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Ippodromo Palermo: scommesse illegali, Cassazione conferma condanna

  • Scritto da Daniele Duso

Raccoglievano scommesse clandestine all'interno dell'ippodromo di Palermo, anche la Corte di Cassazione conferma la condanna.

La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di cinque allibratori abusivi di Palermo condannati per fatti risalenti al 2013. Questo è quanto riporta la sentenza n. 12440, della Terza sezione penale nell’udienza del 16 dicembre scorso, le cui motivazioni sono state rese note oggi, 2 aprile. Secondo la difesa dei cinque, condannati per aver raccolto abusivamente scommesse all’interno dell’ippodromo La Favorita di Palermo, il metodo tramite il quale erano stati individuati era stato estremamente lacunoso per vari motivi, in particolare per l'uso di una telecamera situata a 30 m di distanza dagli obiettivi, ma anche in ragione della scarsa visibilità e alle numerose persone che transitavano all'interno dell'ippodromo. 

In seguito alle indagini i cinque allibratori erano stati condannati, con pena confermata anche dalla Corte d’Appello di Palermo, a pene che vanno dall’anno e sei mesi all’anno e otto mesi. Ora anche l’ultimo tentativo di difesa è stato respinto dalla sentenza della Corte di Cassazione. La difesa ci ha provato ritenendo che non potesse essere acriticamente esclusa la circostanza che i cinque fossero abituali frequentatori dell'ippodromo, né che avessero effettuato, in prossimità delle corse ippiche, delle scommesse attraverso la raccolta di fondi comuni. Tutte motivazioni che la Corte di Cassazione ha ritenuto “manifestamente infondate, aspecifiche, fattuali e meramente ripetitive di censure già esaminate e motivatamente respinte”. 

L'indagine degli agenti di polizia giudiziaria, ha spiegato la Corte di Cassazione, non si era infatti limitata ai pedinamenti e alle videoriprese che avevano individuato i ricorrenti, sistematicamente presenti all'ippodromo, mentre si suddividevano le entrate e le uscite di denaro organizzando un banco scommesse non autorizzato, ma era proseguita con il recupero di altri dati relativi ai singoli imputati, comprensivi delle utenze telefoniche attraverso le quali, con apposite intercettazioni, gli stessi condannati hanno consentito da un lato di confermare le loro identità, dall'altro di ricavare ulteriori elementi probatori circa la pratica delle scommesse. Elementi di prova che la Corte di Cassazione ha ritenuto incontrovertibili. Per questi motivi gli Ermellini hanno dichiarato inammissibili i ricorsi e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

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