts, la riapertura si potrà profilare solo quando ci saranno 50 contagi su 100mila abitanti, coerentemente con le indicazioni fornite a livello generale per quanto riguarda le restrizioni generali. E al momento la strada è ancora lunga, essendo ancora a 250 contagi su 100mila. Il parametro, peraltro, deve essere preso in considerazione a livello nazionale e non regionale, ragion per cui le sale da gioco non sono state riattivate neppure in Sardegna nel momento in cui era stata passata in "zona bianca".

Fermo restando, tuttavia, che il governo potrebbe comunque decidere di adottare misure anche meno drastiche rispetto a quelle proposte dal Comitato, adottando decisioni politiche più che meramente tecniche. Ma è evidente che per farlo dovranno esserci le condizioni a livello sanitario. Per evitare quanto già successo in precedenza, dopo le libertà concesse la scorsa estate, oppure più di recente, guardando cosa avvenuto nella stessa Sardegna, dopo la zona bianca è tornata presto a colorarsi di giallo.

L'unica speranza, oggi, per il settore - spiegano i legali intervenuti al procedimento - è che il Tar  fissi ora l’udienza di merito a breve (ai sensi dell'articolo 55 comma 10 Cpa) in modo che si possa argomentare al meglio anche sugli aspetti del danno patrimoniale. Ma nel frattempo le saracinesche rimangono abbassate. Almeno fino al prossimo 6 aprile. Nella speranza generale che il piano di vaccinazione possa subire, nel frattempo, una forte accelerazione.

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