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Donne in gioco: 'Emilia Romagna, dialogo per nuova legge'

  • Scritto da Redazione GiocoNews.it

Il comitato Donne in gioco, in presidio l'8 giugno, chiede al governatore dell'Emilia Romagna, Bonaccini, di aprire dialogo per norme condivise, bilanciando tutela di salute e lavoro.

“L'effetto quasi totalmente espulsivo che è derivato dalle mappature dei luoghi sensibili, l'impossibilità di delocalizzare le sale e le ingenti spese imposte dalle amministrazioni comunali per le variazioni di destinazione d'uso dei locali stanno causando e causeranno nei mesi a venire numerose chiusure con conseguenti danni innanzitutto occupazionali (non meno di 4000 addetti), e in secondo luogo danni erariali e danni economici alle aziende che si vedono espropriare le proprie attività dalla sera alla mattina, senza per altro alcuna previsione di indennizzo”.

Lo ricordano, in una lettera indirizzata al governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, le rappresentanti del comitato Donne in gioco – insieme con Acadi, Agas, Agire, Agisco, Ascob, Egp, Fipe, Emi rebus, Res cogitans, Sistema gioco Italia, Utis - protagonista del presidio in programma oggi, martedì 8 giugno dalle 10 alle 13, sotto la sede della Regione per denunciare nuovamente gli effetti della legge 5/2013 e successive modifiche, comprensiva di distanziometro per le attività di gioco poste nelle vicinanze di “luoghi sensibili” come chiese o scuole.
 
 
“A tal proposito ricordiamo che parliamo di operatori che lavorano in virtù di una regolare concessione dei Monopoli di Stato e di licenze rilasciate dai Comuni e dalle Autorità di pubblica sicurezza. A causa della retroattività contenuta nella legge si è creata una discriminazione per gli operatori del settore al confronto con gli operatori delle altre regioni italiane. Discriminazione accentuata anche all'interno del territorio regionale stesso a causa dei diversi modi e tempi di recepimento della legge da parte dei Comuni, che ha portato ad una applicazione a macchia di leopardo”, si legge ancora nella lettera.
 
“Ci preme infine ricordare che l'applicazione del distanziometro sta creando da una parte la ghettizzazione del gioco in aree periferiche che, come dimostrano numerosi studi, incentiva nei giocatori comportamenti compulsivi, quando presenti. E dall'altra intere aree non raggiunte dall'offerta di gioco pubblico, con l'unica conseguenza prevedibile di una spinta all'offerta illegale e all'infiltrazione delle mafie. Il comitato Donne in Gioco si propone al dialogo per riuscire ad arrivare ad una soluzione condivisa che possa bilanciare gli interessi sul piano sanitario e gli interessi sul piano economico/occupazionale, anche in virtù sia della grave crisi dovuta al Covid che ha imposto al settore 13 mesi di chiusura totale, rendendo ancora più impossibilitata la delocalizzazione delle attività, sia dell'atteso riordino del settore già annunciato dai Monopoli di Stato il 31 maggio”.
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