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300 giorni dopo il gioco non può più attendere: riaprire in sicurezza e per la legalità

  • Scritto da Ac

Mentre il gioco rimane in lockdown la politica chiede allentamenti per tutti gli altri settori: ecco i cambiamenti in vista, prossima settimana decisiva.

Non solo bar, ristoranti e spiagge. Il mondo del cosiddetto “fuori casa” - e con esso, l'economia italiana - è fatto di molte altre imprese e di tanti altri settori: come quello del gioco pubblico, che pur essendo sistematicamente dimenticato nel dibattito quotidiano sulle riaperture o sulle restrizioni, è a tutt'oggi uno dei più colpiti dal lockdown. Trovandosi a fare i conti con la peggiore crisi della sua storia, che nessun decreto di aiuti (né i “ristori” né tanto meno i “sostegni”) è riuscito minimamente ad attutire. Per questo l'unica speranza che rimane agli addetti ai lavori per scongiurare la morte delle loro aziende, è la riapertura: per tornare a lavorare prima possibile, sia pure con orari parziali o qualunque tipo di restrizione, pur di tornare a fatturare.
Eppure, nonostante la gravità della situazione e la consistenza della filiera dei giochi - fatta di circa 150mila occupati, inevitabilmente a rischio – si continua a parlare di tutto, fuorché della riaperture delle attività di intrattenimento, che nel frattempo hanno raggiunto i 300 giorni di inattività. Con pochissime eccezione, come lo slancio a tutela dei lavoratori manifestato dall'onorevole di Italia Viva Ettore Rosato, e poco più. Con il coprifuoco che ha cannibalizzato ogni dibattito, accompagnato dall'ipotesi di orari più lunghi per i ristoranti e apertura anticipata per quelli che hanno tavoli al chiuso. Mentre le sale da gioco continuano a rimanere completamente chiuse, e senza conoscere ancora neanche una data per la loro ripartenza. L'unico settore a non avere ancora ottenuto un'indicazione, peraltro, insieme alle discoteche e pochi altri. Ma se nel caso dei locali da ballo (per i cui lavoratori si registra analoga disperazione) è più che comprensibile l'esitazione del legislatore, per via degli inevitabili assembramenti che solo nella natura di queste attività, guardando ai giochi la realtà è ben diversa, tenendo conto delle frequentazioni assai contenute nei loro locali, nonché degli alti livelli di sicurezza che sono in grado di garantire.
Nel frattempo però in tutta Italia e in tutti gli altri settori è iniziato il conto alla rovescia verso il tagliando delle misure anti-covid previste dal decreto sulle riaperture, con il pressing del centrodestra e dei presidenti di regione che inizia a farsi sempre più forte e a tutto campo. Con l'unica eccezione dei giochi, appunto. Ma la speranza è che, prima o poi, si affronti anche questo tema, che non può rimanere inespresso, anche per via dei problemi di legalità e sicurezza che stanno esplodendo sull'intera Penisola.

PROSSIMA SETTIMANA DECISIVA - La prima tappa da guardare con attenzione è durante la prossima settimana quando si dovrebbe riunire la cabina di regia coordinata dal premier Mario Draghi con i ministri, i capidelegazione delle forze politiche di maggioranza e gli esperti del Comitato tecnico scientifico. La stessa settimana in cui il comparto del gioco pubblico torna a manifestare con un nuovo presidio generale organizzato a Montecitorio per martedì 11 maggio. Accanto a quello promosso dagli operatori dei parchi a tema. Provando ad aggiungersi al pressing generale delle Regioni e del centrodestra per allentare la stretta: anche se l’idea di fare il punto sulla base della curva dei contagi e dell’andamento della campagna vaccinale era già stata fatta propria dal capo del Governo. A metà mese infatti sarà possibile valutare gli effetti delle prime riaperture, a cominciare da quella delle scuole. Da una parte il calo dei contagi e dei ricoveri nelle terapie intensive creano le condizioni per un allentamento della stretta. Dall’altra, l’ala rigorista del governo continua a ribadire la necessità di procedere con prudenza per non vanificare gli sforzi fatti finora. La prima novità potrebbe essere sul coprifuoco: difficile che il governo decida di eliminarlo totalmente e, dunque, si va verso il posticipo alle 23 o a mezzanotte, rinviando all’inizio di giugno ulteriori scelte. Tanto basterebbe per avere delle ripercussioni (positive, in termini economici) sull’orario di chiusura di ristoranti e bar con tavoli all’aperto. In particolare, queste attività potrebbero chiudere alle 22 e trenta nel caso in cui il coprifuoco dovesse slittare alle 23, alle 23:30 se il termine ultimo alla fine fosse fissato alla mezzanotte.
Tra le soluzioni che la cabina di regia potrebbe approvare c’è però anche quella di consentire ai ristoranti in zona gialla di predisporre tavoli anche al chiuso, in anticipo rispetto alla scadenza attualmente prevista dall’ultimo provvedimento, il 1° giugno. Lo stesso potrebbe accadere alle palestre: anch’esse ripartirebbero da metà maggio. Il pressing è per aprire sia i ristoranti al chiuso, sia le palestre dal 17 maggio. Non è escluso che il Governo decida di rivedere anche la regole che inibisce il consumo del caffè al banco nei bar. Ma la speranza è che si parli anche di tutto il resto. Come indicato anche dal presidente del Friuli-Venezia Giulia, il leghista Massimiliano Fedriga, che in un'intervista al Corriere della Sera spiega: “Il coprifuoco alle 23 è un buon compromesso, ma valutiamo anche di anticipare le riaperture”. Ecco quindi che da questo stesso incontro si potrebbero avere novità anche per quei settori che finora sono rimasti fuori da ogni programmazione: come quello dei giochi – appunto – oltre a quelli delle cerimonie e degli eventi. È possibile che la cabina di regia decida di fissare una data per la riapertura del settore degli eventi legati ai matrimoni, con la riapertura potrebbe avvenire sulla base del protocollo che ha regolato le navi da crociera.

IL CALENDARIO DELLE RIAPERTURE - Nel frattempo nel cronoprogramma del governo, delineato dal decreto Riaperture, si prevedere che dal 15 maggio riapriranno le piscine all’aperto e i centri commerciali nel fine settimana. Il 1° giugno ripartiranno invece le palestre e i ristoranti al chiuso (salvo un anticipo sui tempi), il 15 le fiere e il 1° luglio i convegni, i congressi e i parchi tematici. Un programma che, se non modificato, rischierebbe di veder ripartire le attività di gioco a partire da luglio: una data ritenuta insostenibile dagli addetti ai lavori, che potrebbe rivelarsi letale per tante attività, tenendo anche conto che i locali di gioco sono notoriamente poco frequentati durante i mesi estivi, quando registrano la minore attività, e una ripartenza a partire da luglio sarebbe quasi analoga a una riapertura a settembre. Senza contare, poi, che la mancata riapertura a giugno vorrebbe anche dire, per le agenzie di scommesse, perdere l'opportunità degli Europei di calcio che come tutte le grandi competizioni sportive rappresentano un momento importante per gli scommettitori, che con le agenzie chiuse potranno rivolgere le loro puntate unicamente sul canale online. Ma questo soltanto nella migliore delle ipotesi: con il rischio maggiore – anzi, la certezza – che tanti giocatori troveranno comunque la possibilità di scommettere in circuiti illegali. Come dimostrano le tante indagini e operazioni di queste ultime settimane. Per un danno all'intera collettività, e un'ulteriore beffa nei confronti degli addetti ai lavori. Tutti temi, questi, di cui ci si deve rendere conto, prima che sia troppo tardi.

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